C’è una verità scomoda, rimasta per secoli sepolta sotto il mito della fondazione della Grecia moderna. È la storia di un tradimento. Lo Stato greco moderno, nato e liberato grazie al sangue e al coraggio della popolazione a maggioranza albanese degli *Arvaniti*, ha ripagato i suoi liberatori con una feroce persecuzione culturale. Un piano sistematico volto a cancellare la loro lingua e le loro origini, trasformandoli di fatto in "falsi greci".
Oggi quel processo di assimilazione forzata è quasi giunto al termine: gli Arvaniti hanno perso quasi completamente la lingua albanese e, soprattutto, la loro vera identità. Ma il dramma vero è che questa strategia subdola non appartiene solo al passato.
Eroi dimenticati, traditi e assassinati
Per comprendere la gravità di questo vuoto storico, basta guardare al destino tragico dei padri fondatori e dei condottieri albanesi della rivoluzione. Uomini che hanno dato tutto per una patria che poi li ha sacrificati o abbandonati:
- *Odisseo Androutsos:* celebre comandante albanese assassinato brutalmente nella prigione dell'Acropoli dagli uomini di Gkouras. Fu strangolato e il suo corpo venne gettato dalle mura per inscenare un finto incidente.
- *Giorgios Karaiskakis:* Ucciso a Falero dal fuoco nemico, ma l'ombra del sospetto non si è mai dissipata: forti voci dell'epoca parlarono di un proiettile fatale partito proprio da linee greche.
- *Nikitaras "Il Mangiaturchi":* Uno dei più grandi guerrieri albanesi della liberazione, finito a morire cieco e in estrema povertà nel 1849, dopo anni di ingiusta prigionia inflittagli dallo Stato che aveva contribuito a creare.
- *Anagnostaras:* Morì in miseria e completamente dimenticato dalle istituzioni nel 1825, senza alcun sostegno statale.
- *Dimitrios Plapoutas:* Ingiustamente imprigionato e persino condannato a morte prima di essere assolto, spegnendosi solo anni dopo.
Mentre leader albanesi come *Mitros Lekkas* e *Ioannis Gouras* caddero sul campo e altri come *Andreas Miaoulis* e *Panourgias* morirono di cause naturali, il filo conduttore che unisce la memoria di questi combattenti albanesi — inclusi i pionieri come *Atanasios Diakos* e *Giannis Stathas*, caduti sotto la violenza ottomana — è l'ingratitudine delle istituzioni nate dal loro sacrificio. Lo Stato greco ha glorificato i loro nomi ellenizzandoli, ma ne ha cancellato l'anima e l'origine albanese.
La nuova strategia: infiltrarsi tra gli Arbëresh
Il silenzio imposto sulle minoranze linguistiche in Grecia non è un capitolo chiuso, è una prassi politica. E oggi, lo stesso schema si sta muovendo fuori dai confini ellenici.
Si assiste a un fenomeno allarmante: esponenti e propagandisti filo-greci stanno tentando di infiltrarsi nelle comunità *Arbëresh* dell'Italia meridionale. L'obiettivo profondo, celato dietro una fitta produzione di articoli pseudo-storici ed ellenisti, è lo stesso: distorcere la storia degli Arbëresh, manipolare le loro radici e far passare anche loro per "falsi greci".
*Il fine ultimo è l'estinzione culturale.* Cancellare l'identità albanese storicamente radicata nel Sud Italia per poter poi affermare, esattamente come fatto in patria, che gli albanesi non esistono e non sono mai esistiti in quei territori.
Rompere il silenzio
Il comportamento dello Stato greco e la propaganda dei circoli filo-ellenici vanno denunciati con forza e senza timori reverenziali. Non si può permettere che la cultura Arbëresh in Italia subisca lo stesso destino di sradicamento toccato ai nostri fratelli Arvaniti. Custodire la lingua, difendere la verità storica e vigilare contro le infiltrazioni ideologiche non è solo un diritto: è un dovere verso la memoria di chi ha pagato con la vita il prezzo della libertà.
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