lunedì 5 gennaio 2026

L'INCARNAZIONE

 

Dio stesso è apparso nella carne

🌿 Noi Cristiani Ortodossi Tewahedo d'Etiopia che seguiamo l'antico calendario ecclesiastico ci stiamo avvicinando alla celebrazione della Natività di Cristo, Nostro Signore. Il 7 gennaio ci riuniremo tutti in monasteri, cappelle, chiese e cattedrali per celebrare la Liturgia della Natività di Nostro Signore, Dio e Salvatore, Gesù Cristo.

L'incarnazione stessa del Figlio di Dio e la Sua venuta nel mondo è uno degli eventi più grandiosi della storia dell'umanità. Che Dio stesso abbia assunto la nostra immagine e abbia UNITO la Sua Divinità alla nostra umanità è uno dei grandi misteri della nostra fede.

Una Vergine, che con la sua umiltà ha obbedito alla volontà di Dio, accettando di diventare un tabernacolo vivente dello stesso Dio che l'aveva creata, e che con la sua obbedienza è diventata la prima discepola del Signore e la Nuova Eva, ha inaugurato la nostra salvezza.

Con la Sua condiscendenza la salvezza entrò nel nostro mondo e il potere della morte fu sconfitto. Il Verbo stesso di Dio, per mezzo del Quale l'intero cosmo venne all'esistenza, divenne un piccolo bambino, nato da una donna. In quel momento i demoni tremarono, sapendo di aver già perso la loro battaglia e che la ribellione contro Dio aveva visto la loro fine.

Rinasciamo nello spirito, trasformati e resi integri dal Dio vivente della Luce. Insieme agli angeli e a tutte le schiere celesti, cantiamo:

Alleluia, Alleluia, Alleluia, Signore Dio degli eserciti, il cielo e la terra sono pieni della Tua gloria.

Con amore in Cristo,
Bro Yo-Seyf 🙏🏽

sabato 3 gennaio 2026

JANINA, LA CAPITALE DELL'ALBANIA (1855) 🏰🇦🇱.

 

✨ Dedico questo articolo a mia madre e ai miei nonni materni della stirpe delle tribù Epirote dei Iannino e Antico, discendenti diretti di Noè. 👑

📷 Nella foto: Litografia di George de la Poer Beresford, ispirata al capolavoro del celebre pittore e viaggiatore britannico Edward Lear. 🎨🧳

In questa suggestiva litografia, in primo piano sono raffigurati degli Albanesi in costume tradizionale, che indossano con orgoglio la fustanella, l'abito simbolo della regione. Alle loro spalle, la città di Janina si erge nel paesaggio 🌄, caratterizzata dal suo castello fortificato e dalla splendida superficie del suo lago, abbracciata dalle aspre cime dei Monti Pindo. La composizione non è semplicemente un paesaggio; è una testimonianza culturale e storica dell'importanza della città durante il XIX secolo.

🌿 Gli Albanesi sono discendenti dei Pelasgi (da voc. Alb. Pjell Lashtë, Prole Antica) in Epiro, o Albania Meridionale, come le tribù Epirote sono sempre state chiamate Pelasgi e gli Albanesi conservano ancora il vecchio nome di Pelasgi. Secondo le fonti antiche Janina o Iannina o Giannina prende il nome da Jano o Giano, cioè Noè Etiopico, antico fondatore della città. Janina è strettamente collegata con Dodona il più antico tempio religioso dei Balcani che sorge a pochi chilometri dalla città che secondo le fonti antiche fu fondata da Deucalione ovvero Noè dopo il Diluvio Universale, e lì compiva i sacrifici per Dio che lo salvò. Deucalione viene dal voc. Alb. Nd'Ujt Kalon, Colui che passa sulle acque, cioè Noè. Secondo le Tavole delle Nazioni della Bibbia, Dodanim è esattamente il pronipote di Noè secondo la genealogia biblica, che si trasferiti in Epiro dopo l'inondazione.

Janina insieme a Dodona fin dai tempi più remoti è stata storicamente un importantissimo crocevia di culture che toccava la storia religiosa di una regione dove il Cristianesimo Ortodosso ha sempre avuto radici profonde, ma è stata influenzata e talvolta contrapposta alla presenza islamica.

Janina raggiunse la fama sotto il governo di Ali Pasha Tepelena (1740–1822), uno dei più potenti statisti Albanesi del periodo ottomano. La sua corte trasformò la città in una fiorente metropoli politica e culturale 🏛️, attraendo diplomatici, scienziati, poeti e viaggiatori da tutta Europa. Durante questo periodo, Janina era considerata la Capitale dell'Albania, il suo cuore intellettuale e politico e un centro di potere chiave ⚔️ nei Balcani.

La presenza di artisti come Edward Lear, che immortalò i paesaggi dell'Albania e dell'Epiro con ineguagliabile maestria, riflette il fascino che i viaggiatori occidentali provavano per questa regione. Le loro opere contribuirono a plasmare la comprensione europea dei Balcani, spesso sottolineando la distinta identità del popolo Albanese e le sue ricche tradizioni culturali. 🎭🎶

Tuttavia, le sorti della città cambiarono significativamente all'inizio del XX secolo. Dopo le guerre balcaniche e i fatali accordi diplomatici stipulati dalle Grandi Potenze alla Conferenza di Londra del 1913, Janina fu separata dall'Albania e annessa alla falsa Grecia. E come se non bastasse il moderno stato greco compì uno dei più gravi genocidi della storia sul popolo Ciam Albanese d'Epiro.

Ciò ha segnato una profonda perdita per noi Albanesi 💔, poiché uno dei nostri centri più storici e vivaci è stato rimosso dal nostro territorio nazionale, l'antico stato preistorico dell'Epiro di Deucalione da dove provengono i miei più antichi antenati.

Oggi, la litografia di Beresford rimane non solo un'opera d'arte, ma anche un toccante ricordo di un capitolo importante della storia Albanese 📜😭, quando Janina era una capitale di cultura, potere e identità, prima che la politica internazionale ridisegnasse ingiustamente i confini dei Balcani.

mercoledì 31 dicembre 2025

MEGALITI MEDITERRANEI E LA MEMORIA PELASGICA DELLA CALABRIA.

 

La presenza di strutture megalitiche nel sud Italia come Menhir, Dolmen e costruzioni litiche arcaiche, si inserisce in un più ampio quadro mediterraneo che rimanda a popolazioni preclassiche, anteriori alla grecizzazione e alla romanizzazione dell’Italia meridionale. 

Le fonti antiche ricordano con insistenza i Pelasgi, popolo antico i cui odierni discendenti sono gli Albanesi-Arbëresh, definito dagli autori elleni come autoctono pre-ellenico e diffuso in vaste aree dell’Egeo, dei Balcani e dell’Italia arcaica.

Questo Dolmen fotografato nel territorio del Pollino, in KalArbëria è totalmente sconosciuto e non va interpretato come un semplice manufatto isolato, bensì come parte di un sistema simbolico e culturale legato alla sacralizzazione del territorio, collegato all'antico Calendario Litico pelasgo-albanese del paese Arbëresh di Ejanina PrushYlli scoperto e studiato dall'amico Antonio Parapungna.

L’erezione di grandi pietre verticali è attestata in molte regioni considerate pelasgiche o pre-elleniche: Epiro, Tessaglia, Beozia, Creta, Sardegna e Italia meridionale. Tali strutture rispondono a una concezione del sacro cosmico e tellurico, in cui la pietra funge da asse di connessione tra cielo, terra e comunità umana.

Le fonti classiche (Erodoto, Strabone, Dionigi di Alicarnasso) concordano nel descrivere i Pelasgi come portatori di una cultura antichissima, precedente all’ellenismo, caratterizzata da una lingua arcaica (Albanese-Arbëresh), da culti naturali e da forme architettoniche monumentali in pietra. Non è casuale che molte aree megalitiche del Mediterraneo siano state successivamente reinterpretate, riutilizzate o “ellenizzate”, perdendo la loro attribuzione originaria.

Nel contesto calabrese, il megalitismo appare come una testimonianza materiale di continuità culturale, più che come un fenomeno importato. La persistenza di toponimi arcaici che possono essere interpretati e tradotti solo con la lingua Arbëresh, culti rupestri, orientamenti astronomici e ritualità legate al sole e alla fertilità rafforza l’ipotesi di una stratificazione culturale profonda, in cui l’elemento pelasgico rappresenta uno dei livelli più antichi.

In questa prospettiva, il Dolmen con il Calendario di Ejanina PrushYlli non è soltanto un reperto archeologico, ma un documento di memoria, un segno inciso nel paesaggio che rimanda a una civiltà precedente alla scrittura storica, ma non per questo priva di ordine, sapere e simbolismo. La sua sopravvivenza fino ai nostri giorni interroga la ricerca contemporanea sulla necessità di superare letture esclusivamente classiche o coloniali del passato mediterraneo.

Non a caso il popolo Albanese-Arbëresh, emigrando dall'Arbëria Illiro-Balcanica, si stanziò esattamente in questi luoghi dove i loro antenati Pelasgi vi avevano già posto le loro radici, molto tempo prima degli elleni.

Riconsiderare il ruolo dei Pelasgi e del megalitismo significa, dunque, riaprire il dibattito sulle origini plurali dell’Europa, riconoscendo che la storia non nasce con i greci, ma viene da molto più lontano nel tempo, dagli Arbëresh, la popolazione più antica d'Europa.

martedì 30 dicembre 2025

EREBO - Ἔρεβος

 

 Ἔρεβος cioè Ere-bë-s, una delle prime entità fisiche derivate dal Caos (KAU 🐂) era la personificazione dell'oscurità, uno degli "dei" primordiali. I linguisti stranieri di tutti i tempi hanno trattato l'etimologia di questo nome come di origine sconosciuta, perché hanno imparato a non guardare oltre la lingua greca e le loro radici empiriche. Ma possiamo farlo nella lingua pre-ellenica per eccellenza da cui deriva proprio il greco, cioè dall'albanese con grande facilità, partendo dal fatto universalmente accettato che:

Ἔρεβος = oscurità, tenebre (ita) = err, errësirë (alb)

📜 Platone nel Cratilo raccomanda vivamente agli scrittori suoi contemporanei: "di trovare la derivazione degli elleni vocaboli nella lingua dei barbari, dalla quale gli elleni molte parole avevan preso."

📜 "Molti nomi, anche nella mitologia greca, non sono di origine greca e altri sono stati grecizzati in modo imperfetto." (Arthur Evens, Scripta Minoa II, 1952, c.67)

Il sostantivo errësirë in albanese deriva indiscutibilmente dal verbo transitivo:

Err — transitivo buio, oscurità, tenebre
Err-em — riflessivo buio

Err -> Ἔρεβος = Erebës ~ in albanese letteralmente significa che fa buio. Con un'interpretazione di buio o di colui che fa errësirê, buio.

U Err —> si è fatto buio, si è oscurato
Errët —> buio, oscuro
Err —> non vedo, perché l'oscurità è l'assenza di luce.

I tre sinonimi albanesi:

Errët (buio), Darkë (cena), Nat (notte)
hanno rispettivamente un analogo nella lingua esiodiana, in inglese e in molte altre lingue dell'Irlanda del Nord.
📜 "Gli dei del paganesimo hanno tutti nomi derivati da radici albanesi. È chiaro quindi che per il culto di Dio e della natura dobbiamo fare riferimento ai Pelasgi. Dopo la trasformazione del Dio Unico in un dio multiforme e antropomorfo seguirono gli idoli, che avevano nomi perfettamente albanesi che ne esprimevano i simboli."
(Girolamo De Rada)

📜 "Se volete scoprire la storia prima di Cristo e la scienza di quel tempo, dovreste imparare la lingua albanese."
(Gottfried Wilhelm Leibniz)

mercoledì 24 dicembre 2025

ALLA GROTTA DELLE SIRENE 🗣️🧜🏽

 

👉🏽 Insieme al Vorea CampSite 🌬️⛺ di Frascineto, siamo andati a visitare la Grotta delle Sirene 🗣️🧜🏽.

🌿 La Grotta delle Sirene di Castrovillari (o Grotta della Sirena), a pochi chilometri dal Calendario pelasgo-Illiro di Ejanina PrushYlli 🔥☀️ scoperto dall'amico Antonio ☀️ 🐐, è un sito archeologico e panoramico nel Parco del Pollino (Pollino da voc Alb. Pjell Yni o Joni, nostra prole, nostra stirpe), antica zona abitata dalle primitive popoplazioni pelasgo-albanesi, antica area di sosta preistorica collegata alla "via dell'ossidiana" Eolie-entroterra (Eolie 🌋 equivale a voc. Alb. Ë Yllje, che dinota zona bruciante, zona che divampa, zona luminosa, zona divina) tra Ionio e Tirreno, un vero e proprio punto di osservazione naturale da cui si poteva dominare un’ampia porzione di territorio fino al litorale ionico, cruciale per lo scambio di materie prime, con reperti che testimoniano frequentazioni dal Mesolitico (8500 a.C.) e oltre, offrendo viste mozzafiato sul Mar Ionio (Mar Ionio equivale a voc. Alb. Deti Joni, Mare Nostro).

La sua posizione e il suo nome la legano alle leggende delle Sirene, figure mitologiche dell'Odissea raccontate da Omero (Omero è titolo Alb. I Miri, il giusto).

La Sirena è una creatura dell'antica mitologia pelasgo-albanese, ma anche del folklore popolare, raffigurata con la parte superiore del corpo di donna, e quella inferiore di uccello, o, in epoca successiva, di pesce. Il canto melodioso delle sirene ammaliava i naviganti e provocava naufragi esercitando sugli uomini un mortale incantesimo.

Molti studiosi hanno cercato di far risalire il significato della parola Sirena dal latino o dal greco fallendo, perché non hanno preso in esame la lingua mediterranea pre-ellenica e pre-latina per eccellenza, ovvero il Pelasgo-Albanese, da cui provengono i miti antichi e i nomi delle antiche divinità e toponimi.

📜 Platone nel Cratilo raccomanda vivamente agli scrittori suoi contemporanei: "di trovare la derivazione degli elleni vocaboli nella lingua dei barbari, dalla quale gli elleni molte parole avevan preso."

📜 "Molti nomi, anche nella mitologia greca, non sono di origine greca e altri sono stati grecizzati in modo imperfetto." (Arthur Evens, Scripta Minoa II, 1952, c.67)

L'origine etimologica della parola Sirena viene dai vocaboli pelasgo-albanesi ZË o ZËR (voce) e RREN o RREM (falso, bugiardo, che inganna), quindi Sirena non è altro che ZË RREM o ZËR RREM agglutinato in ZËRREM o ZËRREN ovvero VOCE CHE INGANNA, VOCE FALSA, VOCE BUGIARDA. Questo coincide perfettamente con ciò che erano considerate le Sirene, esseri che ingannavano i mal capitati con il loro canto ammaliatore.

Non fatevi ingannare dalle Sirene!!!

DEREK🔯🔥
https://t.me/DerekRasTafarI

venerdì 21 novembre 2025

CHI SONO IO...?

 

La visita del Re dei Re Haile Selassie in Giamaica nell'aprile del 1966 fu un evento molto atteso e celebrato dalla comunità RasTafari, che lo considerava la propria figura divina e la Seconda Venuta di Cristo.

"Quando il giornalista del Gleaner giamaicano gli chiese (ad Haile Selassie) di dire loro (ai RasTafariani) che non era Cristo, la sua risposta fu: "Chi sono io per turbare la loro fede?". Stava chiaramente ponendo loro una domanda a sua volta.

E questo è ciò che è stato stampato: conserviamo ancora l'articolo e può essere consultato negli archivi del Gleaner." (Paul Edman)

Dopo la visita Haile Selassie inviò un arcivescovo in Giamaica per fondare la Chiesa Ortodossa Etiope Tewahedo, che fornì un collegamento tra i RasTafariani e la Chiesa Etiope e contribuì ad arricchirli nella Fede.

📷 Nella foto il Re dei Re consegna una medaglia d'oro ad un Anziano RasTafariano durante la Sua visita in Giamaica.


mercoledì 12 novembre 2025

DE RADA INSEGNA 🇦🇱

 

🌿 Jeronim De Rada (1814–1903) fu uno scrittore Arbëreshë calabrese, discendente da antenati provenienti da Dibra, odierna Albania. Figura di spicco del Rinascimento albanese del XIX secolo, sostenne il fatto che gli albanesi moderni fossero i discendenti diretti degli antichi Epiroti e Macedoni. 

Nel suo trattato 'L'antichità della nazione albanese e le sue relazioni con gli Elleni e i Latini" (Napoli, 1864), De Rada esprime inequivocabilmente l'idea che gli albanesi moderni costituiscano la continuazione diretta degli antichi Epiroti e Macedoni. Scrive che, nella serie di popolazioni attestate subito dopo Erodoto, "non troviamo altro che gli Epiroti o Macedoni, che in seguito furono chiamati Albanesi". 

Per De Rada, la "tribù più gloriosa" della nazione albanese è proprio la tribù macedone. Ciò significa che egli concepisce l'Albania come l'erede principale dell'antico Epiro e dell'antica Macedonia: due grandi centri dell'antichità pre-romana e pre-ellenica, radicati nel substrato pelasgico, di cui gli albanesi hanno conservato la lingua, lo spirito e l'identità fino all'era moderna.

giovedì 6 novembre 2025

KOLLOKOTRONI COMBATTÈ PER L'INDIPENDENZA MA I GRECI LO IMPRIGIONARONO.

 

Il 4 febbraio 1843, morì l'eroe oggi così falsamente detto "greco", cioè l'albanese Theodhori Kollokotroni-Bithguri, che combatté per la liberazione di quel territorio che in seguito sarà chiamata Grecia.

Dopo che la "Grecia" ottenne la sua indipendenza, Kollokotroni fu imprigionato per diversi anni. Questa fu la ricompensa dei giovani greci.

Kollokotroni, il "Vecchio di Morea", nacque il 3 aprile 1770 sotto un albero nell'antica Messenia Arvanita. Fin dalla giovinezza divenne un vagabondo tra le montagne. Tutta la vita di Kollokotroni fu trascorsa tra gli Arvaniti, musulmani e cristiani Ortodossi.

Kollokotroni era diventato fratello del cristiano Ortodosso albanese Marko Boçari e del musulmano albanese Ali Farmaqin. I soldati di Kollokotroni erano Albanesi-Arvaniti della Morea e della Ciameria. L'epiteto "Kollokotron" è la traduzione esatta dell'espressione arvanita "Byth-Guri" e fu dato per la prima volta a suo nonno, Jan. Il cognome antico è Çergjini, anch'esso una parola arvanita composta dalla parola Çer = intelligente, dalla mente forte e dal diffuso nome arbër Gjin. Çer + gjin = Çergjini. La numerosa tribù cristiana Ortodossa arvanita dei Kollokotronaj aveva stretto una fratellanza con la tribù musulmana arvanita dei Farmaq.

Durante l'occupazione ottomana dei Balcani "I Greci non avrebbero mai scacciato i Turchi. Erano troppo degradati anche per desiderare la libertà. Per molti anni, dopo aver ottenuto la nostra indipendenza, i tempi del dominio turco furono definiti "bei tempi" dai greci. A combattere i turchi furono gli albanesi." (Da: Conversazione con M. Thiers, M. Guizot di Nassau William Senior)

I due fratelli arvaniti di fede cristiana Ortodossa e musulmana, Teodor Kollokotroni e Ali Farmaqi, come anche il cristiano Ortodosso albanese souliota Marku Boçari e il musulmano albanese Ali-Pasha Tepelena di Janina, avevano pensato di lottare per la realizzazione di un regno greco-albanese unito con una bandiera comune con una mezzaluna e una croce. L'assemblea del regno comune avrebbe avuto 12 deputati musulmani e 12 deputati cristiani in piena uguaglianza. Anche Teodor Kollokotroni e Ali Farmaqi si recarono in Arbëria e radunarono oltre 3.000 soldati albanesi musulmani e cristiani che portarono in "Grecia" per combattere contro i turchi ottomani. Il desiderio era quello di formare un potente stato greco-albanese nei Balcani. 

Ma l'intero piano fallì a causa della mancanza di sostegno a questa idea da parte di Inghilterra e Francia che volevano eliminare l'etnia e la lingua albanese per formare uno stato greco-ellenista.

Quando scoppiò la rivolta arvanita del 1821, Kollokotroni aveva 50 anni e lunghi capelli bianchi che gli scendevano fino alle spalle. Indossava l'abito nazionale albanese-arvanita con una lunga gonna sotto il ginocchio. E il libro più amato del comandante Kollokotroni era "La storia di Skanderbeg".

Durante la rivolta Arvanita del 1821, 12 uomini della famosa tribù dei Kollokotronai furono uccisi. Uno di loro era il fratello di Teodori, Jani Kollokotroni, che si era rifugiato nel monastero di Dimicana. Il monaco del monastero spiò Jan ai turchi che lo uccisero.

Dopo la liberazione della "Grecia" da parte degli albanesi, il Re Ottone, un tedesco della Baviera, fu imposto dalle potenze occidentali come re in Grecia.

Egli era così ossessionato dalla mente del greco antico che imparò la lingua greca moderna pensando che avrebbe trovato gli stessi greci nel nuovo stato della Grecia.

Ma Atene era solo un villaggio albanese di 8.000 abitanti, e in ogni strada, a volte lastricata di ciottoli e a volte di fango, in ogni quartiere con case in pietra, si parlava solo albanese. Non si udiva una sola voce parlare in quella lingua che re Ottone di Baviera chiamava greca.

E quando il re Ottone venne ad Atene nel 1830, non sentì nessuno parlare in greco e così chiese: "Dove sono i greci di Atene?"

La sua corte si guardò e rispose: "Non ci sono greci, ma non preoccupatevi perché questa popolazione albanese sarà sempre fedele alla vostra Monarchia".

Il nuovo governo greco-ellenista fu così imposto dalle potenze occidentali.

Siccome la popolazione del nuovo stato greco appena imposto dalle potenze occidentali era formata per la maggior parte da Arvaniti-Arber Ortodossi, Alessandro Pallis propose secondo i piani originari della rivolta Arvanita che in Grecia l'Arvanitika diventasse come seconda lingua ufficiale e propose una università in lingua Arvanitika, ma questi non erano i piani delle potenze fasciste-elleniste occidentali.

Così accadde che il re impose alla popolazione albanese della “Grecia” la nuova falsa identità greca da lui creata, iniziò così una forte persecuzione della lingua Arbëresh, impose che nelle scuole vi fosse insegnata solo la lingua greca e che la lingua Arbëresh fosse rapidamente dimenticata.

Per il disaccordo con il governo greco-ellenista imposto dalle potenze inglesi nel 1824, i maggiori comandanti della rivolta Arvanita furono arrestati dal governo greco-ellenista, tra questi vi era Kollokotroni che fu imprigionato sull'isola di Idra chiedendo la sua condanna a morte. 

Nelle sue memorie, Kollokotroni afferma giustamente:

"Mi hanno messo in prigione per 9 mesi, senza vedere nessuno, tranne le guardie. Per così tanti mesi non ho saputo cosa stesse succedendo fuori, chi stesse morendo, chi altro avessero imprigionato. Non sapevo perché mi avessero imprigionato. Non avrei mai creduto che si sarebbero spinti fino a questo punto per fabbricare falsi testimoni...".

L'avvocato difensore Klonari ha dichiarato nel suo discorso: "Per quanto tempo, signori della corte, continuerete questo barbaro attacco? Fino alla spietata persecuzione contro coloro che avevano liberato, innalzato la gloria e continuato a dare splendore alla Grecia..."?

Ma dopo pochi mesi, quando l'albanese Ibrahim Pascià d'Egitto sbarcò in Morea, Theodori Kollokotroni fu rilasciato dalla prigione con la grazia e nominato comandante in capo dell'esercito greco. Ma il grande Kollokotroni non fu lasciato solo dal governo greco dopo la liberazione. Fu arrestato di nuovo nel 1832 insieme a Dimitar Plaputa, dove entrambi li condannarono a morte per "tradimento". Dopo alcuni anni furono entrambi rilasciati dalla prigione.

Theodori Kollokotroni morì il 4 settembre 1843 ad Atene. Theodori Kollokotroni aveva una sorella, Sofia, la madre di Nikitara, o come era conosciuta dalla gente "la Mangiatrice di Turchi", originaria del villaggio di Turkleka. Kollokotroni ebbe un figlio, Pano Kollokotroni (1800-1824), che aveva sposato la figlia della comandante albanese Laskarina Bubulina. Pano Kollokotroni fu ucciso il 21 novembre 1824 nel villaggio di Thana, nella città di Tripoli. L'altro figlio di Teodoro, Jani i Ri Kollokotroni (1804-1868), divenne Primo Ministro della Grecia nel 1862 e morì il 20 maggio 1868.

Theodori Kolokotroni, come tutti gli altri comandanti albanesi imprigionati, oggi in Grecia viene falsamente celebrato e dichiarato alle nuove generazioni come greco e come liberatore della "Grecia", cancellando e manipolando la sua identità, le sue origini, la sua lingua madre e i suoi progetti originali e la sua storia.

Negare la sua origine e identità fa sempre parte dei piani del menzognero stato greco-ellenista moderno che ancora oggi perseguita e non riconosce la "minoranza" albanese che in realtà è la maggioranza, e nega l'etnia e la base su cui il moderno stato greco-ellenista è stato formato.

E i pappagalli filogrekki ancora oggi cercano di ingannare gli Arbëresh dicendo loro che sono greci solo perché alcuni di loro provenivano da quelle zone che oggi fanno parte del moderno falso stato greco con l'obiettivo di assimilare e cancellare la loro lingua e identità come hanno già fatto in Grecia.

Attenti agli ingannatori seriali.

Rroft Arbëria 🙏🏽🇦🇱

sabato 1 novembre 2025

SANTA SALOME LA MIROFORA E LEVATRICE DEL SIGNORE.

 

Santa Salome era cugina di primo grado della Vergine Maria, madre del nostro Signore Gesù Cristo. Era la moglie di Zebedeo e madre di Giacomo e Giovanni. Fu una delle donne che seguirono Cristo e gli prestarono servizio con i propri mezzi, dalla sua infanzia fino alla sua Crocifissione e Sepoltura. Il terzo giorno andarono al sepolcro per ungere il suo corpo; non persero la fede in Lui, né temettero i governanti giudei.

Salome fu la levatrice del Signore; è raffigurata nelle Icone della Natività mentre prepara il bagno al Signore appena nato e in altre Icone insieme alla Sacra Famiglia mentre fuggono in Egitto.

Fu Salome a chiedere al Signore di permettere ai suoi due figli di sedere, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra (Matteo 20:20-21), poiché pensava che Gesù stesse per restaurare il trono di Davide a Gerusalemme, cosa che sarebbe accaduta solo alla sua Seconda Venuta.

Durante la Passione del Signore, quando i suoi discepoli e amici si nascosero per paura, Salome e le altre donne fedeli rimasero presso la Croce, percosse dal dolore (Matteo 27:55-56; Marco 15:40; Marco 16:1-8).

Salome fu anche una delle donne portatrici di mirra alle quali l'Angelo rivelò la Risurrezione di Cristo. Dopo la discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, Salome continuò a distinguersi per il suo zelo e le sue opere di carità.

La persecuzione della Chiesa di Gerusalemme causò a Salome grande dolore. La sua sofferenza finale fu la decapitazione del suo figlio maggiore Giacomo ad opera di Erode (Atti 12:2). Ma Cristo la rafforzò, e nella speranza della risurrezione alla vita eterna, rese la sua anima in pace.

lunedì 27 ottobre 2025

NON-ALLINEAMENTO

 

"Le varie attitudini verso la vita e le ideologie moderne non hanno assicurato una pace duratura nel mondo; al contrario, sono diventate fonti di frizione e cause di conflitto. Come abbiamo ripetutamente detto, l'Etiopia ha sempre seguito una politica di non-allineamento e amicizia con tutte le nazioni. Si è sempre sforzata di mantenere e rafforzare queste politiche. L'Etiopia intrattiene relazioni amichevoli con tutti i paesi dell'Africa, dell'Asia, dell'Europa e dell'America, ad eccezione forse di quei pochissimi paesi che non comprendono la reale storia dell'Etiopia e la buona volontà del popolo Etiope. L'Etiopia cerca di sviluppare relazioni pacifiche e amichevoli con tutti i suoi vicini."

"Ripetiamo che il non-allineamento è in nessun modo anti-Orientale o anti-Occidentale, non più di quanto sia anti-Settentrionale o anti-Meridionale. Non è né anti- né pro- in una qualche maniera assoluta. È in gran parte affermativo, non negativo. È a favore della pace e della libertà. È per un livello di vita decente per tutti gli uomini. È per il diritto delle popolazioni di ciascuna nazione di adottare quel sistema economico e politico che la maggioranza al suo interno sceglie liberamente di seguire. È per il diritto degli uomini e delle nazioni di prendere liberamente la loro posizione circa le principali questioni del momento, secondo quanto le proprie coscienze e il proprio senso del diritto e della giustizia – e queste soltanto – dettino loro." 

(Haile Selassie, Re dei Re, Luce del mondo e Re di Israele) 🦁👑