mercoledì 31 dicembre 2025

MEGALITI MEDITERRANEI E LA MEMORIA PELASGICA DELLA CALABRIA.

 

La presenza di strutture megalitiche nel sud Italia come Menhir, Dolmen e costruzioni litiche arcaiche, si inserisce in un più ampio quadro mediterraneo che rimanda a popolazioni preclassiche, anteriori alla grecizzazione e alla romanizzazione dell’Italia meridionale. 

Le fonti antiche ricordano con insistenza i Pelasgi, popolo antico i cui odierni discendenti sono gli Albanesi-Arbëresh, definito dagli autori elleni come autoctono pre-ellenico e diffuso in vaste aree dell’Egeo, dei Balcani e dell’Italia arcaica.

Questo Dolmen fotografato nel territorio del Pollino, in KalArbëria è totalmente sconosciuto e non va interpretato come un semplice manufatto isolato, bensì come parte di un sistema simbolico e culturale legato alla sacralizzazione del territorio, collegato all'antico Calendario Litico pelasgo-albanese del paese Arbëresh di Ejanina PrushYlli scoperto e studiato dall'amico Antonio Parapungna.

L’erezione di grandi pietre verticali è attestata in molte regioni considerate pelasgiche o pre-elleniche: Epiro, Tessaglia, Beozia, Creta, Sardegna e Italia meridionale. Tali strutture rispondono a una concezione del sacro cosmico e tellurico, in cui la pietra funge da asse di connessione tra cielo, terra e comunità umana.

Le fonti classiche (Erodoto, Strabone, Dionigi di Alicarnasso) concordano nel descrivere i Pelasgi come portatori di una cultura antichissima, precedente all’ellenismo, caratterizzata da una lingua arcaica (Albanese-Arbëresh), da culti naturali e da forme architettoniche monumentali in pietra. Non è casuale che molte aree megalitiche del Mediterraneo siano state successivamente reinterpretate, riutilizzate o “ellenizzate”, perdendo la loro attribuzione originaria.

Nel contesto calabrese, il megalitismo appare come una testimonianza materiale di continuità culturale, più che come un fenomeno importato. La persistenza di toponimi arcaici che possono essere interpretati e tradotti solo con la lingua Arbëresh, culti rupestri, orientamenti astronomici e ritualità legate al sole e alla fertilità rafforza l’ipotesi di una stratificazione culturale profonda, in cui l’elemento pelasgico rappresenta uno dei livelli più antichi.

In questa prospettiva, il Dolmen con il Calendario di Ejanina PrushYlli non è soltanto un reperto archeologico, ma un documento di memoria, un segno inciso nel paesaggio che rimanda a una civiltà precedente alla scrittura storica, ma non per questo priva di ordine, sapere e simbolismo. La sua sopravvivenza fino ai nostri giorni interroga la ricerca contemporanea sulla necessità di superare letture esclusivamente classiche o coloniali del passato mediterraneo.

Non a caso il popolo Albanese-Arbëresh, emigrando dall'Arbëria Illiro-Balcanica, si stanziò esattamente in questi luoghi dove i loro antenati Pelasgi vi avevano già posto le loro radici, molto tempo prima degli elleni.

Riconsiderare il ruolo dei Pelasgi e del megalitismo significa, dunque, riaprire il dibattito sulle origini plurali dell’Europa, riconoscendo che la storia non nasce con i greci, ma viene da molto più lontano nel tempo, dagli Arbëresh, la popolazione più antica d'Europa.

martedì 30 dicembre 2025

EREBO - Ἔρεβος

 

 Ἔρεβος cioè Ere-bë-s, una delle prime entità fisiche derivate dal Caos (KAU 🐂) era la personificazione dell'oscurità, uno degli "dei" primordiali. I linguisti stranieri di tutti i tempi hanno trattato l'etimologia di questo nome come di origine sconosciuta, perché hanno imparato a non guardare oltre la lingua greca e le loro radici empiriche. Ma possiamo farlo nella lingua pre-ellenica per eccellenza da cui deriva proprio il greco, cioè dall'albanese con grande facilità, partendo dal fatto universalmente accettato che:

Ἔρεβος = oscurità, tenebre (ita) = err, errësirë (alb)

📜 Platone nel Cratilo raccomanda vivamente agli scrittori suoi contemporanei: "di trovare la derivazione degli elleni vocaboli nella lingua dei barbari, dalla quale gli elleni molte parole avevan preso."

📜 "Molti nomi, anche nella mitologia greca, non sono di origine greca e altri sono stati grecizzati in modo imperfetto." (Arthur Evens, Scripta Minoa II, 1952, c.67)

Il sostantivo errësirë in albanese deriva indiscutibilmente dal verbo transitivo:

Err — transitivo buio, oscurità, tenebre
Err-em — riflessivo buio

Err -> Ἔρεβος = Erebës ~ in albanese letteralmente significa che fa buio. Con un'interpretazione di buio o di colui che fa errësirê, buio.

U Err —> si è fatto buio, si è oscurato
Errët —> buio, oscuro
Err —> non vedo, perché l'oscurità è l'assenza di luce.

I tre sinonimi albanesi:

Errët (buio), Darkë (cena), Nat (notte)
hanno rispettivamente un analogo nella lingua esiodiana, in inglese e in molte altre lingue dell'Irlanda del Nord.
📜 "Gli dei del paganesimo hanno tutti nomi derivati da radici albanesi. È chiaro quindi che per il culto di Dio e della natura dobbiamo fare riferimento ai Pelasgi. Dopo la trasformazione del Dio Unico in un dio multiforme e antropomorfo seguirono gli idoli, che avevano nomi perfettamente albanesi che ne esprimevano i simboli."
(Girolamo De Rada)

📜 "Se volete scoprire la storia prima di Cristo e la scienza di quel tempo, dovreste imparare la lingua albanese."
(Gottfried Wilhelm Leibniz)

mercoledì 24 dicembre 2025

ALLA GROTTA DELLE SIRENE 🗣️🧜🏽

 

👉🏽 Insieme al Vorea CampSite 🌬️⛺ di Frascineto, siamo andati a visitare la Grotta delle Sirene 🗣️🧜🏽.

🌿 La Grotta delle Sirene di Castrovillari (o Grotta della Sirena), a pochi chilometri dal Calendario pelasgo-Illiro di Ejanina PrushYlli 🔥☀️ scoperto dall'amico Antonio ☀️ 🐐, è un sito archeologico e panoramico nel Parco del Pollino (Pollino da voc Alb. Pjell Yni o Joni, nostra prole, nostra stirpe), antica zona abitata dalle primitive popoplazioni pelasgo-albanesi, antica area di sosta preistorica collegata alla "via dell'ossidiana" Eolie-entroterra (Eolie 🌋 equivale a voc. Alb. Ë Yllje, che dinota zona bruciante, zona che divampa, zona luminosa, zona divina) tra Ionio e Tirreno, un vero e proprio punto di osservazione naturale da cui si poteva dominare un’ampia porzione di territorio fino al litorale ionico, cruciale per lo scambio di materie prime, con reperti che testimoniano frequentazioni dal Mesolitico (8500 a.C.) e oltre, offrendo viste mozzafiato sul Mar Ionio (Mar Ionio equivale a voc. Alb. Deti Joni, Mare Nostro).

La sua posizione e il suo nome la legano alle leggende delle Sirene, figure mitologiche dell'Odissea raccontate da Omero (Omero è titolo Alb. I Miri, il giusto).

La Sirena è una creatura dell'antica mitologia pelasgo-albanese, ma anche del folklore popolare, raffigurata con la parte superiore del corpo di donna, e quella inferiore di uccello, o, in epoca successiva, di pesce. Il canto melodioso delle sirene ammaliava i naviganti e provocava naufragi esercitando sugli uomini un mortale incantesimo.

Molti studiosi hanno cercato di far risalire il significato della parola Sirena dal latino o dal greco fallendo, perché non hanno preso in esame la lingua mediterranea pre-ellenica e pre-latina per eccellenza, ovvero il Pelasgo-Albanese, da cui provengono i miti antichi e i nomi delle antiche divinità e toponimi.

📜 Platone nel Cratilo raccomanda vivamente agli scrittori suoi contemporanei: "di trovare la derivazione degli elleni vocaboli nella lingua dei barbari, dalla quale gli elleni molte parole avevan preso."

📜 "Molti nomi, anche nella mitologia greca, non sono di origine greca e altri sono stati grecizzati in modo imperfetto." (Arthur Evens, Scripta Minoa II, 1952, c.67)

L'origine etimologica della parola Sirena viene dai vocaboli pelasgo-albanesi ZË o ZËR (voce) e RREN o RREM (falso, bugiardo, che inganna), quindi Sirena non è altro che ZË RREM o ZËR RREM agglutinato in ZËRREM o ZËRREN ovvero VOCE CHE INGANNA, VOCE FALSA, VOCE BUGIARDA. Questo coincide perfettamente con ciò che erano considerate le Sirene, esseri che ingannavano i mal capitati con il loro canto ammaliatore.

Non fatevi ingannare dalle Sirene!!!

DEREK🔯🔥
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