domenica 25 febbraio 2024

⚡🇪🇹 ETIOPIA, RAPITI E UCCISI QUATTRO MONACI ORTODOSSI.


 Uomini armati legati al gruppo ribelle Oromo Liberation Army hanno attaccato il monastero di Zequala (uno dei maggiori dell’Etiopia), a 50 chilometri da Addis Abeba, dove hanno rapito e successivamente ucciso quattro monaci.

Una breve dichiarazione della Chiesa ortodossa etiope ha identificato le vittime come l’amministratore Abba Teklemariam Asrat, Abba Kidanemariam Tilahun (il segretario del monastero), Abba Gebremariam Abebe (uno studioso di libri sull'educazione ecclesiastica etiope) e l'asceta Hailemariam Woldesenbet.

“L’incidente accaduto a Zequala è molto pericoloso. Padri che non conoscono nient’altro tranne la preghiera e la [vita] ascetica… padri che non possono essere collegati ad alcuna trasgressione sono stati brutalmente giustiziati, uccisi”, ha commentato Abune Mathias, Patriarca della Chiesa Ortodossa etiope. “Ciò richiede una devota preghiera eucaristica per il nostro Paese. È un atto preoccupante quello che viene commesso… è molto molto triste. Preghiamo tutti il ​​nostro Dio”.

La Chiesa Ortodossa etiope Tewahedo ha avanzato l'ipotesi che “il gruppo Oromo Liberation Army abbia un legame clandestino con le autorità governative regionali dell'Oromia per prendere di mira gli appartenenti alla Chiesa Cristiana Ortodossa della regione”. I religiosi hanno dovuto affrontare attacchi incessanti da parte delle autorità governative etiopi e di gruppi armati in diverse parti del paese. Centinaia di seguaci sono stati uccisi e diverse chiese bruciate da quando Abiy Ahmed ha preso il potere come primo ministro nell’aprile del 2018. 

PADRE GJERGJ SULI 🔯🇦🇱

 


Gjergj Suli (1893–1948), noto anche come At Gjergj Suli, era un sacerdote e martire Ortodosso albanese.

Gjergj Suli nacque nel villaggio di Lekël, Vilayet di Yannina, Impero Ottomano oggi moderna Albania meridionale. Il suo cognome suggerisce che la sua famiglia potrebbe essere di origine Souliote, tribù Albanese d'Epiro, e provenire da quella regione. Ha intrapreso i suoi primi studi nella scuola del suo villaggio e in seguito ha frequentato il ginnasio di lingua greca Zosimea a Yannina.

Nel 1922 emigrò negli Stati Uniti, dove trascorse 12 anni a Boston, Massachusetts, e Filadelfia, Pennsylvania. È stato ordinato sacerdote negli Stati Uniti dopo aver frequentato una scuola religiosa. Suli aveva stretti rapporti con Fan Noli, essendo entrambi tra chierici Ortodossi e attivisti di Vatra, la Federazione Panalbanese d'America.

Suli tornò in Albania nel 1934, dove iniziò a lavorare come sacerdote nel suo villaggio natale, poi in altri villaggi come Labovë, Tërbuq, Hundkuq ecc. Era un oppositore del regime italiano instaurato in Albania dopo l'invasione del 1939. Era anche scettico riguardo alle idee bolsceviche che si diffondevano durante la seconda guerra mondiale.

Essendo una persona con un'ampia cultura e conoscenza di diverse lingue straniere, Suli manteneva la corrispondenza con molte persone fuori dall'Albania, molte delle quali erano attivisti di Vatra. La sua vasta corrispondenza fu uno dei pretesti utilizzati dalle autorità comuniste per accusarlo di essere un informatore dei servizi segreti stranieri. Fu arrestato nel 1946 e in seguito subì per diversi mesi la prigione ad Argirocastro. Fu giustiziato da un plotone di esecuzione il 28 gennaio 1948.

I carnefici rossi furono sorpresi dall'atteggiamento di quel Giorgio, che consegnò la sua anima a Dio facendo il Segno della Croce.

Inoltre, la sua biblioteca personale e la corrispondenza furono distrutte.

La Chiesa Ortodossa Autocefala d'Albania ne ricorda l'anniversario della morte come chierico di ampia cultura e che durante tutta la sua vita lavorò con devozione per la Parola di Dio.

DEREK 🔯🔥

venerdì 23 febbraio 2024

ANNIVERSARIO DELLA RIVISTA DEL SOMMO VATE ARBËRESH 🔯🇦🇱

 



Il 23 febbraio 1848 veniva pubblicato a Napoli il primo giornale della storia della stampa albanese, "L'albanese d'Italia".

Questa pubblicazione periodica, considerata la pietra angolare della stampa nazionale, era sotto la direzione di una delle figure centrali del periodo rinascimentale, lo scrittore Arbëresh Girolamo De Rada di Macchia Albanese, in provincia di Cosenza, Calabria.

Il giornale, scritto principalmente in italiano e parzialmente in Arbëresh, fungeva da forum per la comunicazione di messaggi politici, sociali e culturali, nel tentativo di creare e informare l'opinione pubblica della comunità Arbëresh in Italia. A questo scopo, in alcuni suoi numeri, sono state pubblicate numerose notizie sugli sviluppi in Albania e nella regione dei Balcani.

De Rada, che gode degli attributi del "padre" del giornalismo albanese, oltre all'ideazione del periodico, si era fatto carico di portare avanti ogni processo previsto fino alla stampa dei contenuti. In seguito lo aiutò un collega, lo studente Nicola Castagna. Personalità del mondo Arbër, intraprese nel 1883 la pubblicazione della prima rivista in lingua albanese, “Flamuri i Arbërit”.

mercoledì 21 febbraio 2024

PADRE LLAMBO BALLAMAÇI 🔯🇦🇱

 

Harallamb Ballamaçi nacque nel 1850, nel villaggio di Plasë a Korça, in seno a una famiglia albanese con alti sentimenti per la propria lingua. 

Suo padre, Anastas Zograf Ballamaçi, insieme al fratello Kostandin fu uno dei più importanti iconografi albanesi che con il suo pennello decorava le numerose chiese Ortodosse di Korça e dei suoi sobborghi fino al Monte Athos. ⬇️
https://giuseppecapparelli85.blogspot.com/2024/01/kostandin-e-athanas-zografi-attivita.html

In casa Ballamaçi c'erano anche molte copie del sillabario dell'albanese, con il quale Harallambi e i bambini del villaggio impararono a scrivere la lingua albanese parlata sin da piccoli.

Harallamb Ballamaçi ricevette le sue prime lezioni nella scuola cittadina dove gli fu insegnata la lingua greca, quando le Grandi Potenze occidentali fabbricarono lo Stato ortodosso chiamato Grecia e lo sovrapposero ai territori albanesi dell'Arbania meridionale rubando le loro terre tra cui l'Epiro. Successivamente frequentò le lezioni teologiche in un Monastero e indossò l'abito sacerdotale. Nel 1869 Ballamaçi fu nominato sacerdote nella Chiesa Ortodossa di "San Giorgio" a Korça, dove iniziò la sua missione spirituale, religiosa e patriottica.

Nel 1876, il padre di Padre Haralambi, Anastas Ballamaçi, dipinse ad olio il volto dell'eroe albanese Gjergj Kastriot Skënderbeu. Nel 1883 Padre Llambo Ballamaçi fu nominato insegnante nella scuola bizantina della città, dove insegnò segretamente la lingua albanese ai bambini albanesi, perché le scuole albanesi e l'insegnamento della lingua albanese furono vietati dai Turchi e dal Patriarcato ecumenico greco.

Padre Llambo Ballamaçi si è opposto in modo provocatorio e inequivocabile a tutti i falsi dogmi predicati dai turchi ottomani e dal metropolita di Korça il quale diceva che per essere ortodossi bisognava parlare solo greco. Così Padre Llambro si opponeva dicendo: "Essere di religione Ortodossa o musulmana non significa essere greco, valacco o turco".

Nelle condizioni di “assedio religioso”,tutte le azioni compiute da Padre Ballamaçi giunsero all'attenzione della chiesa greca. Il despota di Korça quasi impazzì. Era più facile per lui morire di disperazione, o uccidersi in un canale dove passavano le acque di scarico, che sentir dire che la lingua albanese stava rinascendo. Fece di tutto per denunciarlo al governo turco, nella speranza che quando il Sultano avesse saputo che quest'uomo insegnava la lingua albanese ai bambini di Korça, avrebbe ordinato la decapitazione di Padre Haralambi, ma in realtà ciò non accadde.

Nel 1887, Pandeli Sotiri di Selcka in Argirocastro, nominò il primo insegnante albanese a Korça. Molti ragazzi e ragazze frequentavano quella scuola, ma la chiesa greca faceva del suo meglio per intimidire i genitori che volevano insegnare ai propri figli la lingua albanese. Chiunque avesse portato i bambini a scuola sarebbe stato scomunicato e sarebbe rimasto maledetto di generazione in generazione. Non ci sarebbe stato posto per loro nemmeno nell'aldilà. E la chiesa greca riuscì ad avere successo. I bambini Ortodossi abbandonarono la scuola albanese. L'insegnante rischiava di essere rinchiuso. Adesso il despota di Korça stava quasi morendo di gioia, ma il suo sorriso fu nuovamente tagliato a metà da Padre Llambro Ballamaçi che segretamente continuava and insegnare la lingua albanese.

Padre Llambro stava diventando sempre più spaventoso per la chiesa greca. Situato tra i ponti del fuoco ardente delle crociate medievali, perché da un lato i greco-romani, i turchi ottomani selgiuchidi, i turaniani-bulgari, i macedoni-slavi, gli albanesi che andarono con i Valacchi e dall'altro Il metropolita di Korça che agì contro di lui, tuttavia non si separò né dalla sua Chiesa Ortodossa che predicava la prosperità né dalla scuola che seminava l'albanese, il sapere e la cultura.

Nel dicembre 1912, un gruppo di greci fece la prima visita a casa sua inviando due importanti ufficiali dell'esercito greco, Apostolidhis e Vardas, che minacciarono di ucciderlo se non avesse smesso di insegnare la lingua albanese.

Più volte aveva detto faccia a faccia ai turchi e ai greci che "con le persecuzioni e i massacri la coscienza dei miei connazionali albanesi non poteva essere cambiata".

Il 5 aprile 1914 dieci soldati greci armati si recarono alla casa dove viveva Padre Ballamaçi. Quando circondarono la sua casa, qualcuno degli Andarti greci cominciò a gridare: "Papà Llambro, vieni fuori perché ti cercano!". 

"Parto", disse Padre Ballamaçi ai suoi familiari, "ma non preoccupatevi, andrò e tornerò, come sempre, non è la prima volta che mi succede e voi lo sapete". Il capitano Thrakas accompagnato da diverse guardie, entrò nella casa di Padre Llambro controllando tutto, anche il cassetto dove Padre Ballamaçi teneva i suoi risparmi e da lì presero tutto quello che hanno trovato. Poi tornarono da Padre Ballamaçi, gli saltarono addosso e cominciarono a infilzarlo con le baionette delle loro armi. Il sangue copriva tutto il corpo di Padre Llambo. Cadde e si rialzò, morì e resuscitò. Lo afferrarono e lo portarono verso la costa di Shëndëllia. In tutto quello che stava accadendo, gli abitanti del villaggio guardavano con orrore dalle finestre delle case. Nessuno ha osato aiutarlo. Le guardie greche erano pronte a uccidere chiunque per mezza parola. Piangevano in silenzio e pregavano per Padre Llambo. Riuscì a raggiungere la riva di Shëndëllia, dove crollò e cadde, per non tornare mai più a casa. Insieme a lui fu anche ucciso suo fratello Sotir.

Padre Llambro Ballamaçi era il prete Ortodosso albanese che i greci massacrarono e uccisero perché insegnava la lingua albanese ai bambini e agli illetterati e issava la bandiera albanese con il vessillo di Skanderbeg a Korça. Papa Harallamb Ballamaçi è l'ottavo martire della lingua albanese, dopo i martiri Pjetër Budi, Dhaskal Todhri, Naum Bredhi Vekilharxhi, Anastas Kullurioti, Jani Vreto, Koto Hoxhi e Pandeli Sotiri.

Nella foto: in alto a sinistra Padre Llambo Ballamaçi; a destra la casa di Padre Llambro (alla finestra), i suoi parenti stretti e i patrioti albanesi; in basso i corpi di Padre Llambro Ballamaçi e Sotir, suo fratello con la loro famiglia e gli albanesi di Korca che li piangono.

domenica 18 febbraio 2024

ATENE, QUANDO SI PARLAVA L'ARBËRESH, ERA IL LUOGO DELLA "LINGUA DEGLI UCCELLI" 🔯🇦🇱

 

"Io sono Arvanita e parlo Arvanitika", - questa era la frase ripetuta con orgoglio, da ogni abitante di Salamina, a testimonianza dello storico greco Tasos Karantis. Sulla rivista greca "Raggi dei Greci" sono pubblicati due studi sulla storia degli Arvaniti in Grecia.

Da questi studi risulta evidente che, nella maggior parte delle regioni della Grecia, compresa Atene, la lingua dominante era quella degli Arvaniti o, come lo chiamavano loro, l'Arbëresh.

In una pagina di questa rivista, l’articolo in questione presenta ciò che oggi gli stessi greci negano o cercano di diffamare. I dati provengono dall'opera di Dhimitriu Byzantiu, scritta nel 1836. Ecco cosa scrive, nello specifico: "I visitatori hanno notato con sorpresa che gli abitanti dei villaggi intorno all'Attica, ma fino e all'interno di essa, nel centro della capitale dell'Attica nello stato appena formato, parlavano una lingua che gli Arvaniti più antichi chiamavano: 'Arbëresh', una lingua che era ampiamente conosciuta come Arvanita".

Dopodiché confronta i villaggi greci e quelli Arvaniti-Arbëresh, dove secondo lui non c'era differenza. Addirittura, fino al XX secolo, la lingua prevalente in questi villaggi e all'interno di Atene era l'Arbëresh.

Poi c'è lo studio di uno storico di nome Tasos Karantis, sugli Arvaniti di Salamina, che mostra come i suoi abitanti affermassero con orgoglio: "Eimai arbanitis kai milao arbanitika (Io sono Arvanita e parlo Arvanitika)".

Questi indigeni dissero che "la lingua appartiene ai nostri padri, poiché questa lingua è ricca di sentimento ed espressione, essendo chiamata in modo ancora più poetico: gjuha e zogjve, gjuha e dallëndysheve! (La lingua degli uccelli, la lingua delle rondini!)"

martedì 13 febbraio 2024

PADRE KRISTO NEGOVANI 🔯🇦🇱

 

Il 12 febbraio è l'anniversario dell'assassinio del sacerdote Ortodosso e scrittore albanese Padre Kristo Negovani.

Nato nel villaggio Arbëresh di Negovani (attuale Grecia), un paesino dell'allora regione di Kolonjë (Albania). Studiò ad Atene grazie al generoso finanziamento ed alla protezione di suo padre, Harallambi Çali, che era un ricco mercante, scrittore e patriota albanese che combatté contro gli obiettivi antialbanesi della chiesa ortodossa greca e dei circoli sciovinisti della borghesia ellenica. Egli morì barbaramente massacrato dai soldati greci.

La morte di suo padre, che venne ucciso nel 1891, costrinse Kristo Negovani ad abbandonare gli studi ed a lavorare come insegnante in una scuola elementare, a Leskovik, per mantenere la famiglia. Nel 1894 emigrò a Braila, in Romania, dove lavorò per tre anni come falegname. Qui entrò in contatto con il movimento di rinascita nazionale albanese ed imparò a scrivere nella lingua albanese.

Nel 1897, dopo esser stato ordinato sacerdote, tornò nel suo villaggio natale e continuò il suo lavoro come insegnante. Padre Negovani decise di insegnare presso la propria abitazione la scrittura albanese ad oltre un centinaio di bambini ed adulti albanesi analfabeti. Diverse opere degne di nota scritte in albanese da Negovani furono la Storia dell'Antico Testamento (1899), una Storia della Bibbia (1903) e gli Atti dei Santi Apostoli (1906). Il sacerdote Negovani volle tenere la Divina Liturgia solo in lingua albanese per la sua gente, per far comprendere loro il Vangelo, ma questo non venne apprezzato dalla chiesa ortodossa greca del Fanar.

Il 10 febbraio 1905, Negovani tenne la Divina Liturgia Ortodossa in lingua Arbëresh (Tosk) alla presenza di Karavangelis, vescovo filoellenico del territorio di Kastoria (zona ottomana di lingua albanese, obbiettivo espansionistico territoriale della “Megali Idea”) il quale, uscendo dalla chiesa, pronunciò queste parole: "Spero che l'anno prossimo tu non sia tra i vivi" e denunciò l'uso dell'albanese in massa. 

Due giorni dopo, nella notte di sabato 12 febbraio 1905, il villaggio fu circondato da soldati greci, un gruppo di filo elleni prelevarono Padre Negovani dalla chiesa mentre distribuiva l'anafora. Lo portarono alla periferia del villaggio e lo massacrarono con delle asce dicendo: “Vai adesso a fare propaganda per l'Albania e predicare il Vangelo in albanese”. Insieme a lui uccisero anche suo fratello, Theodos.

L'uccisione di papa Kristo fu pianta da tutti gli albanesi dentro e fuori la madrepatria, tra i quali Zef Skiroi gli dedicò una poesia. In risposta all'omicidio di Padre Kristos, il 9 settembre 1906, la squadra di Bajo Topulli uccise il despota Foti, metropolita di Korça, accusato di essere stato il principale mandante dell'omicidio dei fratelli Negovani.

Uccidersi tra fratelli per delle ideologie umane e nazionaliste è la cosa più triste che ci possa essere sia da una parte che dall'altra. Possa Dio avere misericordia.

domenica 11 febbraio 2024

VENEZIA ILLIRICA 🔯🇦🇱

 

Agli antichi Veneti ci si riferisce anche con i termini "Venetici", "Heneti" o "Eneti" parenti di Enea.

Erodoto ricorda gli "Eneti" tra le tribù pelasgo-illiriche (odierni albanesi) il ramo più occidentale di quell'insieme di popolazioni.

Secondo Catone, i Veneti sono di stirpe troiana albanese imparentati con gli Etiopi, in quanto il fratello del re troiano Priamo, Titone, era il padre di Memnone re d'Etiopia e Persia.

Secondo la storiografia romana, i Veneti sarebbero stati una popolazione proveniente dalla Paflagonia albanese, regione dell'Asia Minore sul Mar Nero. Parteciparono alla Guerra di Troia dove furono da lì espulsi.

A Troia morì Pilemene, il comandante degli Eneti, che, rimasti senza patria e senza guida, si rivolsero ad Antenore. Dopo varie vicende, questi li condusse ad approdare sulle coste occidentali del Mar Adriatico settentrionale. Qui la popolazione scacciò gli Euganei, una popolazione locale che si rifugiò nelle valli alpine e di cui oggi non rimangono tracce rilevanti.

Strabone indica anche i Veneti come celti, una delle tribù asiatiche albanesi che insieme a Bruto d'Albania Epiri dopo la guerra di Troia fondarono la Britannia. ⬇️
https://giuseppecapparelli85.blogspot.com/2024/01/britannia.html

I Veneti si stanziarono dapprima in piccoli villaggi, in seguito iniziarono il disboscamento delle foreste, e si organizzarono in centri abitati sempre più grossi, soprattutto lungo i fiumi Adige, Brenta (dall'albanese Brenda) e Piave.

I Veneti intrattennero rapporti commerciali e culturali con la vicina Etruria di stessa origine. Ebbero poi con Roma rapporti amichevoli e si giovarono dell'aiuto della città laziale di stessa origine per allontanare la minaccia costituita dall'invasione dei Galli: in cambio di protezione, permisero ai Romani di stabilirsi pacificamente nel loro territorio e, in definitiva, di colonizzarlo costruendo strade, ponti e villaggi. Il Veneto non venne quindi conquistato con la forza dai Romani, ma fu inglobato pacificamente e, con il tempo, la cultura veneta si perse e venne sostituita (in parte assimilata) dalle usanze di Roma.

Nella foto: uno dei tre ovali del pittore Paolo Caliari detto il Veronese nel soffitto della Chiesa di San Sebastiano a Venezia, in cui si rievocano le storie bibliche di Ester e di Mardocheo. Ester, ragazza ebrea nella corte del re persiano Assuer, e Mardocheo, suo zio che, insieme ad essa, ormai regina, smaschera un complotto e i piani di annientamento del popolo ebreo da parte di Amman.

Nell'ovale principale è rappresentato "L'INGRESSO TRIONFALE DI MARDOCHEO". La bandiera che accompagna il trionfo 🇦🇱 - rossa e con un’aquila bicefala nera - araldo “Kastriota” o “Arbëresh”, rievoca le vittorie dell'eroe albanese Skanderbeg contro le invasioni turche.

La ricercatrice Lucia Nadin fa notare le congruenze tra la vita di Skanderbeg e quella di Mardocheo, davvero sorprendenti: entrambi presi in ostaggio sin dalla giovinezza e cresciuti in esilio alla corte del re dove, distinti per le loro capacità, aspettavano solo di porsi alla guida, verso la salvezza e la vittoria, del proprio popolo perseguitato, ed entrambi, in modi diversi, sono considerati dei protettori della fede.

venerdì 9 febbraio 2024

VISITA ALLA CASA DI GIROLAMO DE RADA 🔯🇦🇱

 

Girolamo De Rada nacque a Macchia Albanese nel 1814, è stato uno scrittore, poeta e pubblicista Arbëresh. Figlio di un sacerdote della Chiesa italo-albanese, fu fra le più importanti figure del movimento culturale e letterario albanese del XIX secolo. Fu il principale iniziatore della letteratura albanese moderna e si batté per l'indipendenza dell'Albania.

De Rada contribuì in maniera decisiva al sorgere e alla diffusione di una moderna coscienza identitaria sia all'interno della minoranza arbëreshe (albanesi d'Italia), sia tra gli albanesi dei Balcani (Albania e Kosovo, ma anche Macedonia, Grecia e Montenegro), gettando le basi di una moderna e comune letteratura nazionale albanese.

Molte scuole, vie e piazze portano il suo nome nei paesi Arbëresh in Italia, in Albania, in Kosovo e nei paesi albanesi di Macedonia e Montenegro. Anche in molte città italiane (Cosenza, Catanzaro, Cassano Jonio ecc.) ci sono vie dedicate al Poeta.

giovedì 8 febbraio 2024

CHIESA DI SANTA MARIA A MALIGRAD IN ALBANIA 🔯🇦🇱

 

Questa bellissima cappella Ortodossa del XIV secolo si trova sulla piccola isola di Maligrad, all'estremità meridionale del Lago Prespa in Albania.

L’edificio fu realizzato nel 1369 per volere di Qesar Novaku, un nobiluomo locale in onore della Vergine Maria e l'unico modo per raggiungere la chiesa è in barca, un bellissimo viaggio di 10 minuti durante il quale si possono vedere stormi di uccelli e pellicani. Sull’isola c’è un piccolo sentiero che conduce attraverso alcuni alberi di fico fino a una grotta che nasconde la piccola chiesa.

Il posto è tranquillo e indisturbato con un'atmosfera di calma. La cappella è riccamente decorata da antichi affreschi tra i quali vi è raffigurata la famiglia di Novak con sua moglie.

mercoledì 7 febbraio 2024

SVELATA STATUA DI SAN COSTANTINO A ROMA

 

Roma svela una replica in scala 1:1 alta 13 metri dell'antico Colosso di San Costantino il Grande a Villa Caffarelli ⬅️.

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San Costantino il Grande nacque il 27 febbraio 272 da una nobile famiglia illirica-Arber 🔯🇦🇱 a Nish della Dardania 🍐🇦🇱; egli fu il primo imperatore Cristiano e il fondatore di Costantinopoli. Suo padre Costanzo era al tempo di Diocleziano uno dei due Cesari che regnarono in Gallia, Gran Bretagna e Spagna. Il 25 luglio 306 suo padre Costanzo morì a York e Costantino fu proclamato Augusto (imperatore) dall'esercito, composto principalmente da illiri 🇦🇱.

Questa scelta non fu accettata da Galerio e dagli altri generali, che diedero inizio ad una lunga serie di guerre civili. Dopo una serie di eventi storici, Costantino si scontra con Massenzio, figlio di Massimiano nel 312, con la sconfitta di quest'ultimo nella battaglia di Ponte Milvio, alla periferia di Roma.

La battaglia durò diversi giorni ed è nota l’importanza che ebbe nella storia. Costantino, prima della battaglia vide, nel crepuscolo, una visione: sul cielo apparve il simbolo della Croce con la scritta IN HOC SIGNO VICES. 

Cristo, durante la notte, gli sarebbe apparso in sogno
“esortando Costantino ad apporre quel simbolo sugli scudi dei soldati con quei segni celesti di Dio e ad iniziare quindi la battaglia. Egli fece dunque in questo modo e ruotando e piegando su se stessa la punta superiore della lettera greca X , segnò gli scudi con l’abbreviazione della parola Χριστός (Cristo)” (Eusebio di Cesarea)

Con la vittoria, Costantino divenne così l’indiscusso monarca dell’Impero Romano d’Occidente, mentre Licinio regnava su quello d’Oriente. Nel 323 Costantino attaccò e sconfisse anche Licinio e da quel momento sino alla sua morte, avvenuta nel 337, fu il solo sovrano di tutto l’Impero romano, inserendo come stendardo il famoso simbolo illirico dell'Aquila Bicipite 🇦🇱.

Poche persone, nella lunga storia dell'umanità, sono state onorate con il titolo di Grande. Prominente fra loro è senza dubbio San Costantino il Grande. Era davvero grande, non solo nei progetti di prudenza politica, nella gestione finanziaria, nella riforma amministrativa, nell'abilità militare ma anche come persona saggia e coraggiosa. Inoltre nel 313, fu emanato a Milano l’editto di Costantino, con il quale si decretava valida a tutti gli effetti la religione Cristiana accanto alle forme di paganesimo già diffuse nella popolazione dell’impero e la restituzione dei beni alle comunità ecclesiastiche precedentemente confiscate dall’impero durante i periodi di persecuzione. Successivamente ha adottato prevedimenti per incoraggiarne la diffusione del Cristianesimo, convocando i primi Concili Ecumenici, incoraggiando la costruzione di templi e onorando i Santi Martiri.

Famosa è anche la madre di Costantino, Sant'Elena, che nel 326 d.C. si reca a Gerusalemme, dove "con grande fatica e spese ha trovato la Croce di Cristo e altre due croci dei ladroni", scrive lo storico cipriota Leontio Macherà.

San Costantino morì a Nicomedia, in Bitinia, il 22 maggio 337, dopo aver ricevuto il santo Battesimo e i suoi resti furono conservati nella Chiesa dei Santi Apostoli da lui stesso costruita.

Costantino è stato dichiarato santo dalla Chiesa Ortodossa e la Chiesa d'Oriente lo considera il più grande santo.