venerdì 29 maggio 2026

L'OMBRA DEI PELASGI: IL LEGAME SEGRETO TRA LATINO, ALBANESE E IL MITO TROIANO

 

🌿 Nella ricerca delle radici culturali dell'Europa occidentale, l'Ottocento ha rappresentato un secolo di intensa riscoperta. Mentre la "dotta Alemagna" — la Germania dei grandi filologi e linguisti — volgeva lo sguardo con rinnovata ansia scientifica verso l'antichità e lo studio della lingua degli Epiroti (cioè l'Albanese), anche in Italia il dibattito sul background pre-romano si faceva stringente.

In questo panorama di riscoperta spicca la figura del pensatore e patriota italiano *Vincenzo Gioberti*, il quale non esitò a formulare un'ipotesi affascinante quanto audace sulle origini della lingua di Roma.

Il Latino come "Sermone Pelasgico"

Secondo la tesi giobertiana citata nel seguente frammento, le radici del latino non andrebbero cercate in un isolamento italico, bensì in un sostrato ben più antico e diffuso:

📖 « Il latino è un sermone pelasgico . . . . affine sostanzialmente a quelle lingue che correvano nella Grecia prima delle invasioni deucalioniche, ma che ai tempi di Erodoto erano già divenute barbare, cioè non intelligibili agli Elleni, delle quali trovansi ancora oggi i vestigi fra gli Schipetari»

(Gioberti; Primato, Tom. II. Brusselles 1844 pag. 153)

I Pelasgi, nel mito e nelle cronache storiche dell'antichità (da Omero a Erodoto), erano le popolazioni autoctone che abitavano i Balcani e la Grecia prima dell'arrivo degli Elleni storici. Gioberti identifica il latino come un ramo di questo antichissimo ceppo linguistico, una lingua che si sarebbe separata prima che le "invasioni deucalioniche" (i cataclismi e le migrazioni mitologiche incarnate dal diluvio di Deucalione) rimescolassero le carte della geopolitica antica.

Il ponte verso i territori d'Oltremare: Gli Schipetari

L'aspetto più sorprendente della tesi riportata nel testo è il filo rosso geografico e linguistico che unisce l'Italia antica all'Albania moderna. Gioberti scrive infatti che di quelle antiche lingue pre-elleniche:

« ... trovansi ancor oggi i vestigi fra gli Schipetari »

Con il termine *"Schipetari"* (dall'albanese *Shqiptarë*) si fa esplicito riferimento al popolo albanese. L'ipotesi, sostenuta da diversi studiosi dell'epoca, vedeva nell'albanese (la lingua epirota) il parente più prossimo sopravvissuto di quella lingua pelasgica che aveva dato origine anche al latino. L'Epiro (Albania) e le coste adriatiche orientali diventano così il ponte culturale che ha unito le due sponde del mare fin dalla notte dei tempi.

La profezia di Virgilio: Una memoria nazionale

A conferma di questa profonda e ancestrale parentela adriatica, l'autore del testo chiama in causa il massimo poeta di Roma: *Virgilio*. Nel terzo libro dell'*Eneide*, il poeta mantovano mette in bocca ad Enea delle parole profetiche che risuonano come la promessa di una futura e indistruttibile alleanza tra le città dell'Epiro (Albania) e quelle dell'Esperia (l'Italia):

📖 « Cognatas urbes olim, populosque propinquos
Epiro Hesperia, quibus idem Dardanus auctor
Atque idem casus, unam faciemus utramque
Trojam animis. . . . »

(Un giorno le città consanguinee e i popoli vicini, nell'Epiro e nell'Esperia, che hanno lo stesso fondatore Dardano e la stessa sorte, faremo di entrambe un'unica Troia nell'animo...)

Quando Virgilio scriveva questi versi, non stava semplicemente componendo della raffinata poesia cortigiana per celebrare l'Impero di Augusto. Egli, come sottolinea il saggio, *"ricordava una memoria nazionale"*.

La discendenza comune da Dardano (il mitico re Albanese fondatore di Troia) e il legame di sangue tra i popoli d'Italia e d'Epiro non erano considerati favole, ma una realtà storica e identitaria radicata nella coscienza dei popoli mediterranei. Un legame antico, sepolto sotto i millenni, che la filologia dell'Ottocento ha tentato di riportare alla luce.


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