domenica 22 febbraio 2026

ORFEO🪉

 

"Dua të ju rrëfenjë një rrëfim!"
- Voglio raccontarvi una storia!-

Orfeo è una delle figure più emblematiche della mitologia classica, spesso descritto come il "cantastorie" o il "divino cantore" per eccellenza.

È il simbolo del musicista ispirato, un cantore la cui arte trascende la morte.

Il nome Orfeo viene erroneamente fatto derivare dal greco Orpheus, Ὀρφεύς, dandogli un'etimologia discussa e incerta, che impropriamente e in maniera forzata viene spesso legata a significati di oscurità, lutto o isolamento da orphne ("oscurità della notte") o orphanós ("orfano", "solo"), richiamando artificiosamente il suo viaggio infernale e la tragica perdita di Euridice, non esprimendone però il simbolo. Questo dismostra anche come gli elleni abbiano distorto non solo il nome ma anche la storia.

Queste imprecisioni e insicurezze avvengono perché i linguisti hanno imparato a non guardare oltre la lingua greca e le loro radici empiriche. Trascurano anche il fatto che tutti i personaggi mitologici non sono personaggi greci né etnicamente né linguisticamente parlando, ma sono tutti personaggi preistorici e pre-ellenici a cui in seguito gli ellenisti hanno attinto.

Quindi possiamo benissimo tradurre i nomi dei personaggi mitologici nella lingua pre-ellenica per eccellenza che viene sempre scartata dai linguisti accademici e filogreci, ed è la lingua da cui deriva proprio il greco e il latono, cioè l'albanese, una lingua primeva formata da parole sillabiche e monosillabiche che esprimono simboli.

Su questo Girolamo De Rada era molto chiaro:

📜 "Gli dei del paganesimo hanno tutti nomi derivati da radici albanesi. È chiaro quindi che per il culto di Dio e della natura dobbiamo fare riferimento ai Pelasgi [cioè gli albanesi]. Dopo la trasformazione del Dio Unico in un dio multiforme e antropomorfo seguirono gli idoli, che avevano nomi perfettamente albanesi che ne esprimevano i simboli."
(Girolamo De Rada)

In definitiva il nome di Orfeo o Orpheus ha la sua radice semantica e il suo perfetto significato nella parola Albanese-Arbëresh RRFEU, RRËFEU che letteralmente significa "COLUI CHE RACCONTA".

Abbiamo quindi: RRFE, RRËFE storia, racconto; RRFIM, RRËFIM storia, racconto; RRFEU, RRËFEU, RRFEJTI, RRËFEJTI ha raccontato; RRFEJ, RRËFEJ raccontare, racconta; RRFINJ, RRËFINJË, RRËFENJË racconto, raccontare. ecc...

Il nome Orfeu si divide perfettamente nell'Arbëresh: O = verbo essere (ë, është); RRFEU, RRËFEU = colui che racconta. Abbiamo quindi l'agglutinazione Orfeu = "È colui che racconta" ovvero "è il cantastorie".

Ecco quindi ancora una volta dimostrato che come De Rada insegna, solo la lingua albanese, e non quella greca, descrive ed esprime perfettamente il simbolo del nome dei personaggi della mitologia classica.

📜 Platone nel Cratilo raccomanda vivamente agli scrittori suoi contemporanei: "di trovare la derivazione degli elleni vocaboli nella lingua dei barbari, dalla quale gli elleni molte parole avevan preso."

📷 Orfeo è sempre rappresentato con il cappello frigio, copricapo albanese caratteristico dalla tribù Ciam Albanese d'Epiro. I Brigi o Frigi erano un'antica tribù albanese che occupavano l'odierna Albania centrale e alcune parti dell'Epiro e della Macedonia (sinonimi di Albania) della Tracia e dell'odierna Turchia. Orfeo è sempre rappresentato anche con la Lira con cui era capace di comunicare attraverso il suo suono con gli animali della terra e le creature dell'oltretomba.

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sabato 21 febbraio 2026

🇦🇱 ALBANESI SCOLPITI SULLA FACCIATA DI CASTEL NUOVO DI NAPOLI 🟡🔴.

 

📷 L'immagine mostra un dettaglio dell'Arco Trionfale di Castel Nuovo, noto anche come Maschio Angioino, situato a Napoli. L'Arco è stato costruito per celebrare l'ingresso del re Alfonso V d'Aragona a Napoli nel 1443. 

La scultura rappresenta il corteo trionfale di Alfonso V d'Aragona dove sono ben visibili dei soldati mercenari Albanesi con indosso il tradizionale abito a kilt Albanese.

Il testo latino in basso recita "ALFONSVS REX HISPANVS SICVLVS ITALICVS PIVS CLEMENS INVICTVS".

"Alfonso Re Ispano (Aragonese), Siciliano, Italico (di Napoli), Pio, Clemente, Invitto."

L'opera si trova all'ingresso del Castel Nuovo di Napoli.

⚔️ L'entrata trionfale di Alfonso d'Aragona a Napoli, avvenuta il 26 febbraio 1443, segnò l'insediamento definitivo della dinastia aragonese sul trono napoletano dopo la conquista della città nel giugno 1442.

Sebbene la presenza strutturata di mercenari Albanesi (noti come stradioti) sia particolarmente documentata negli anni immediatamente successivi, in particolare con l'alleanza con Skanderbeg e la loro migrazione nel Regno a partire dal 1448, gli Albanesi ebbero un ruolo fondamentale negli eventi militari e politici che consolidarono il potere di Alfonso.

L'ingresso trionfale del 1443, descritto come una cerimonia all'antica con un carro d'oro immortalato nel famoso Arco di Trionfo del Maschio Angioino a Napoli testimonia con chiarezza la presenza dei mercenari Albanesi. I mercenari Albanesi continuarono a servire con valore sia gli Aragonesi che, successivamente, i Borbone.

Alfonso d'Aragona, dopo aver conquistato il trono di Napoli, dovette affrontare la resistenza interna dei baroni. La presenza dei contingenti albanesi, rinomati per il loro valore, fu fondamentale per consolidare il suo potere.

Nel 1448, un contingente di soldati Albanesi guidato dal condottiero albanese Demetrio Reres e dai figli Giorgio e Basilio intervenne in aiuto di Alfonso V d'Aragona, re di Napoli, per sedare le rivolte dei baroni calabro-siciliani fedeli agli Angiò. Per i servizi resi, Reres fu nominato governatore di Reggio e in cambio dei servigi militari, ai soldati albanesi furono concesse terre in Calabria, Sicilia, Puglia, Molise, portando alla nascita di villaggi che hanno conservato la lingua e il "rito bizantino", formando le prime comunità Arbëreshe 🇦🇱.

La presenza di truppe albanesi era legata anche all'alleanza tra Alfonso d'Aragona e l'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, che ricevette supporto contro l'Impero Ottomano.


giovedì 19 febbraio 2026

Yekatit 12 - GIORNO DEI MARTITI D'ETIOPIA- 19 febbraio


 Crimini cattolico-fascisti in Etiopia:

"...abbiamo sentito che il Papa di Roma aveva dichiarato la legittimità [della guerra] e riconosciuto l'occupazione italiana dell'Etiopia. Ciò è stato riferito dalla stampa."
(Haile Selassie, Re dei Re)

Il Clero del Vaticano benedì l'Esercito Fascista Italiano per commettere crimini di guerra in Etiopia!!!!

Il Vaticano fu pienamente complice dei fascisti italiani nei crimini contro l’Etiopia. In seguito al Trattato Lateranense tra Papa Pio XI e Mussolini, il Vaticano e i fascisti lavorarono in piena collaborazione per facilitare e perseguire la guerra che provocò una così enorme devastazione in Etiopia.

Nonostante il comportamento esemplare e autenticamente cristiano del Re dei Re e dell'Etiopia, il Vaticano non h mai finora rilasciato alcun pronunciamento ufficiale contro il suo pesante coinvolgimento nell'invasione fascista e anticristiano, ed ha anzi ignorato o occultato gli stessi eventi. Apparentemente, nella concezione vaticana, lo sterminio di 1 milione di esseri umani in Etiopia ha meno valore di molti degli omicidi per i quali sono state invece espresse scuse formali.

L’Etiopia tenderà le mani verso Dio (Salmo 68:32)

"Prego Dio Onnipotente affinché risparmi alle Nazioni le terribili sofferenze che sono state appena inflitte al mio popolo, e di cui i capi che qui mi accompagnano sono stati inorriditi testimoni.

È mio dovere informare i governi riuniti a Ginevra, responsabili quali sono della vita di milioni di uomini, donne e bambini, del mortale pericolo che li minaccia, descrivendo loro il destino che ha colpito l’Etiopia. Non è soltanto contro i combattenti che il governo italiano ha fatto la guerra. Ha attaccato soprattutto persone molto lontane dal fronte, al fine di terrorizzarle e sterminarle.

... il comando italiano, temendo una disfatta, ha seguito la procedura che è ora mio dovere denunciare al mondo. Irroratori speciali sono stati installati a bordo degli aeromobili in modo da poter vaporizzare, su vaste aree di territorio, una fine, mortale pioggia. Gruppi di nove, quindici, diciotto aeroplani si susseguivano in modo che la nebbia che usciva da essi formasse una distesa continua. Fu così che, a partire dalla fine di gennaio del 1936, soldati, donne, bambini, bovini, fiumi, laghi e campi furono irrorati con questa pioggia mortale. Al fine di uccidere sistematicamente tutte le creature viventi, al fine di avvelenare con certezza le acque e i pascoli, il comando italiano ha fatto passare più e più volte i suoi velivoli. Quella fu la loro principale strategia di guerra.

... Il vero affinamento nella barbarie consisté nel portare la devastazione e il terrore nelle parti più densamente popolate del territorio, i punti più lontani dalla scena delle ostilità. Lo scopo era quello di spargere paura e morte su una gran parte del territorio etiope. Queste tattiche di induzione della paura ebbero successo. Uomini ed animali soccombettero. La pioggia mortale che veniva dagli aerei faceva morire con grida di dolore tutti coloro che toccava. Chiunque abbia bevuto l’acqua avvelenata o mangiato i cibi infetti morì con terribili sofferenze. Decine di migliaia di vittime dell’iprite italiana caddero. È per denunciare al mondo civile le torture inflitte al popolo etiope che mi sono deciso a venire a Ginevra. Nessuno oltre Me stesso ed i miei coraggiosi compagni di armi avrebbero potuto portare alla Lega delle Nazioni l’incontestabile prova.

A parte il Regno del Signore non c’è su questa terra una nazione che sia superiore a qualsiasi altra... Dio e la storia ricorderanno il vostro giudizio."

(Haile Selassie, Re dei Re, Luce del mondo - 30 giugno 1936 - Giorno del Giudizio)

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domenica 15 febbraio 2026

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI NOSTRO SIGNORE IYASUS KRESTOS

 

Oggi festeggiamo la presentazione al Tempio di Nostro Signore Iyasus Krestos.

Osservando la legge scritta, l'Amico degli uomini è oggi portato nel Tempio: il vegliardo Simeone lo riceve nelle sue braccia invecchiate esclamando: Ora tu mi lasci andare verso la beatitudine celeste, ti ho visto infatti, oggi, rivestito di carne mortale, tu Signore della Vita e Dominatore della morte.

Oggi, il vecchio Simeone pieno di gioia viene nel Tempio per ricevere nelle sue braccia Colui che diede la Legge a Mosè e che ora la porta a compimento. Egli porta il Verbo del Padre, tiene in braccio l'Eterno fatto carne, rivela la Luce delle nazioni, la Croce e la Resurrezione.

E tu, immacolata -preannunziò Simeone alla Madre di Dio- una spada trafiggerà il tuo cuore quando vedrai sulla croce tuo figlio.

Per le mani di Giuseppe reca doni accetti a Dio: sotto la forma di una coppia di tortore, la Chiesa immacolata e il popolo neo-eletto dei pagani: e due giovani colombe, Egli infatti è il Capo (Ras) della Antica e della Nuova Alleanza.

La Profetessa Anna di FenuEl, sopraggiunta anch'essa in quella stessa ora, lodava Dio e parlava del Bambino a tutti quelli che attendevano la redenzione di Gerusalemme.

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mercoledì 11 febbraio 2026

PLATONE CHI?

 

Mentre il mondo occidentale e cattolico ammirò incondizionatamente Platone tanto che ad esempio, Agostino d'Ipponia nel De Civitate Dei giunse a chiamarlo "sommo teologo" e "ispirato direttamente da Dio", nientemeno; vi ricordo che i Santi Padri Ortodossi condannano con fermezza le false dottrine platoniche della preesistenza delle anime, della metempsicosi, dell'eternità della materia... eccetera eccetera.

Platone come tutti i filosofi ellenisti studiò in Egitto attingendo alla sapienza d'Etiopia e ne distorse il suo reale antico significato facendosi e facendo fare, delle grosse seghe mentali... Ricordatevelo!!!

Mi viene in mente San Luca di Taormina, Santo Ortodosso della Sicilia che quando giunse ai diciotto anni si trovò difronte all'alternativa che all'epoca si poneva a ogni giovane di buona (facoltosa) famiglia: sposarsi o andare all’Università e quindi essere costretto a studiare le aborrite dottrine di Platone. Luca preferì la Vera Sapienza che viene da Cristo nostro Vero Dio: abbandonò nottetempo la casa paterna e si nascose sull'Etna 🌋.



lunedì 9 febbraio 2026

QUANDO NON È FARINA DEL TUO SACCO

 

Molti influenti filosofi e scienziati ellenisti si recarono in Egitto per studiare sotto la guida di sacerdoti e studiosi, assorbendo conoscenze in matematica, astronomia e medicina, che in seguito portarono nel mondo occidentale. Tra le figure chiave figurano Talete, che studiò in Eitto per sette anni, Pitagora (22 anni) e Platone (13 anni), visitando spesso i templi di città come Waset (Tebe) e Ipet Isut (Karnak).

I principali filosofi ellenisti che studiarono in Egitto:

Talete: spesso citato come il primo filosofo greco che in realtà era fenicio e non greco, il quale studiò in Egitto e apprese la geometria e predisse un'eclissi.

Pitagora: matematico siciliano studiò per oltre due decenni in Egitto, apprendendo la matematica e gli insegnamenti delle scuole misteriche, dove imparò "il teorema di Pitagora" esistente in Egitto oltre 1.000 anni prima di lui.

Platone: trascorse 13 anni in Egitto e ne lodò il sistema educativo, incoraggiando i suoi studenti a recarsi lì per acquisire saggezza.

Ippocrate: il "padre della medicina" avrebbe studiato la conoscenza medica egizia da personaggi come Imhotep.

Eudoxus: studiò in Egitto astronomia e geometria, contribuendo alla comprensione ellenica del cosmo.

Solone: visitò l'Egitto per imparare dai sacerdoti e riportò informazioni sulla storia egizia, comprese le storie di Atlantide.

Erodoto: lo storico descrisse l'Egitto come la "culla della civiltà" e ne notò la profonda influenza sul sapere ellenico.

Materie e conoscenze acquisite:

Geometria e matematica: utilizzate in architettura e topografia.

Medicina e anatomia: tecniche egizie e conoscenza delle malattie.

Astronomia e teologia: conoscenza del cosmo e dei sistemi spirituali.

L'influenza del sapere egizio sui pensatori ellenisti fu immensa, con molti filosofi ellenici che consideravano l'Egitto come la fonte di un sapere superiore in scienza, filosofia e religione.

giovedì 5 febbraio 2026

IL MONTE KRIPPENSTEIN 🏔️

 

Nel precedente articolo abbiamo parlato dell'antica presenza illirica in Germania, oggi parleremo della loro antica presenza in Austria.

Dal libro "The Celtic Encyclopedia, Volume 1" di Harry Mountain, p. 83 leggiamo:

"In Austria, gli Illiri sfruttavano le miniere di sale di Gmunden come Già nel 1000 a.C., ma già nel 900 a.C. avevano aperto miniere d'argento a Oberzeiring, vicino ai Celti. Nell'VIII secolo a.C., la cultura illirica iniziò a fiorire sul versante adriatico della penisola balcanica, con un centro a Glasinac, vicino all'odierna Sarajevo."

Un'ulteriore conferma di ciò viene dal fatto che, come in tutte le regioni un tempo abitate da quelli che furono gli antenati degli Albanesi, diversi antichi toponimi austriaci possono essere tradotti solo dalla lingua Albanese.

Uno degli esempi più importanti è il famoso Monte Krippenstein:

Krippenstein è una montagna alta 2.108 m, nota per i suoi panorami incontaminati, situata all'estremità settentrionale dei Monti del Dachstein, nell'Alta Austria.

La scoperta di questo toponimo fu fatta quando il linguista A. Hassanas ricevette dal suo amico H. Shkodra una mappa di questa montagna con il nome un po' familiale; Krippenstein. Questa montagna, nota e protetta come Patrimonio dell'Umanità, è una montagna completamente scoscesa, sfruttata dalle antiche tribù illire fin dal VIII secolo a.C. per l'estrazione del sale in grandi quantità, ed è probabilmente la prima miniera di sale conosciuta al mondo.

E non a caso, questa montagna è ancora oggi chiamata "Montagna di Pietra di Sale"; Krippenstein.

Un antico insediamento illirico che, come vedremo, è quasi sopravvissuto con il suo nome originale.

Infatti la parola KRIPË in albanese significa proprio sale. Mentre la parola STEIN deriva dal tedesco medio-alto che significa roccia o pietra, quindi un nome topografico per qualcuno che viveva su un terreno sassoso o per qualcuno che viveva di una roccia o di un monumento. È anche un nome professionale per un muratore o un tagliapietre.

E come ho scritto prima, non a caso, questa montagna è ancora oggi chiamata "Montagna di Pietra di Sale".

📷 Cito dall'estratto dell'enciclopedia in foto: "Obertraun non è molto luminosa, ma è bella, protetta e custodita dall'imponente Krippenstein. Dove un tempo il fiume Traun aveva un carro di trasporto in legno per L'ESTRAZIONE DEL SALE, i falegnami si stabilirono in un insediamento, dando così vita all'odierna comunità Patrimonio dell'Umanità.

Nel corso del tempo, la bellezza naturale della zona è stata riconosciuta ed è questo che rende Obertraun così attraente per i turisti di oggi. Che siate amanti delle passeggiate nella natura, a piedi o in bicicletta, Obertraun è il posto perfetto con le sue grotte, il fondovalle e le aree boschive.

Il fatto che su questa montagna ci fosse una MINIERA DI SALE ci è stato tramandato anche da una statua eretta lì in questa città, chiamata "Il Custode del Sale".

La statua del minatore di sale che indossa un Plis albanese si trova all'ingresso del paese a ricordo della sua antica ricchezza e cultura illirica dei minatori di sale. Nel 1997, l'UNESCO ha dichiarato questo posto Patrimonio dell'Umanità.


lunedì 2 febbraio 2026

IL MONTE GROẞER ARBER (Grande Arber - Arbëri Madh) 🏔️

 

Nella Germania del sud esiste una montagna chiamata Großer Arber, ovvero Grande Arber, un toponimo che porta il nome antico degli odierni Albanesi (Arbër) conservanto ancora oggi dagli Arbëresh.

La scoperta di questo toponimo Albanese in Germania nasce quando l'amico dello studioso albanese Fahri Xharra, Taulant Lekaj dalla Germania gli scrisse: "Ciao Fahri, la vetta più alta della Foresta Bavarese si chiama "Arbëri Madh" (Großer Arber, ovvero Grande Arber). Oggi, dopo averla trovata per caso sulla mappa, ho iniziato a cercare su Google la coincidenza di questo nome in questa zona. Chi ci risolverà questo mistero? Davvero strano in Germania, il nome Arbër. È una coincidenza o c'è qualcosa che non sappiamo?".

Il Großer Arber, conosciuto come il “Re del Wald Bayerischer” (Re della Foresta Bavarese), è la cima più alta della catena, raggiungendo i 1455,5 m. Offre panorami mozzafiato e una flora subalpina unica, ed è una meta popolare per escursionisti e sciatori grazie a moderni impianti di risalita.

La cima ospita una cappella storica, con il nome di "Arberkapelle" (Cappella Arber), una stazione radar (originariamente costruita durante la Guerra Fredda) ed è famosa per i suggestivi “Arbermandl” – alberi congelati in forme bizzarre dal vento e dal ghiaccio. Numerosi laghi e torrenti nascono sulla montagna, circondata da riserve naturali e sentieri, tra cui impegnativi percorsi escursionistici di lunga distanza. 

Sul versante sud-orientale del Großer Arber si trova il lago Großer Arbersee (Grande Arbersee) e, a nord-ovest e a nord-nord-est del Kleiner Arber (Piccolo Arber), il Kleiner Arbersee (Piccolo Arbersee), entrambi all'interno di una riserva naturale. 

Tra i fiumi e i torrenti che nascono dal monte ci sono: due Arberbach (uno a est e uno a sud), il Geigenbach, l'Hirschaubach, lo Schwellbach, il Seebach, lo Steinbach, il Teufelsbach e il Weidenbach. Il Großer Regen scorre oltre il monte verso nord-est, alimentato nei pressi del monte dall'Arberseeback e dal Teufelsbach, mentre sul versante nord-occidentale il Weißen Regen drena il Kleiner Arbersee, alimentato dal Weidenbach.

Ora il mistero di questo toponimo tedesco di chiara origine Albanese si risolse nel momento in cui il defunto amico dello studioso albanese Fahri Xharra, Musladin Glina, quando era ancora in vita, gli scrisse: 

"Una domanda, onorevole Fahri Xharra? Parli, capisci e parli la lingua tedesca??? Ho libri storici tedeschi che parlano degli Illiri che, 1700 anni prima di Cristo, abitavano la Germania settentrionale, in particolare il Lauzic, dove oggi si trova Berlino. Come prova, per corroborare questo, ho un atlante tedesco che veniva utilizzato nelle scuole tedesche, prima della guerra. Ti interessa?

Mio padre tedesco era un docente, ha lasciato nella sua biblioteca vecchi libri storici, come, ad esempio, "Knaurs Weltgeschichte von der Urzeit bis zur gegenwart" (La storia del mondo di Knaur dalla preistoria ai giorni nostri). È stato pubblicato nel 1935 da Verlag Knaur, Berlino, in caratteri tedeschi antichi. Ho pensato che avrebbe sicuramente scritto di noi Albanesi, gli Illiri, e l'ho trovato: «Nel luogo in cui vivono oggi i tedeschi, c'erano degli Illiri 2000 anni prima di Cristo (i tedeschi stessi vivevano sulla costa a nord)».

Parallelamente a questo libro, scritto da 14 famosi scrittori e storici tedeschi, ho anche un "ATLAS zur Weltgeschichte" (Atlante della storia mondiale) che veniva utilizzato nelle scuole tedesche prima della guerra. Verifica, consolida le affermazioni sugli Illiri che si trovavano nel nord della Germania, in Lusazia (oggi Berlino) 1700 anni fa. Ti invierò una copia di qualcosa di rilevante se ho un indirizzo a cui posso inviartelo. Dobbiamo usarlo per raccontare di più sui tedeschi che ci hanno cacciato dalle nostre terre e, inoltre, che la "Lausiten Kulture" proviene dagli Albanesi. Saluti Musledin Glina".

Da qui nacquero ulteriori scoperte sull'origine del nome della montagna:

Secondo studi recenti, in particolare nello studio di Emerenz Margel "Wem die Kelten den Namen gaben" (A chi i Celti diedero il loro nome), Il nome Arber compare per la prima volta in un documento del 1740 che fa risalire i celti agli illiri, gli antichi abitanti della zona.

"Non è noto il termine esatto che i Celti usavano per "montagna". Tuttavia, i linguisti sono riusciti a ricostruire il celtico a partire da lingue successive, come l'albanese, spiega Hackl. Sappiamo quindi che i Celti, di origine illira, chiamavano un'alta montagna glaciale "A(r)dwikos". Da questo nome derivano non solo le Ardenne, ma anche la montagna più alta della Foresta Bavarese, l'Arber."

Il significato del nome Arber secondo i tedeschi:

Nello studio sopra citato, alla domanda "Was bedeutet der Name Arber?" (Cosa significa il nome Arber?) risponde: 

- "Der männliche Vorname Arber bedeutet der Goldjunge, der Goldbringer." (Il nome maschile Arber significa il ragazzo d'oro, il portatore d'oro.)

Continua facendo l'etimologia della parola:

- "Zur Bedeutung: Ar = Gold (auf albanisch), ber ( bëre oder bëri ) = machen (auf albanisch) Der, der alles zu Gold macht."

Cioè:

"Per quanto riguarda il significato: Ar = oro (in Albanese), ber (bëre o bëri) = fare (in Albanese) Colui che trasforma tutto in oro."

Poi aggiunge:

"Un antico nome per gli Albanesi, perché così venivano chiamati. (Un antico nome per il popolo Albanese (illirico), per questo venivano chiamati Albani.) Un nome presente in tutti i paesi di lingua Albanese. Arber era anche il nome di un importante re illirico (ed è il nome più importante nei paesi di lingua Albanese.) Gli illiri sono gli antenati degli Albanesi di oggi.

Arber è anche il nome di due montagne nella Foresta Bavarese/Boema, nonché il nome di due laghi su queste montagne attorno all'Arber, alto 1.456 m."

Con la nascita degli Illiri, dei Celti e dei Galli, nacquero tre grandi popoli di un'unica radice Arbër, Arbërore, Arbëresh, che a loro volta comprendevano numerose tribù, il cui numero non possiamo nemmeno conoscere.