venerdì 6 marzo 2026

ZEF SEREMBE 🇦🇱

 

Giuseppe Serembe, noto in albanese come Zef Serembe, fu uno dei più grandi poeti Arbëresh, una delle voci più importanti della letteratura romantica albanese e un rappresentante dello spirito dell'esilio Arbëresh.

Nacque il 6 marzo 1844 a San Cosmo Albanese (in arbëresh Strigari), nel Regno delle Due Sicilie, in un'agiata famiglia Arbëreshë che conservava con orgoglio la lingua, le tradizioni e la memoria storica albanesi.

Il giovane Giuseppe studiò presso il Collegio Sant'Adriano a San Demetrio Corone, dove ebbe come maestro lo scrittore Girolamo De Rada, con cui strinse una profonda amicizia.

Fu un amante profondo delle sue radici albanesi si dedicò allo studio in ambito linguistico, filologico e filosofico. 

La sua opera poetica è intrisa di nostalgia per l'arbëreshë, dolore per la patria perduta e la sensazione di essere uno straniero in terra straniera. Serembe visse profondamente il dramma dell'esilio, che si rifletteva in versi sentiti, pieni di malinconia, amore per la patria e angoscia esistenziale.

"In un sintetico excursus storico ricorda le stagioni luminose quando Skanderbeg passava come un uragano per le contrade della Madre Patria. Dopo la caduta dell'Eroe, la nebbia e il buio, e l'Albania precipita nella tomba.

Sono passati quattrocento anni e noi siamo vissuti come dimenticati dal destino. Ma buon sangue non mente e sussulta al grido della libertà. Gli albanesi si coprono di gloria combattendo per l'indipendenza della Grecia.

E qui il poeta ha una giusta impennata di sdegno. Dopo il sangue generosamente versato i Greci si mostrarono ingiusti verso gli Albano-Epiroti, cercarono di defraudarli della loro sacrosanta parte di gloria oppure, quando ciò non era possibile, di farli apparire puri greci, ignorando la loro origine albanese.

Ma ciò non serve a nulla, perché i canti popolari che inneggiano ai Bozzari, ai Zavella, ai Conori ed altri, raccolti a Suli, Spezia, Idra e Giannina sono composti in lingua albanese.

Da queste premesse il poeta trae gli auspici che l'Albania troverà il suo giorno di resurrezione. Rulleranno i tamburi nell'antica Kruja, soffierà quel vento che sveglierà gli Albanesi per la nuova battaglia e per la gloria del Castriota. E sebbene egli si trovi infelice nella solitudine d'un villaggio, correrà dove lo chiami il suo sangue."
(Domenico Bellizzi - Zëri i Arbëreshvet 1972)

Oggi Zef Serembe rimane una delle figure più toccanti della letteratura arbëreshë e albanese, una voce che ancora ci ricorda che l'Arbëreshë vive oltre i mari, nella lingua, nella memoria e nello spirito.

Rroft Arbëria 🇦🇱 

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