sabato 25 aprile 2026

UN CERCHIO CHE SI CHIUDE TRA LE MURA DEL TEMPO 🇦🇱💚💛❤️

 

🌿 Esistono luoghi dove il tempo sembra non avere potere e dove la storia dei nostri antenati Pelasgi risuona ancora tra le mura delle fortezze.

Tra le pietre ciclopiche che custodiscono il respiro dei secoli, il destino tesse trame che l’occhio umano fatica a scorgere. In una giornata sospesa tra preghiera e storia, sotto il sole dell'antica Berat, un dialogo sulle nostre radici più profonde si è trasformato in un prodigioso incontro. È la cronaca di un legame invisibile che unisce l'Albania alle terre d'Etiopia, la prova che il sangue riconosce sempre la sua origine.

Ero in Albania e passeggiavo insieme a Padre Joan, presbitero Cristiano Ortodosso Albanese della Chiesa Ortoddossa autocefala d'Albania; passeggiavamo tra le mura Pelasgiche dell'antico castello di Berat (Bër nga Ati: Fatto dal Padre) meditando tra noi sul glorioso passato dei nostri antenati Pelasgi che costruirono quelle possenti mura ciclopiche e di come le nostre radici più profonde, linguistiche ed etniche, affondassero nella lontana terra d'Etiopia, dalla popolazione più antica del mondo.

"Dagli Etiopi, nostri nonni, nacque la prole antica Pelasgica (Pjell Lashtë) da cui noi discendiamo" raccontavo tutto felice al padre Joan, parlando di Memnone re d'Etiopia e suo zio PariDhe principe di Troja di stirpe dardana, di Achille i shpejti e Pirro, dell'albero genealogico Arbërore da Noè a Dardano, e nella contentezza che padre Joan mi stesse ascoltando così interessato ecco davanti a noi un Etiope; lì in Albania... Chi lo avrebbe mai detto? Era un turista che come me ammirava quelle enormi mura.

"Egziabher Yimasgan" (Dio sia Lodato) gridai. Il ragazzo Etiope si girò stupito e così dopo esserci presentati abbiamo parlato proprio delle nostre origini. 

In quel momento il nonno Etiope e il nipote Pelasgo-Albanese si sono incontrati. 

Amichevolmente ci siamo abbracciati e per immortalare quel bellissimo momento ci siamo fatti una foto.

Il caso non esiste. Dio sia Lodato!!!

In quell'abbraccio, le pietre millenarie di Berat sembravano vibrare, non più come freddi resti di un passato remoto, ma come testimoni viventi di una promessa mantenuta. Mentre l'obiettivo della macchina fotografica catturava i nostri sorrisi, sentivo che non eravamo solo due stranieri che si incrociavano per caso: eravamo due frammenti dello stesso specchio che tornavano a riflettersi l'uno nell'altro dopo millenni di separazione.

Padre Joan guardava la scena con un sorriso colmo di grazia, quasi vedesse in quell'incontro la prova tangibile che il sangue e lo spirito non dimenticano mai la propria casa.

Le parole "Pjell Lashtë" non erano più solo un concetto etimologico, ma un battito accelerato nel petto; il legame tra la terra dei leoni d'Etiopia e le aquile d'Albania si era rifatto carne e ossa sotto il sole del castello.

Mentre ci salutavamo, guardando quel ragazzo etiope allontanarsi tra i vicoli di pietra, compresi che quel giorno non avevamo solo scattato una foto, ma avevamo guarito una nostalgia ancestrale. La storia ci ha divisi, i confini ci hanno allontanati, ma la mano di Dio ci ha ricondotti lì, sulle mura costruite dai padri, per ricordarci che **sotto il cielo non esistono stranieri, ma solo fratelli che hanno camminato a lungo per ritrovarsi.**

"Il sangue chiama, la terra risponde, 
e la fede unisce ciò che il tempo
credeva di aver perduto."

Dio sia Lodato, ora e sempre.