martedì 6 agosto 2024

VISITA ALL'ANTICO CASTELLO ORTODOSSO DI SIMERI


Visita all'antico castello Ortodosso di Sìmeri, luogo di nascita del Santo monaco Ortodosso Bartolomeo di Sìmeri. 🐂☿🔯🔥

Costruito nel X sec. d.C., il castello di Simeri domina sulla valle dell'omonimo fiume e sul golfo di Squillace, in una posizione strategica e molto suggestiva. Conserva pressoché intatta la cinta muraria esterna, una imponente torre cilindrica sul lato a nord, una seconda torre verso sud sulla linea del muro di cinta e buona parte della cittadella con il Palacium Castri.

Non una città grande e famosa generò questo Santo [1050 circa], ma un piccolo e umile villaggio Ortodosso sconosciuto nel sud della Calabria, chiamato Sìmeri [presso Catanzaro]. I genitori Giorgio ed Elena lo consacrarono a Dio e gli diedero un’educazione improntata alla fede Ortodossa, alla pietà e alla scienza. Ancora giovane, lascia la famiglia perché attratto dalla vita dei Padri eremiti nel deserto e avvertendo il desiderio di una maggiore perfezione nella vita, si recò quindi presso l’eremita Cirillo che viveva vicino al torrente Melitello il quale lo consacrò Monaco. Dopo un certo tempo emigra sui monti di Rossano dove vi fonda un monastero nel luogo in cui in sogno la Madre di Dio gli indicò.

Siamo in un periodo in cui le potenze cattoliche del nord hanno stabilmente occupato Sicilia e Grande Grecia, e la Nazione romano-Ortodossa dell'Italia Meridionale è condannata a vivere sotto il tallone d'una etnia nemica, la quale professa un'altra religione che vuole sistematicamente distruggere l'Ortodossia.

Così due monaci cattolici di Mileto si recarono da Re Ruggero, dicendo: "Il Monaco Bartolomeo è un eretico". Subito fu redatta una lettera contro il Santo, che diceva di comparire al cospetto del re, nella città di Messina. Dopo un processo farsa fu emessa la sentenza che il Santo Monaco fosse dato alle fiamme. Il Santo disse: "Sono sacerdote: lasciatemi celebrare la Santa Mistologia e poi si esegua la sentenza".

In catene il Santo celebra i Santi Misteri quando ad un tratto tutti i presenti vedono alzarsi una colonna di fuoco che dai piedi del Santo arrivava fino al cielo e angeli che lo servivano. Subito brivido e stupore prese tutti quanti e tutta la città fu turbata. Il re chiedeva perdono, e disse: "Padre, disponi di questo luogo dove è stata accesa la pira contro di te". Ed egli decise che vi sorgesse un tempio Ortodosso col nome del Salvatore.

Molti miracoli compì il Santo Bartolomeo durante la sua vita esortando tutti a rimanere saldi nella Santa Ortodossia fino a quando fu l'ora di donare la Sua anima pura e realmente Santa nelle mani di Dio il 19 di agosto del 1130.

Ormai la sorte del sud Italia Ortodosso era segnata; la Chiesa Ortodossa in Italia Meridionale fu completamente distrutta e ridotta al silenzio dalle potenze cattoliche. Il Monastero del Salvatore fondato dal Santo Bartolomeo per esempio fu in seguito confiscato dai cattolici. I monaci Ortodossi furono costretti ad abbandonare il loro monastero, trasformato in base militare. Riuscirono a costruire un nuovo edificio ma poco dopo papa Sisto V vietò loro di celebrare secondo le usanze Ortodosse assorbendo il Monastero alla diocesi latina di Messina. 𓋴𓈖𓃀𓏜𓎟

lunedì 5 agosto 2024

ARBËRESH 🇦🇱 E SANSKRITO 卍

 

Ci sono moltissime parole che la lingua Sankrita e la lingua Arbëresh o Albanese condividono e che la lingua Arbëresh mantiene in uso fino ai giorni nostri. Una spiegazione ragionevole è il fatto che la lingua Arbëresh o Albanese è la madre di tutte le lingue "indoeuropee" derivanta in buona parte dal Sanskrito.

Di seguito per brevità ne cito solo alcune:

NATA=notte - in s. NATA=Notte da cui deriva appunto la parola Notte, in ing. Night

DHA=Dare - in s. DA=dare da cui deriva appunto il vervo Dare

BARRA=Peso, Fardello - in s. BAHRA=Peso

E VRAME o I VËRËRT=Nuvoloso - in s. VRANA=Nuvoloso

VASH o VASHIZ o VAIJZË=Ragazza - in s. VASU=Ragazza

VESH=Vestire - in s. VAS=Vestire da cui deriva appunto il verbo Vestire.

KLEÇKA o SIKLETSHËM=Ostacolo, impaccio - in s. KLEÇA=Ostacolo

ÇUNI=Figlio - in s. SUNI=Figlio

NUSJA=Sposa o Nuora - in s. SNUSA=Nuora

I RAMË=Caduto o siamo caduti - in s. RAMJA=Caduto

FAL=Perdonare - in s. FAL=Perdonare

GOTA=Bicchiere o Tazza - in s. GATA=Bicchiere

TATA=Padre - in s. TATA=Padre

BOTA= Mondo o Terra - in s. BHUTA=Mondo

ANË=Parte - in s. ANU=Parte

PIJA=Bevanda - in s. Peja=Bevanda

PA=Vedere - in s. PA=Vedere

KRIMBI=Verme - in s. KRIMI=Verme

ARI=Oro - in s. ARJA=Oro

ËSHTË=verbo Essere "È" - in s. ASTI=verbo Essere "È"

DRU=Legno, Bosco - in s. DRU=Legno. In celtico abbiamo i DRUIDI ovvero i sacerdoti del bosco che adoravano il legno.

GUR=Pietrea, indica qualcosa di pesante - in s. GIRI=Pietra, montagna. Si connette la parola gravità. In s. abbiamo anche GURU= una persona illuminata, che ha un potere, una persona salda, un insegnante.

KRIA=Testa ma anche Creazione - in s. KRIYA=Fare, Agire, Azione o Karma. Ancora abbiamo in alb. KRY=fare, azione - in inglese To Create=Creare in Pashtu KAR=Azione

I LIR= libertà o Libero e YLLI=Stella - in s. LLYR=Stella, che si connette anche con l'alb. LARG=lontano - in Pashtu LAR significa strada o via e LYRI significa lontano, così in Pashtu una LAR cioè una strada ti porta LYRI lontano.

PLAK=Anziano - in Pashtu PLAR=Padre

KALA=Castello o Edificio - in Pashtu KALA= edificio

KA o GA=Bue - in s. GO o GU=Terra, Bue, i sensi... c'è una relazione tra il Bue e la terra in alb. TOKA=Terra dove il Bue è simbolo della Terra e dei Sensi

NDA o DA=dividere - in Pashtu DA=dividere

KALOJ=Tempo - in s. KAL=Tempo come KALI JUGA. In s. KALI è la dea del tempo. Da questa parola deriva il termine CALENDARIO.

DEJA=Dea - in s. DEVI=Dea , in Pashtu DIVÀ=Luce, lampada associato alla Luce che acquisisci dal Divino; in alb. DI=Luce o Conoscenza; sempre in alb. VEDI=Conoscenza di se - in s. VEDA=La sapienza indiana delle origini contenuta in quattro raccolte di inni.

BUDALL=Stupido o persona dormiente, persona che non conosce. In tempi antichi una parola poteva avevere due significati opposti, per esempio in Pashtu BIDA significa sia dormiente che persona che ha conoscenza (illuminato) per cui la parola BUDDAH significa il Risvegliato dal s. BUD=intelligenza

PARA=Primo o il Primo, Prima, che è Primo, Uno... ma allo stesso tempo significa anche Dopo (due significati opposti), in sanscrito abbiamo PARAMATMA=Sé supremo, il Sé primordiale, Sè primigenio ma anche Sé oltre.

Queste e molte altre parole Arbëresh, che per brevità non ho scritto, sono simili al Sanskrito.

sabato 3 agosto 2024

SANTISSIMA ICONA DELLA RIVELAZIONE

 

⚡🔥 La foto è un'Icona etiope del 1930 che raffigura il Re dei Re Haile Selassie (Potenza della Trinità) avvolto in un manto rosso, una Corona d'oro sul Suo capo sormontato da una Croce e uno Scettro Regale in mano con una Croce incisa su di essa.

Egli è rappresentato come il "Bambino Gesù" nella sua Seconda Venuta come descritto in Apocalisse 19:12-16: "I Suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul Suo capo molti diademi; porta scritto un Nome che nessuno conosce all'infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il Suo Nome è Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con Scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell'ira furiosa del Dio Onnipotente. Un Nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei Re e Signore dei Signori."

Il Re dei Re è seduto sulle ginocchia della Vergine Maria come Trono e Regina rappresentata come la Donna dell'Apocalisse 12 che simboleggia "Sion" ovvero l'Etiopia: "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto... Essa partorì un Figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il Figlio fu subito rapito verso Dio e verso il Suo Trono." 🌿💚💛❤🌿

Sul lato sinistro del dipinto una colomba simboleggia lo Spirito Santo che scende sul Re dei Re e in amarico è inciso Apocalisse 11:15: 

"E grandi voci furono udite nel cielo, dicendo: i regni del mondo sono soggetti al nostro Signore e al suo Messia, ed Egli regnerà nei secoli dei secoli". 🌿👑🦁🌿

Sul lato destro, in ge'ez, una frase mostra:

"Venite a me, o etiopi, per ricevere il Re della Luce, Tafari Makonnen, che è stato posto per voi". 🌿👑🦁🌿

Benedetto sia il Re dei Re. 🙏🏾

venerdì 2 agosto 2024

SAN CRISTO L'ARVANITA O IL GIARDINIERE (Shën Kristo Kopshtari)

 

San Cristo l'Arvanita o il Giardiniere (Shën Kristo Kopshtari) è stato un santo Ortodosso orientale del XVIII secolo proveniente dall'Albania.

San Kristo l'Arvanita era un albanese nato a Përmet, un comune nella contea di Argirocastro, nell'Albania meridionale e vissuto all'inizio del XVIII secolo durante il dominio ottomano dei Balcani. Si sa poco della sua prima infanzia, oltre al fatto che visse come giardiniere e cercò ulteriori opportunità di affari a Costantinopoli, lasciandosi alle spalle l'Albania.

Nel 1748 iniziò a lavorare nel giardino del Sultano a Costantinopoli. In alcune icone San Cristo è raffigurato con in mano un ramo di mele, perché questo fu l'anno del suo arresto, dopo aver litigato al mercato con un turco per il prezzo delle mele che vendeva.

Mentre negoziava un prezzo per le sue mele con un musulmano, fu accusato di desiderare di diventare musulmano dal suo cliente dopo che non erano riusciti a concordare sul valore delle sue mele. Ciò accadeva spesso in quel mondo, come vediamo in molte biografie di giovani martiri, quelli che furono martirizzati durante il dominio ottomano, che furono accusati con false testimonianze di aver promesso o di essersi convertiti all'Islam, ma poi cambiarono idea.

Come era usanza nel periodo ottomano, Kristo fu portato davanti alle autorità islamiche, dove coloro che avevano portato falsa testimonianza testimoniarono che aveva effettivamente dichiarato di volersi convertire. Kristo insistette sul fatto che non sarebbe diventato musulmano e poiché era Cristiano Ortodosso, la sua testimonianza non era pari a quella di un musulmano.

Dopo essere stato imprigionato per due anni e torturato per rinunciare al Cristianesimo, continuò a mantenere la sua fede Cristiana Ortodossa. Un monaco di nome Kaisarios Dapontes lo visitò mentre era sotto custodia ottomana, portandogli del cibo. Kristo rifiutò il cibo, affermando "Perché dovrei mangiare? Non mi aspetto di vivere, quindi potrei anche morire affamato e assetato di Cristo". Kristo fu quindi condannato alla decapitazione per apostasia per essersi rifiutato di portare a termine la sua presunta conversione all'Islam. Per avere i soldi per fornire un servizio commemorativo, Kristo chiese a Dapontes di vendere una lima di metallo che aveva.

Kristo fu decapitato il 12 febbraio 1748. Fu poi canonizzato come neo-martire.

giovedì 1 agosto 2024

LA VIA EGNATIA

 

Hai mai sentito parlare della Via Egnatia?

È un nome di strada storica importante perché non appartiene a un solo paese, ma a molti di essi i quali anticamente erano abitati da popolazioni di etnia albanese.

Con una lunghezza di circa 861 km, la Via Egnatia è stata adatta allo spostamento di passeggeri e caravan. La strada Egnatia partiva da Durazzo e Apollonia, poi questi due rami si univano da qualche parte vicino a Elbasan per continuare attraverso Ohrid e Bitola e terminare a Salonicco.

Nel IV secolo d.C. la Via Egnatia si estendeva fino a Costantinopoli ed era la continuazione dell'antica strada romana Via Appia, che da Roma terminava a Brindisi. Di importanza strategica, la via Egnatia univa l'Occidente con l'Oriente. Questo tracciato prese il nome dal suo costruttore, il proconsole Cnaeus Egnatius, figlio di Caio. Il suo nome si trova in due iscrizioni, che si trovano nel museo di Salonicco.

Stazioni di Via Egnatia in Albania:

Il ramo principale della via Egnatia passava più o meno in direzione dell’odierna autostrada. La prima tappa fu Clodiana, identificata con l'attuale Peqin. La seconda stazione era Ad Quintum, che coincide con il complesso delle ninfe romane a Bradashesh. La strada proseguiva verso Scampis (Elbasan), sul lato nord dell’attuale autostrada e la incontrava alla stazione di Treieceto da qualche parte vicino a Miraka.  Dopo aver attraversato lo stretto di Shkumbin la strada risaliva il pendio del monte Polis per raggiungere il collo di Gajor, che coincide con la stazione Ad Dianam o Grandavia.

I binari scendono a Qukës dove si trovava la stazione “Tres Tabernas” o “In Candabia”.  Poi proseguiva verso Pishkash e Rrajca alla stazione “Pons Servili” per arrivare a Qafa e Thanës, dove si trovava la stazione “Clavdanon”. Inoltre la strada continuava verso Lyhnid. Nel territorio della regione di Pogradec si trovano diverse diramazioni della via Egnatia.

Esistono diversi ponti e frammenti di questa antica strada che partono dal ponte Golik, dal ponte Terzi a Proptisht, dal ponte nella valle di Llenga e dal ponte di Nizza. La strada è caratterizzata dalle grandi pietre che troviamo nella gola di Llenga, vicino alla valle del fiume Shkumbin.


L'Apostolo Paolo attraversò la Via Egnatia.

Nella sua lettera ai Romani Paolo sottolinea la portata delle sue attività missionarie affermando che "da Gerusalemme e tutt'intorno fino all'Illirico ho predicato pienamente il vangelo di Cristo" (15:19).

L'apostolo Paolo passò per questa strada nel suo viaggio, dalla Macedonia illirica verso l'Illiria e Roma. Il percorso del viaggio missionario di Paolo attraverso i Balcani è fonte di ispirazione sia per i pellegrini che per gli appassionati di storia. Tutto ebbe inizio con un sogno in cui un macedone e quindi una persona di etnia albanese invita Paolo a visitare la Macedonia per aiutarli (Atti 16:9). Con questo, Paolo salpò per Neapolis (l'attuale Kavala) nell'inverno del 49 d.C. Attraversò velocemente la città, uscendo dalla Via Egnatia, all'epoca la strada principale della Macedonia. La sua destinazione era Filippi, il più importante insediamento romano della regione (Atti 16:11).

Il Cristianesimo giunse nel territorio dell'attuale Albania nel I secolo grazie a San Paolo. Egli stesso scrisse di aver predicato nella provincia romana dell'Illyricum visitando Durazzo. Il primo Vescovo di Durazzo fu San Cesare, martire nell'anno 58.

LEGGI ANCHE:
- San Paolo in Albania ⬇️
https://giuseppecapparelli85.blogspot.com/2024/07/san-paolo-in-albania.html

- San Paolo in Macedonia ⬇️
https://giuseppecapparelli85.blogspot.com/2024/07/san-paolo-in-macedonia.html

DEREK 🔯🔥
https://t.me/DerekRasTafarI


mercoledì 31 luglio 2024

KALARBËRIA

 

Il nome Calabria deriva da un'antica tribù albanese:

Strabone descrive nel suo libro Geografia 6:3:

 "...Messapia, anche, ma i nativi, dividendola in due parti, chiamano una parte (quella intorno al Capo Iapigio)​ paese dei Salentini, e l'altra paese dei Calabri (Καλ*αβροί*)."

 In un altro paragrafo scrive:

 "Ai Dardani appartengono anche i Galabri (Γαλ*άβροι*), tra i quali è un'antica città, e i Thunatae, il cui paese si unisce a quello dei Medi, una tribù tracia a est."

 Mentre Ecateo (560-480) a.C:

 "parla degli Abroi (*'Αβροί*) come di una tribù illirica vicino ad Adria dei Taulanti"

 Kal-Abroi, Gal-Abroi, Abroi

Nessuna coincidenza. Abroi o Arbroi o Arbri è uno scambio di radici fonetiche delle popolazioni illiriche che sono gli Arbori, Arbrori, Arberori, Arbëresh, Arbani, Albani.

 Inoltre entrambi i prefissi Kal e Gal delle rispettive tribù Kalabroi e Galabroi in albanese significano CAVALLO, un'unica parola riferita alla particolare caratteristica di queste due tribù, che sono la stessa, che dalla Dardania emigrò in Puglia, e cioè quella di allevatori e adoratori di cavalli con l'uso di sacrificare cavalli agli dei.

La conferma viene anche da un'interessante ricerca etimologica condotta dagli studenti dell'istituto tecnico commerciale di Mesagne che attraverso uno studio storico sono arrivati alla conclusione che l'origine lessicale del nome della città di Mesagne derivi proprio da "Mezana" o "Menzana" l'antica divinità messapo-illirica a cui venivano sacrificati i cavalli, che a sua volta deriva dalla parola albanese Mez che significa puledro.

Un'ulteriore collegamento ce lo da Strabone: secondo Strabone un'antica città di nome Kale (cavalli) vicino a Skopje si trovava nella regione della tribù Dardana dei Galabri.

Nell'odierna Pristina in Kosovo, al centro dell'antico regno Dardanico vi è un grande quartiere di nome Kalabria, l'antica zona dimora della tribù albanese che vi abitava che in seguito emigrò in Puglia fondando l'antica Kalabria del Salento. Nel medioevo il nome della Kalabria fu spostato alla regione che è l'attuale Calabria.

📜 "Secondo vari miti e leggende, la tribù [dei Dardani] viaggiò molto lontano: in Arcadia e in Italia. Kretschmer parla del ruolo di intermediario svolto dagli immigrati illiri tra la penisola balcanica e la penisola appenninica. Una tribù importante dei Dardani era quella dei Galabri [KALARBRI - Arbërori contadini domatori di cavalli Kal] e pare che siano stati loro a dare il nome alla Calabria. La tribù, la cui inestinguibile energia e forza furono sottoposte al quasi completo sterminio da parte del console romano, si era insediata nei millenni precedenti nella Troade, dove le sue capacità naturali avevano raggiunto la massima fioritura, e nella penisola italica aveva partecipato alla fondazione di una grande stirpe. Il seme di Priamo scomparve, ma quello di Antenore ed Enea sopravvisse, diventando gli antenati di un nuovo popolo, in una nuova terra: Roma."

(Grace Harriet Macurdy, Columbia University Press, 1925)



DEREK 🔯🔥

domenica 28 luglio 2024

PARLAVAMO ALBANESE

 

Il professore "greco" Nikos Dimou, in un'intervista al New York Times del 23 giugno 2009, parlando del moderno stato greco fece delle affermazioni che crearono non pochi problemi:

"È colpa di un tedesco", ha detto il signor Dimou a proposito dell'orgoglio greco per questa causa. Si riferiva a Johann Winckelmann, lo storico dell'arte tedesco del XVIII secolo la cui visione di un'antica Grecia "popolata da persone belle, alte, bionde e sagge, che rappresentavano la perfezione", come ha detto il signor Dimou, è stata in un certo senso imposta al paese per dare forma all'identità greca moderna. 

"Parlavamo albanese e ci chiamavamo romani (Bizantini), ma poi Winckelmann, Goethe, Victor Hugo, Delacroix, ci hanno tutti detto, 'No, siete elleni, discendenti diretti di Platone e Socrate', e questo è bastato. Se una piccola e povera nazione si ritrova con un tale fardello sulle spalle, non si riprenderà mai".

Il moderno stato greco fu costruito su una popolazione a maggioranza albanese e quegli albanesi che rifiutarono di diventare falsi greci furono banditi. La lingua Arbëresh fu radicalmente perseguitata. La creazione di falsi greci è probabilmente la più grande follia nella storia dell’umanità e la più grande falsificazione che alcuni paesi europei abbiano mai compiuto.

sabato 27 luglio 2024

IL BAZAR DI ATENE

 

Il Bazar di Atene, di Edward Dodwell, 1819: In primo piano, sulla destra, uno schiavo africano emancipato. Sulla porta, il proprietario della caffetteria che porta un vassoio con il caffè al governatore ottomano Disdar Aga. Disdar Aga è seduto sulle scale, vestito di rosso, e accanto a lui siede un altro aga turco. In piedi all'ingresso della caffetteria, il voivoda greco musulmano (governatore) dell'isola di Salamina, che sta conversando con un baratario greco musulmano (protetto di una potenza straniera). Al centro dell'immagine, tre donne turche coperte da lunghi veli bianchi. Secondo la descrizione di Edward Dodwell, il resto delle donne raffigurate sono Arvanite-Arbëresh Cristiane Ortodosse. In piedi, sulla destra, un devoto musulmano in costume verde, un'indicazione che ha compiuto il pellegrinaggio alla Mecca.

Questo bellissimo dipinto storico di Edward Dodwell dimostra chiaramente come gli unici Cristiani Ortodossi di Atene erano proprio gli Arvaniti-Arbëresh, mentre i pochi "greci" locali erano musulmani e assoggettati ai turchi.

Da "Conversazione con M. Thiers, M. Guizot di Nassau William Senior" leggiamo che durante l'occupazione ottomana dei Balcani: "I greci non avrebbero mai scacciato i Turchi. Erano troppo degradati anche per desiderare la libertà. Per molti anni, dopo aver ottenuto la nostra indipendenza, i tempi del dominio turco furono definiti "bei tempi" dai greci. A combattere i turchi furono gli albanesi (Arvaniti-Arbëresh)."

giovedì 18 luglio 2024

GLI ALBANESI DEL PAKISTAN, UNA STORIA NON SCRITTA LUNGA 2300 ANNI 🇦🇱

 

Che Alessandro Magno fosse di stirpe illirica e quindi di quell'etnia a cui appartengono gli odierni Albanesi ormai lo sanno tutti, solo i greci e gli slavi macedoni insistono con le loro illusioni.

In questo articolo vedremo un caso unico dell'esistenza dei nostri antenati, gli illiri, in un altro angolo del mondo, a migliaia di chilometri di distanza, che potrebbe far luce sulla loro storia, ma anche arricchire la nostra storiografia. Poiché per loro è stato un rifugio per migliaia di anni, hanno mantenuto vivi i tratti popolari, la lingua e i costumi arbëresh-pelasgo-illirici-albanesi, e loro stessi si auto-identificano come discendenti di Alessandro Magno.

L'esistenza degli Illiri nella regione della grande Indocina geografica nel Qafiristan (oggi Nuristan), luogo in cui si incontrano Afghanistan, Pakistan, Cina e Tagikistan, precisamente nella zona dove qualche tempo fa fu ucciso Bin Laden, scoperta originariamente dallo sceneggiatore americano James Hilton, che vi girò un documentario intitolato "Orizzonti perduti". Nel maggio del 1983, Ernesto Skura scrisse sul quotidiano "La Lega" di Antonio Bellushi un articolo intitolato "Gli Illiri in Afghanistan". La stessa cosa fece nel libro "Arvaniti" il grande storico di origine albanese, Aristides Kola, che descrive il momento della collocazione degli Illiri in quel lontano luogo.

In questo luogo si tovano quelli che sono chiamati discendenti dell'esercito di Alessandro Magno.

La storia esplorata fino ad oggi mostra che sono discendenti di 6000 combattenti illirici fuggiti dal loro paese dopo l'assassinio del re Kliti da parte di Alessandro Magno intorno al 300 a.C. Rimasero lì, a causa della distanza non poterono tornare a casa, ma si stabilirono in questa regione, dove furono costretti a sposare donne locali. 

La loro lingua era chiamata "Burrashka", che in albanese significa "la lingua degli uomini", mentre le donne parlavano un'altra lingua. Ora questa lingua è ancora chiamata "Burrashka", ma è mista e non scritta, è appunto una lingua dove molte parole sono vestigia dell'albanese.

Le caratteristiche di questi residenti sono diverse da quelle dei pakistani, vivono più a lungo, sono più alti e hanno i capelli castani, producono e bevono vino come nessuna di queste aree nella regione in cui vivono.

Questi luoghi hanno ereditato i nomi in albanese che furono dati da questi uomini durante il loro insediamento. Per chi come me parla Arbëresh sarà bello leggerli.

La valle dove vivono oggigiorno è chiamata "Hundëza" (piccolo naso) e in realtà si chiude con un beccuccio tra due montagne che la circondano. Dal nome dato a questa valle essi stessi vengono chiamati Hunza.

Un altro sito è chiamato "Balta" (fango). La montagna di fronte è chiamata "Torabora" (neve che cade). Un'altra montagna vicino alla valle è coperta di ghiacciai che scivolano nel tempo ed è chiamata "Rakaposhti" (che cade verso il basso).

Sebbene il paese sia montuoso, è molto prolifico nella produzione di verdure, frutta e vari cereali, come: patate, piselli, cetrioli, grano, mais, orzo, albicocche, pere, mele, pesche, prugne, fichi, ciliegie, uva, anguria, ecc., prodotti che la gente del posto non coltiva, ma vengono abbondantemente coltivati dagli Hundëza. Gli abitanti sono eccellenti agricoltori e hanno creato uno straordinario e maestoso sistema di tetti e irrigazione che collega e alimenta le terrazze. Le persone sono molto amichevoli e disponibili l'una con l'altra. Il presidente degli Hundzës ha il titolo di "Mir" (il migliore). La loro festa più grande è il capodanno solare (come i Pelasgi e gli Arbëresh), chiamato "Naurosh" (auguriamoci) e cade il 21 marzo.

Gli Hundëza sono molto diversi rispetto ai pakistani dalla pelle scura o agli afghani e ai cinesi. Gli Hundëza hanno la pelle bianca e le guance rosse. La maggior parte dei 50mila Hundëza ha occhi azzurri, verdi o grigi e capelli che vanno dal giallo del mais al nero del corvo. Alcuni bambini hanno anche i capelli rossi. Sulle montagne c'è una grande tribù chiamata "Kalash" (con i capelli) e la loro somiglianza con gli antenati europei lascia senza parole. I Kalash guidati dal dio Di-Zau (Dielli-Zeu = Sole-Zeus). I Kalash espongono sui loro cancelli un simbolo che esprime le loro antiche origini illiriche e il loro legame con Alessandro Magno, una capra con due corna (come la capra di Skanderbeg sull'elmo). Un fiore selvatico giallo che i bambini raccolgono in montagna o nei campi è chiamato "Bisha". Gli uomini indossano pantaloni bianchi chiamati "Shalëvare" (sella appesa), mentre le donne chiamano la loro camicia "Këmish" (indossata sulla carne). 

Le danze Hundëza di origine illirica sono accompagnate da tamburi, flauti, tubi o ugelli e i ballerini saltano in giro e in cerchio. Un'importante danza popolare è la danza delle spade, un'antica danza illirica tramandata anche in Albania, che è sempre ballata dagli uomini e i ballerini indossano tuniche colorate chiamate "kamarbunde". Gli stessi vestiti tradizionali e i simboli decorativi usati dagli Hundëza sono identici ai vestiti tradizionali e ai simboli decorativi utilizzati ancora oggi in Albania.

Lo studioso Dr. JM Hoffman ha visitato due volte Hundëza indicando che l'insediamento degli Illiri è dove Afghanistan, Pakistan, Cina, Tagikistan si incontrano e fa parte del Pakistan. La valle dove vivono oggi è chiamata Hundëza (piccolo naso). Si chiude con un'area circondata da due montagne a 6000-7500 metri sopra il livello del mare.

DEREK 🔯🔥
https://t.me/DerekRasTafarI

martedì 16 luglio 2024

SAN PAOLO IN MACEDONIA 🔯🇦🇱🇲🇰


A San Paolo viene attribuita la menzione onorevole della Macedonia nella Bibbia.

La Macedonia, prima delle invasioni slave dei Balcani del VI-VII secolo d.C., era un'antica regione Balcanica abitata fin dai primordi da tribù albanesi. Lo stesso Alessandro Magno non era greco e soprattutto non era nemmeno slavo, ma era di chiara stirpe albanese. La Macedonia ha un posto speciale nella Bibbia, dove viene nominata circa 30 volte. Le menzioni della Macedonia sono in gran parte associate alla missione di San Paolo Apostolo, che portò il Cristianesimo Ortodosso in Europa attraverso la Macedonia illirica.

È un grande onore e dignità essere nominati nella Bibbia. Non c'è nazione o paese sulla Terra che non vorrebbe far parte del Libro Sacro, e la Macedonia, è una delle poche. Il nome della Macedonia nella Bibbia, nella Parola di Dio, è eterno e non permutabile. 

La parte rilevante della Bibbia, Atti 16:9, dice: "Durante la notte, Paolo ebbe una visione di un uomo della Macedonia che gli stava in piedi e lo supplicava: 'Passa in Macedonia e aiutaci'". Questo fu visto dall'Apostolo come un invito a diffondere l'insegnamento di Cristo in Europa. Scritto da Luca, il Nuovo Testamento informa che Paolo progettò di insegnare in Asia, ma che Dio non gli permise di andare e lo guidò verso ovest.

Fu la Divina Provvidenza a condurre Paolo in Macedonia.

Luca, che si ritiene sia originario della Macedonia e quindi di stirpe illirica, o potrebbe essere stato "l'uomo della Macedonia", scrive che questa visione, di un uomo della Macedonia, fu la spinta decisiva per guidare questa prima missione apostolica in Europa. Paolo prese con sé il suo amico Luca, il medico, che divenne il suo terzo compagno, insieme a Sila e Timoteo. Il gruppo salpò dalla città portuale di Troas per Filippi in Macedonia. Timoteo era ellenico e Sila era un ebreo Cristiano, uno dei dignitosi fratelli della Chiesa di Gerusalemme. Fondarono la prima Chiesa di Cristo a Filippi, rendendola la Gerusalemme d'Europa. La Bibbia descrive il breve e piacevole viaggio tra i continenti che avvenne nell'autunno del 50 o 51 d.C.

Questa è stata un'occasione importante nella storia dell'umanità. Paolo è venuto in Macedonia, in terre illiriche, ben quattro volte e attraverso questo Apostolo di Cristo l'Europa ha conosciuto la sua Verità per la prima volta. La Macedonia illirica è stata la porta attraverso cui il Cristianesimo Ortodosso è entrato in Europa, ma è stata anche la buona terra per la semina della verità, una terra che ha portato buoni frutti.

Il primo pubblico di San Paolo a Filippi furono le donne della città. Una di loro, Lidia, una donna di etnia albanese è la prima europea ad adottare il Cristianesimo. Gli apostoli furono accolti non dagli uomini, ma dalle donne. Furono le prime a venire prima di loro. Lidia e la sua famiglia accettarono il Cristianesimo Ortodosso. La loro casa fu il primo santuario Cristiano in Macedonia e in Europa. San Paolo andò a Solun (Salonicco) e in seguito a Ber (Veria) dove fondò delle chiese.

Dalla Bibbia, è degno di nota che viene fatta una distinzione tra Macedonia e Grecia. Nella Seconda lettera ai Corinzi, Luca scrive che dopo aver viaggiato attraverso tutte le città macedoni e poi verso ovest fino all'Illirico sulla costa orientale dell'Adriatico, l'apostolo Paolo partì per la Grecia. Lì, l'apostolo Paolo disse ai greci di seguire i macedoni illiri e di etnia albanese come esempio di fede e buone azioni.

Nella foto: San Paolo battezza Lidia e la sua famiglia – Battistero di Santa Lidia Kavala, Grecia.


LEGGI ANCHE:
La via Egnatia ⬇️