Nella tradizione della Chiesa Ortodossa, il cammino che conduce dalla Resurrezione di Cristo alla Pentecoste è scandito da domeniche tematiche di profonda intensità teologica e spirituale. La *Sesta Domenica di Pasqua* è dedicata a uno dei miracoli più simbolici dei Vangeli: la guarigione del cieco nato, tratta dal capitolo 9 del Vangelo secondo Giovanni.
Questa ricorrenza non celebra semplicemente un atto di compassione fisica, ma offre una metafora potente sulla transizione dalle tenebre dell'ignoranza spirituale alla luce della fede.
Il Racconto Evangelico e il Fango Creatore
Il brano evangelico racconta di un uomo cieco dalla nascita. I discepoli, influenzati dalla mentalità del tempo, chiedono a Gesù di chi sia la colpa di tale sventura: del cieco stesso o dei suoi genitori? La risposta di Cristo ribalta la logica del castigo divino:
"Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché in lui siano manifestate le opere di Dio." (Gv 9,3)
Gesù compie poi un gesto singolare: sputa in terra, fa del fango con la saliva, lo spalma sugli occhi del cieco e gli ordina di lavarsi nella piscina di Siloe (che significa "Inviato"). L'uomo va, si lava, e torna che ci vede.
La simbologia dei Padri della Chiesa
I Padri della Chiesa (come San Giovanni Crisostomo) hanno visto in questo fango un richiamo diretto alla *Genesi*, quando Dio plasmò l'uomo dalla polvere della terra. Cristo, usando la terra, si rivela come il Creatore stesso che "completa" la sua opera, donando gli occhi a chi non li aveva mai avuti.
I Tre Livelli di Cecità e di Vista
L'articolo liturgico di questa domenica si sviluppa su un contrasto stridente tra la vista fisica e quella spirituale, evidenziando tre dinamiche:
1. *Il Cieco Nato:* Non ha mai visto la luce del sole, ma possiede un cuore pronto. Dopo la guarigione, non si limita a godere della vista, ma difende coraggiosamente Gesù davanti ai Farisei, arrivando a riconoscerlo e adorarlo come Figlio di Dio (*"Credo, Signore!"*). La sua cecità fisica si trasforma in una perfetta illuminazione spirituale.
2. *I Farisei:* Hanno una vista fisica perfetta, ma sono spiritualmente ciechi. Chiusi nel loro legalismo (il miracolo avviene di sabato), rifiutano l'evidenza del miracolo e l'identità di Cristo. La loro presunzione di "vedere" e conoscere la Legge diventa la condanna della loro cecità permanente.
3. *L'Umanità Intera:* La liturgia Ortodossa identifica l'intera umanità nel cieco nato. A causa del peccato, l'uomo nasce spiritualmente cieco, incapace di vedere la vera Luce (Cristo).
La Dimensione Liturgica e l'Inno
Nelle celebrazioni Ortodosse, i canti liturgici di questa domenica uniscono la gioia pasquale (che risuona ancora nel canto del *Krishti u Ngjall* - "Cristo è risorto") alla preghiera di guarigione interiore.
L'inno della giornata esprime chiaramente questa richiesta di soccorso spirituale:
"Avendo gli occhi dell'anima accecati, a Te vengo, o Cristo, come il cieco nato dalla nascita, e nella penitenza Ti grido: Tu sei la Luce splendente di coloro che sono nelle tenebre!"
Questo inno trasforma l'evento storico in un'esperienza personale per il fedele: ognuno è invitato a riconoscersi cieco e a chiedere l'illuminazione.
Verso l'Ascensione
La Domenica del Cieco Nato è anche l'ultima domenica del tempo pasquale prima della festa dell'*Ascensione* del Signore (che cade il giovedì successivo, quaranta giorni dopo Pasqua).
Il messaggio è programmatico: prima di salire al cielo e sottrarsi alla vista fisica dei suoi discepoli, Gesù lascia un ultimo grande insegnamento. Non serve vederlo con gli occhi della carne per credere; ciò che conta è lo sguardo del cuore purificato dal "lavacro" della fede (rappresentato dalla piscina di Siloe, prefigurazione del Battesimo).
In un mondo spesso accecato da ideologie, distrazioni e materialismo, la Sesta Domenica di Pasqua Ortodossa risuona come un invito terapeutico: lavare via il fango dell'orgoglio per iniziare, finalmente, a vedere il mondo alla luce della Resurrezione.
https://t.me/DerekRasTafarI

