🌿 Nel cuore del VII secolo, mentre la penisola arabica era attraversata da tensioni religiose e sociali, una figura emerse come simbolo di giustizia, tolleranza e dialogo interreligioso: l’imperatore Armah, conosciuto anche come Ashama ibn Abjar o An-Naǧāshī. Sovrano del potente regno di Aksum (nell’attuale Etiopia), Armah è ricordato soprattutto per un episodio che segnò profondamente la storia dei rapporti tra cristianesimo e islam.
Tra il 613 e il 615 d.C., i primi seguaci del profeta Maometto affrontavano dure persecuzioni nella città della Mecca. Per sfuggire a violenze e repressioni, un gruppo di musulmani intraprese quella che sarebbe passata alla storia come la Prima Egira, cercando asilo oltre il Mar Rosso, proprio nel regno di Aksum, in Etiopia.
Fu qui che entrò in scena Armah. Nonostante fosse un sovrano cristiano, accolse i rifugiati con apertura e senso di giustizia, offrendo loro protezione e libertà religiosa. La sua decisione non fu casuale, ma basata su un attento ascolto e su una profonda convinzione etica.
Preoccupati dalla fuga dei musulmani, i capi della Mecca inviarono emissari presso la corte di Armah, chiedendo l’estradizione dei rifugiati. Il sovrano, però, non prese una decisione affrettata. Convocò entrambe le parti e ascoltò le argomentazioni dei musulmani, tra cui spiccava la figura di Ja'far ibn Abi Talib.
Secondo la tradizione, Ja'far recitò alcuni versi del Corano riguardanti la figura di Maria e di Gesù, elementi familiari anche alla fede cristiana. Questo momento toccò profondamente Armah, che riconobbe una comunanza spirituale tra le due religioni. Di conseguenza, rifiutò le richieste dei delegati meccani e garantì ai musulmani il diritto di restare.
La scelta di Armah ebbe conseguenze durature. Permise ai primi musulmani di sopravvivere in un momento critico e contribuì a rafforzare i legami tra il nascente islam e il mondo cristiano dell’Africa orientale. La sua figura è ancora oggi celebrata nella tradizione islamica come esempio di sovrano giusto e protettore dei perseguitati.
Inoltre, secondo alcune fonti, Armah sviluppò un rapporto di rispetto reciproco con Maometto, un legame che trascendeva le differenze religiose e si fondava su valori condivisi di giustizia, compassione e fede.
L’episodio della Prima Egira verso Aksum rappresenta uno dei primi esempi storici di asilo politico e convivenza religiosa. In un’epoca spesso segnata da conflitti, la decisione di Armah dimostra come il dialogo e la comprensione possano prevalere sulla paura e sull’intolleranza.
Ancora oggi, la storia di Armah risuona come un potente promemoria: la protezione dei perseguitati e il rispetto reciproco tra culture e religioni sono valori universali, capaci di attraversare i secoli e parlare al presente.
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