në Stampól në vénd e tan …»
(Tre piroscafi si alzarono e andarono a Costantinopoli, nei nostri luoghi...)
Queste sono le parole di un canto Albanese Arvanita-Arbëresh.
Quanta verità queste parole nascondono dentro di loro!?
Eppure, sono completamente vere e non sono state dette per "licenza poetica".
Sul legame senza tempo degli Albanesi Arvaniti-Arbëresh con questa Città (Costantinopoli), molte cose ce lo testimoniano, poiché:
1. Lì, i nostri antenati Lelegi cioè Pelasgi (di Megara), costruirono Bisanzio.
2. Lì, il anche il nostro Costantino il Grande fondò l'Impero Bizantino. (Costantino era Albanese)
3. Lì, i anche i nostri imperatori Costanzo, Giuliano, Anastasio I, Giustino I, Giustiniano il Grande e Giustino II (tutti albanesi, Illiriciani), nel loro sforzo di collegare l'antica cultura con quella cristiana, costruirono un nuovo tempio alla Sapienza, che chiamarono tempio "della Divina Sapienza di Dio" (cioè "Agia Sophia").
4. Lì cadde difendendo la Città l'ultimo, anch'esso nostro albanese, Cesare Costantino Paleologo o Dragases, avendo al suo fianco combattenti Albanesi Arvaniti-Arbëresh, mentre tutti gli altri erano nascosti nei monasteri.
5. Lì infine, e dentro "Arnaout-kioï" (il villaggio Albanese Arvanita-Arbëresh della Città), aveva la sua sede e rifugio la Società Amicale (Filikí Etería), negli anni difficili poco prima dello scoppio della Rivoluzione Arvanita del '21.
Lì dunque, in questa Città, fu presentata e conservata una danza di cui solo una piccola parte è giunta fino ai giorni nostri, rubata dal moderno stato greco, con il nome di "Hassapikos".
L' "Hassapikos" o anche "Politikos" (costantinopolitano), con il suo ritmo sincopato, veniva ballato negli anni del dominio ottomano dagli Albanesi della "Corporazione dei Soldati" a Pera e nella Piazza dell'Ippodromo, ed era allora conosciuto come "Arnaoutikos" (la Danza degli Albanesi), Arnaut era il termine utilizzato dai turchi per identificare gli albanesi.
Sul come i "Guerrieri" chiamassero questa danza, e anche su come venisse ballata, esiste una testimonianza del XVIII secolo.
Nella Cronaca di Pierre Augustin Guys, membro dell'Accademia di Scienze e Belle Lettere di Marsiglia, pubblicata nel 1783, è riportata una lettera di Madame Chénier, madre del grande poeta francese André Chénier (che non è altri che Elisabeth Santi-Loumaki), dove, tra le altre cose, descrive anche questa danza.
La mia intenzione non è quella di fare riferimento a una danza e descriverla solo perché è una creazione degli Albanesi Arvaniti-Arbëresh, ma perché riveste un interesse particolare sia per il "come" che per il "perché" veniva ballata.
Seguite dunque l'interessante descrizione della signora Santi-Loumaki:
📜 "L'Arnaoutikos [la Danza degli Albanesi] è ballato oggi a Pera e nella piazza dell'Ippodromo da 200 a 300 ksap-oglan. Sono Macedoni [cioè Albanesi] robusti e coriacei. I ksap-oglan si sono assicurati privilegi sconosciuti ai Greci. Ad esempio, circolano con grandi coltelli e nei loro viaggi hanno il diritto di indossare turbanti e vestiti verdi come i Turchi.
[Nel ballo] Stanno l'uno accanto all'altro e si tengono saldamente per la vita. Fanno tutti lo stesso passo, tanto che sembra formino un unico corpo. I due capi, i primi ballerini, stanno separati reggendo un coltello. Uno si distingue per l'abbigliamento sontuoso e per una nappa che ha sul cappello come il cimiero di un elmo. Altri quindici ballerini, anch'essi distaccati dal corpo principale della danza, sono armati di coltelli, bastoni e fruste.
Non riconoscete dunque, chiede Madame Chénier, nei primi ballerini, Alessandro ed Efestione, e non vedete negli altri Parmenione, Seleuco, Antigono, Tolomeo, Cassandro e gli altri generali di Alessandro? [ A conferma che i Macedoni erano Albanesi e non greci]
Questi "generali", seguendo il ritmo della danza, fanno successivamente una genuflessione davanti al capo. Egli, con l'arma che impugna o con un gesto della mano, ordina loro di trasmettere i suoi ordini alle linee dell'esercito. I "generali" si disperdono immediatamente, correndo con fretta alcuni al centro e altri alle estremità, battendo vivacemente il piede a terra o schioccando la frusta, e mettono in movimento i loro "soldati". Quelli, a volte camminano e a volte ballano sul posto, così che sembra si scuotano o vacillino. Segue una nuova fase. Il capo e il suo seguito (quindici "generali"), camminando a passo ritmico, percorrono le linee lungo la danza per un'ispezione. Con le mani dietro la schiena, il capo guarda fiero e fiducioso i ballerini che si inginocchiano mentre passano davanti a lui.
Mentre il primo ballerino torna alla sua postazione dopo l'ispezione, si presenta un'altra danza che rappresenta sicuramente l'esercito di Dario. Il capo e i quindici "generali" iniziano una danza circolare, come per tenere un consiglio di guerra. Gli strumenti musicali suonano più forte. I "generali" fuggono in fretta per affrettare la mobilitazione delle truppe. La danza procede ora a grandi passi. Improvvisamente il motivo della musica cambia completamente. È il cosiddetto "katakoptos" (ritmato/interrotto).
I ballerini si dividono in settori con un capo alla testa e avanzano con passo saltellante. Madame Chénier suppone che questo movimento significhi il passaggio del Granico. La divisione dell'esercito in più settori è stata fatta perché era impossibile per la falange attraversare il fiume in formazione compatta. I ballerini che incarnano i soldati di Alessandro Magno indicano con la marcia saltellante il loro dinamismo durante l'assalto o gli ostacoli che presentano il terreno e l'impeto del fiume.
Dopo aver superato queste difficoltà, ricomincia la prima musica. La danza riprende la sua composizione iniziale e si schiera in una linea di fronte all'altro esercito che avanza per conquistare il territorio nemico. Le due danze contrapposte si lanciano, si scontrano e danno l'immagine sconvolgente di una vera guerra. E mentre lo scontro iniziale costituisce una valutazione convenzionale della battaglia, in breve si evolve in una vera e propria guerra, poiché i giovani, eccitati dalla danza e dal vino, si lasciano trascinare involontariamente in violenti duelli.
Durante la danza, alcuni giovani portano brocche piene di vino e offrono da bere ai compagni. Ma anche le donne delle case vicine offrono vino ai ballerini per prolungare la danza sotto le loro finestre.
Spesso, durante questi scontri che ricordano le battaglie dei Lapiti, quindici o venti ballerini rimangono sul campo. Per questo motivo l'Arnaoutikos [la Danza degli Albanesi] è stato vietato recentemente a Costantinopoli. Inoltre, i giannizzeri si infuriano vedendo armati gli infedeli quando loro, veri musulmani, non godono di tali libertà.
Secondo Madame Chénier, l'Arnaoutikos [la Danza degli Albanesi] non è una danza di guerra ma una rappresentazione delle gesta belliche di Alessandro Magno [antenato degli Albanesi]. E come ulteriore elemento persuasivo alla sua interpretazione, cita il canto che i suonatori di lira cantano mentre si balla l'Arnaoutikos:
che dominò il mondo intero?..."
L'Eredità di un Passo Immortale
In definitiva, l'**Arnaoutikos** (la Danza degli Albanesi) non è solo una danza, ma un archivio vivente di pietra e carne. Attraverso il ritmo sincopato e la forza dei *ksap-oglan* albanesi, essa ci restituisce l'immagine di un popolo — quello degli **Albanesi Arvaniti-Arbëresh** — che non ha mai smesso di essere protagonista della Storia, dall'antico regno di Macedonia alle fondamenta di Bisanzio fino alle corti di Costantinopoli.
Quello che oggi il mondo conosce come *Hassapikos*, rubato dal moderno stato greco agli albanesi, spogliato della sua carica guerriera originale, nasconde nelle sue radici il fumo delle battaglie di Alessandro Magno e l'orgoglio dei generali macedoni. Ogni passo battuto a terra, ogni presa salda alla vita del compagno, è un richiamo ancestrale alla **falange**, all'unità di un corpo solo che non indietreggia davanti al nemico.
Riscoprire l'Arnaoutikos (la Danza degli Albanesi) significa dunque restituire agli Albanesi il loro ruolo di custodi di un'epopea millenaria. È la dimostrazione che, nonostante i divieti ottomani, il furto spudorato del moderno stato greco o i cambiamenti dei secoli, l'anima di un popolo non può essere messa in catene finché c'è un canto da intonare e un piede che batte il tempo. Come recita quel vecchio canto Arvanita-Arbëresh, i piroscafi possono anche partire per nostre terre lontane, ma il legame con la "Città" e con la propria gloria rimane impresso nel sudore e nel vino di questa danza immortale.
**Perché finché l'Arnaoutikos (la Danza degli Albanesi) vive, Alessandro il Macedone non ha mai smesso di dominare il mondo.**
📷 Nella foto: La danza Arnaoutikos (la Danza degli Albanesi) a Costantinopoli nel XVIII secolo. L'immagine si concentra sul momento culminante della rappresentazione: i capi-ballerini albanesi (rappresentanti Alessandro e Efestione) si confrontano in un finto duello, mentre un corpo interconnesso di ballerini si tiene saldamente per la vita e forma un'unità. I quindici "generali", con piume sui cappelli e fruste, si schierano a semicerchio in primo piano, a simboleggiare l'ispezione della truppa. Le donne guardano dalle finestre e sono presenti brocche di vino. L'architettura bizantina e ottomana si fondono sullo sfondo, e la luce solare proietta lunghe ombre sulla piazza di Pera, conferendo un'atmosfera d'epoca.
IL BALLO CIAM 🇦🇱: PATRIMONIO ALBANESE E CONTROVERSIE SULLA SUA APPROPRIAZIONE
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