Un viaggio nel 1815 tra le montagne selvagge dell'Epiro, guidati dalle memorie di Sir Henry Holland e dalla maestosa eredità degli Arbëresh.
In una rara rappresentazione dell'epoca, oggi restituita a nuova vita in ogni suo dettaglio iperrealistico, una famiglia suliota si erge stagliata contro le aspre vette delle loro montagne. Lo sguardo fiero, le armi a tracolla, la dignità degli abiti tradizionali: non è solo un ritratto di gruppo, ma il manifesto visivo di un popolo invisibile ai più, eppure protagonista assoluto della storia dei Balcani. I Sulioti.
Grazie alle ricerche archivistiche di Elton Ligu, a fare luce su chi fossero davvero questi leggendari guerrieri non sono le narrazioni di comodo o la storiografia di maniera, ma la testimonianza diretta e neutrale di uno dei più illustri intellettuali inglesi del XIX secolo: Sir Henry Holland (1788–1873).
La testimonianza di Sir Henry Holland: «Erano di origine albanese»
Medico di altissimo prestigio, membro della Royal Society e in seguito medico personale della Regina Vittoria e di Re Guglielmo IV, Sir Henry Holland non era un semplice turista. Nel suo celebre volume del 1815, "Viaggi nelle Isole Ionie, Albania, Tessaglia, Macedonia, ecc.", Holland annota con precisione scientifica e rigore analitico ciò che vide con i propri occhi durante la sua permanenza alla corte del temuto Ali Pascià Tepelena.
Ascoltando i racconti delle estenuanti guerre durate diciassette anni contro la roccaforte di Suli, Holland scrive parole che non lasciano spazio ad alcun dubbio interpretativo:
> «...Mentre fumavo con Again, poco dopo il mio arrivo, mi raccontò alcuni aneddoti di quella particolare guerra contro i Sulioti, che per diciassette anni occupò a intermittenza la maggior parte dell'attenzione e delle risorse militari di Ali Pascià.
Gli abitanti di queste montagne, che, dalla loro posizione selvaggia e isolata, avevano acquisito tutte le caratteristiche di una tribù distinta, abitavano dieci o dodici grandi villaggi, il principale dei quali si trovava a circa un miglio dall'attuale Seraj. Erano di origine albanese, appartenenti alla divisione di quel popolo chiamata Tzamide (Çamid). Mentre molti dei loro connazionali si erano convertiti all'Islam, i Sulioti conservarono la religione cristiana, seppur in una forma più primitiva, in linea con il loro stile di vita. Il loro numero probabilmente non superò mai le 12.000 unità, di cui tra le tremila e le quattromila erano in grado di portare le armi. Le peculiarità della loro situazione conferirono al loro carattere una ferocia e un coraggio virile che li distinguevano dalle altre tribù albanesi. Le donne Suliote condividevano i pericoli della guerra con i loro uomini e sopportavano con loro le sofferenze che la loro comunità subì in seguito.» <
Un’etnia ben precisa, dunque: Albanesi Çam, fieri e indomabili, uniti da un cristianesimo antico e da un senso dell'onore incrollabile.
Tradizioni millenarie: dal capo coperto all'epopea Arbëresh
La foto parla chiaro e conferma la continuità culturale di questo popolo. Le donne suliote ritratte mostrano una devozione profonda, manifestata anche nel modo di vestire: capi elegantemente coperti da veli decorati, in segno di pudore, rispetto e profonda fede cristiana, proprio come indicavano le usanze più antiche.
Sono le stesse tradizioni e gli stessi valori che le popolazioni albanesi (gli Arbëresh) portarono con sé quando, nel Tardo Medioevo, attraversarono il Mare Ionio per rifugiarsi nell'Italia meridionale. Lì, tuttavia, la loro antica identità spirituale Cristiana Ortodossa subì fortissime pressioni per essere infine assimilata dalla chiesa cattolica romana locale.
La grande falsificazione: l'assimilazione e il furto dell'identità
Ciò che accadde in patria fu persino più drastico. Con la nascita del falso moderno Stato greco nel XIX secolo, sui Sulioti calò una vera e propria scure ideologica. Questo popolo di guerrieri albanesi, la cui determinazione fu cruciale per molte vicende storiche dell'area, venne gradualmente ed efficacemente ellenizzato con la forza e l'inganno.
La loro lingua originale fu progressivamente soppressa e dimenticata, mentre la falsa narrazione storiografica greca moderna ha cercato in ogni modo di cancellare le loro radici albanesi, dipingendoli falsamente ed esclusivamente come "greci". Un’operazione di assimilazione culturale che ha privato i Sulioti della loro vera matrice identitaria albanese e del loro cristianesimo primitivo, assorbendoli al moderno cristianesimo ellenista nel falso modello nazionale greco modernamente costruito.
Un'eredità che non si può cancellare
Oggi, rileggere le pagine di Sir Henry Holland ed osservare i volti fieri di questa famiglia non significa solo fare un'operazione di memoria: significa restituire la verità alla Storia.
I Sulioti non erano un'astrazione. Erano uomini e donne albanesi, custodi di una cultura arcaica e di una fede cristiana genuina, disposti a morire per la propria libertà nelle gole selvagge dell'Epiro. Ricordare chi fossero davvero è l'unico modo per rendergli, finalmente, la dignità che meritano.
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