*La moneta dell'antica Misia e il vero significato pelasgico-albanese di Kore e Soteira*
Introduzione
La storia antica è un immenso arazzo in cui le trame originali sono state spesso sovrascritte, reinterpretate e, in molti casi, stravolte dalle culture che si sono succedute ai primi, veri custodi della sapienza ancestrale. Tra questi, i Pelasgi spiccano come la popolazione più antica d'Europa: un popolo la cui eredità spirituale e linguistica sopravvive ancora oggi, pulsante e intatta, nella lingua albanese e nella sua preziosa ramificazione Arbëresh. Attraverso lo studio numismatico di uno straordinario reperto proveniente dall'antica città di Cizico, possiamo riallacciare i fili di questa storia dimenticata, liberando i simboli ancestrali dalle stratificazioni della mitologia ellenica per restituirli alla loro originaria, monoteistica e naturale essenza.
Le Radici di Cizico
L’antica moneta d’argento ritratta in foto proviene da Cizico, situata nell’antica Misia (l’odierna provincia di Balıkesir, nell’attuale Turchia), e viene datata tra il 390 e il 341/0 a.C. Cizico non era una semplice colonia; la sua storia affonda le radici in un passato assai più antico. La città fu infatti fondata originariamente dai Pelasgi della Tessaglia. Solo in seguito, intorno al 756 a.C., vi giunsero numerose colonie provenienti da Mileto, che portarono con sé l’influenza ellenica. Questa transizione storica è fondamentale per comprendere la sovrapposizione culturale impressa sulla successiva monetazione della città.
L'Iconografia Numismatica e l'Alfabeto
Sulla montata numismatica della moneta è rappresentata la testa di Kore-Soteira. I dettagli artistici sono straordinariamente definiti: il profilo mostra una ghirlanda di orzo tra i capelli e un orecchino pendente; la chioma è elegantemente raccolta in uno *sphendone* (una tipica fascia per capelli) e coperta da un velo.
In alto, sopra l'effigie, si legge chiaramente l’iscrizione in lettere Koinè: *ΣΩΤΕΙΡΑ* (Soteira). Questo alfabeto, apparentemente greco, è in realtà un derivato diretto dell’antico alfabeto fenicio, che fu successivamente adattato e plasmato per rispondere alla fonetica dell’Ellena.
La Mitologia Ellenica: La Creazione del Mito di Persefone
Secondo le ricostruzioni della mitologia ellenica, la figura femminile su questa moneta viene identificata con Persefone, chiamata anticamente Kore, la quale — prima del suo matrimonio con il dio degli inferi Ade — era venerata come la dea della natura e della primavera. Il racconto mitologico narra che il suo rapimento negli inferi causò la nascita dell’inverno sulla terra, mentre il suo ciclico ritorno in primavera simboleggiava la rinascita della vegetazione e la vita dopo la morte.
Tuttavia, questa narrazione è il frutto di una sovrapposizione tardiva. Gli elleni, non potendo cambiare il potente simbolo visivo radicato nella popolazione, decisero di stravolgerne il vero significato originario attraverso un racconto di fantasia. La figura originale non rappresentava affatto una divinità antropomorfa, bensì un periodo dell'anno ben preciso. Si trattava della pura manifestazione della misericordia di Dio — del Dio Unico — in un determinato tempo e momento della stagione agraria.
La Verità Pelasgico-Albanese: Chi era davvero "Kore"?
Avendo gli elleni attinto a piene mani dal patrimonio dei Pelasgi per poi trasformarlo in mito, l'essenza originaria di questa parola può essere compresa e tradotta fedelmente solo attraverso la lingua albanese, la custode vivente del pelasgo.
In pelasgo-albanese, infatti, il verbo *Korrë* significa letteralmente *"mietere"*. Da questa radice arcaica derivano direttamente termini d’uso comune come *Korrës*, che significa *"mietitrice"*, e *Korrik*, che indica il mese di *"Luglio"*, ovvero il mese per eccellenza della mietitura.
> *Kore non era affatto una dea misteriosa, ma era semplicemente il tempo della mietitura.* <
Questo concetto è simboleggiato visivamente sulla moneta dalle spighe di grano e orzo utilizzate come ghirlanda per adornare il capo di una mietitrice (*Korrës*). La raccolta del grano e dell'orzo si svolgeva storicamente a partire dalla primavera, tra i mesi di aprile e giugno, mentre il mese di Luglio (*Korrik*) in particolare rappresenta il momento culminante della raccolta nelle zone collinari, montane, o per le varietà di grano più tardive.
La Decodifica di ΣΩΤΕΙΡΑ (Soteira) e la Corruzione del Sacro
L'analisi della parola *ΣΩΤΕΙΡΑ* (Soteira) rivela in modo ancora più evidente la corruzione ellenica dell'antica saggezza pelasgica. Per gli elleni, "Soteira" era un epiteto o titolo attribuito a diverse divinità femminili, che in seguito nel greco moderno assunse comunemente il significato di "salvezza" o "salvatrice".
In realtà, questo termine rappresenta la tarda grecizzazione di un'antichissima parola pelasgica che ancora oggi risuona intatta nella lingua albanese, essendo la stessa lingua antica. Gli antichi Pelasgi non erano politeisti nel senso classico; essi non adoravano un pantheon di dei antropomorfi come fecero successivamente gli elleni. Essi possedevano la profonda e pura consapevolezza dell'esistenza di un *Dio Unico*, al quale attribuivano diversi epiteti in base alle sue epifanie, cioè alle Sue molteplici manifestazioni nel creato.
La parola "Soteira" è una tarda corruzione ellenica derivante dal pelasgo-albanese *Zotëria*, che significa *"Signoria, Signora"*. Al maschile, il termine ellenizzato *Soter* (salvatore) non deriva da altro se non dal pelasgo-albanese *Zotëri*, che significa *"Signore"*.
Tutte queste parole trovano la loro radice fonetica ed esplicativa in *Zot*, il termine che in albanese significa da sempre *Signore, Dio, Dio Unico, il Salvatore*. Per rivolgersi a una signora o a un signore, la lingua albanese utilizza ancora oggi i termini *Zonja* e *Zoti*.
La Custodia del Divino nell'Uomo: L'Eredità Arbëresh
La comprensione profonda di questo legame non è solo una questione di fredda glottologia, ma richiede l'aver vissuto e respirato intimamente la cultura pelasgica trasmessa quotidianamente dagli anziani e all'interno delle famiglie. Solo chi possiede l'eredità *Arbëresh* può comprendere l'enorme rispetto racchiuso in queste parole. Un Arbëresh non si permetterebbe mai di usare un nome così sacro per una falsa divinità inventata dalla fantasia mitologica.
"Zotëria" è infatti il termine solenne con cui si sentivano chiamare i genitori dai propri figli. I genitori, nella tradizione, non sono visti come semplici individui, ma come la manifestazione creatrice dell'Unico Dio sulla terra, lo strumento sacro attraverso cui Dio ha donato la vita. Gli Arbëresh, per assoluto rispetto, hanno sempre onorato i propri genitori come riflessi del divino (chiamandoli "signore" e "signora" "dio" e "dea"), in quanto strumenti dell'Unico Vero Dio dal quale proviene l'Unica vera Salvezza che tramite loro ci ha donato la vita.
Ancora oggi, per rivolgersi con il massimo rispetto ai propri genitori, o ad un signore o a una signora anziana, o persino a un totale estraneo, in segno di rispetto per Dio che è in lui, si utilizzano i termini *Zotëria* o *Zotrota*.
Conclusione
Mentre gli elleni imposero con leggi draconiane i loro falsi dei antropomorfi alla popolazione, rivolgendosi con questi termini a divinità inventate e non più agli uomini loro simili come riflessi di Dio, i Pelasgi hanno saputo conservare l'essenziale. Essendo la popolazione più antica d'Europa, essi hanno tramandato e conservano ancora oggi in sé — attraverso le generazioni e le comunità albanesi e Arbëresh — la memoria ancestrale del Dio Unico che si trova in tutti noi, lodato e unito nei loro gesti quotidiani e nelle loro parole. Questa moneta di Cizico, spogliata delle sue vesti mitologiche, cessa di essere il ritratto di una divinità inventata e torna a parlarci, attraverso la lingua pelasgo-albanese, della sacralità della terra, del tempo della mietitura e dell'eterno riconoscimento del Divino che vive e opera nell'essere umano.
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