🌿 Ci sono parole che non si limitano a essere lette, ma che sembrano quasi "fermare" il tempo, agendo come una bussola per l'anima.
Per me, quando sono immerso nella liturgia Ortodossa a cui ogni domenica Partecipo, ufficiata per grazia di Dio da mio padre, l'invito a *«deporre ogni mondana preoccupazione»* è esattamente questo: un richiamo ancestrale che squarcia il velo della frenesia quotidiana.
Amo questa frase recitata durante la liturgia Ortodossa perché non è un semplice suggerimento gentile; è un atto di liberazione. In un mondo che ci chiede costantemente di accumulare pensieri, ansie e responsabilità, questa esortazione liturgica ci dà il permesso — anzi l'ordine — di posare il carico. È il momento in cui smettiamo di essere "operatori" di una vita stressante per tornare a essere creature capaci di stupore. Ogni volta che la sento, percepisco la sfida radicale che porta con sé: quella di lasciare il rumore alle spalle per varcare, finalmente, la soglia del sacro.
Sei lì, tra le mura della chiesa. L’aria è densa di incenso, le preghiere risuonano con una cadenza antica e il coro eleva canti che sembrano toccare il soffitto. Le porte del cielo si stanno aprendo. Ma, se sei onesto con te stesso, la tua mente è rimasta fuori, ferma nel parcheggio o incastrata tra le scadenze della settimana.
Bollette da pagare. Lo stress dell’ufficio. Quella conversazione finita male. Quella frase che ti ha ferito e quella risposta tagliente che avresti voluto dare ma che ti è rimasta in gola. Siamo fisicamente al cospetto del Divino, ma psicologicamente siamo ancora immersi nel rumore del mondo.
Un Comando, Non una Poesia
Poi, nel cuore della celebrazione, risuonano parole che abbiamo sentito mille volte:
“Noi che misticamente raffiguriamo i cherubini ed alla Trinità vivificante cantiamo l'inno Trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione”.
Siamo abituati a considerare queste frasi come belle decorazioni liturgiche, immagini poetiche per creare l’atmosfera. *NON LO SONO.* Queste parole non sono opzionali e non sono simboliche. *SONO UN COMANDO.*
La Chiesa Ortodossa non ci sta invitando a cercare un vago senso di pace interiore. Ci sta chiamando a compiere un atto radicale, quasi violento contro la nostra natura distratta: *deporre tutto.* Rifiutare attivamente di portare il caos del quotidiano nel momento esatto in cui il Re di tutti sta per fare il Suo ingresso.
La Gerarchia Invertita
Il problema è che abbiamo cercato di far entrare la Liturgia nella nostra vita caotica, sperando che ne smussi gli angoli. Ma la verità è un'altra: *la Liturgia non è fatta per adattarsi alla tua vita. È la tua vita che deve essere riorganizzata intorno ad essa.*
Se non riusciamo a mettere da parte le preoccupazioni terrene nemmeno per un istante, non è perché la funzione sia noiosa o il coro stonato. È perché qualcos’altro ha una presa più forte sul nostro cuore. Abbiamo permesso allo stress di modellarci così profondamente che, persino davanti a Dio, non riusciamo a smettere di essere schiavi del "fare".
Il Vero Lavoro Interiore
Essere presenti non basta. La differenza tra partecipare a una funzione e accogliere veramente il Re risiede nelle risposte che daremo a queste domande scomode:
- *A cosa ti aggrappi* con tanta forza da rifiutarti di mollarlo anche per un'ora?
- *Cosa occupa il trono della tua mente* quando sei al cospetto di Dio?
- *Cosa ti ha plasmato* così tanto da renderti incapace di stare in silenzio?
Il Re sta arrivando
Non stiamo assistendo a una recita sacra. Stiamo entrando nel Paradiso stesso, scortati invisibilmente dalle schiere angeliche. È un momento di una dignità e di una potenza inimmaginabili.
Quindi, la prossima volta che saremo in Chiesa, quando sentiremo quelle parole, non lasciamole scivolare via come acqua sul vetro. *Lottiamo per quel momento.* Combattiamo contro la distrazione. Deponiamo le armi della nostra ansia.
"Deponiamo ogni mondana preoccupazione."
Lasciamo andare tutto. Perché il Re sta arrivando, ed Egli è degno della nostra completa, nuda e assoluta attenzione.
Benedetto sia il Re dei Re 🙏🏽
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