domenica 18 febbraio 2024

ATENE, QUANDO SI PARLAVA L'ARBËRESH, ERA IL LUOGO DELLA "LINGUA DEGLI UCCELLI" 🔯🇦🇱

 

"Io sono Arvanita e parlo Arvanitika", - questa era la frase ripetuta con orgoglio, da ogni abitante di Salamina, a testimonianza dello storico greco Tasos Karantis. Sulla rivista greca "Raggi dei Greci" sono pubblicati due studi sulla storia degli Arvaniti in Grecia.

Da questi studi risulta evidente che, nella maggior parte delle regioni della Grecia, compresa Atene, la lingua dominante era quella degli Arvaniti o, come lo chiamavano loro, l'Arbëresh.

In una pagina di questa rivista, l’articolo in questione presenta ciò che oggi gli stessi greci negano o cercano di diffamare. I dati provengono dall'opera di Dhimitriu Byzantiu, scritta nel 1836. Ecco cosa scrive, nello specifico: "I visitatori hanno notato con sorpresa che gli abitanti dei villaggi intorno all'Attica, ma fino e all'interno di essa, nel centro della capitale dell'Attica nello stato appena formato, parlavano una lingua che gli Arvaniti più antichi chiamavano: 'Arbëresh', una lingua che era ampiamente conosciuta come Arvanita".

Dopodiché confronta i villaggi greci e quelli Arvaniti-Arbëresh, dove secondo lui non c'era differenza. Addirittura, fino al XX secolo, la lingua prevalente in questi villaggi e all'interno di Atene era l'Arbëresh.

Poi c'è lo studio di uno storico di nome Tasos Karantis, sugli Arvaniti di Salamina, che mostra come i suoi abitanti affermassero con orgoglio: "Eimai arbanitis kai milao arbanitika (Io sono Arvanita e parlo Arvanitika)".

Questi indigeni dissero che "la lingua appartiene ai nostri padri, poiché questa lingua è ricca di sentimento ed espressione, essendo chiamata in modo ancora più poetico: gjuha e zogjve, gjuha e dallëndysheve! (La lingua degli uccelli, la lingua delle rondini!)"

martedì 13 febbraio 2024

PADRE KRISTO NEGOVANI 🔯🇦🇱

 

Il 12 febbraio è l'anniversario dell'assassinio del sacerdote Ortodosso e scrittore albanese Padre Kristo Negovani.

Nato nel villaggio Arbëresh di Negovani (attuale Grecia), un paesino dell'allora regione di Kolonjë (Albania). Studiò ad Atene grazie al generoso finanziamento ed alla protezione di suo padre, Harallambi Çali, che era un ricco mercante, scrittore e patriota albanese che combatté contro gli obiettivi antialbanesi della chiesa ortodossa greca e dei circoli sciovinisti della borghesia ellenica. Egli morì barbaramente massacrato dai soldati greci.

La morte di suo padre, che venne ucciso nel 1891, costrinse Kristo Negovani ad abbandonare gli studi ed a lavorare come insegnante in una scuola elementare, a Leskovik, per mantenere la famiglia. Nel 1894 emigrò a Braila, in Romania, dove lavorò per tre anni come falegname. Qui entrò in contatto con il movimento di rinascita nazionale albanese ed imparò a scrivere nella lingua albanese.

Nel 1897, dopo esser stato ordinato sacerdote, tornò nel suo villaggio natale e continuò il suo lavoro come insegnante. Padre Negovani decise di insegnare presso la propria abitazione la scrittura albanese ad oltre un centinaio di bambini ed adulti albanesi analfabeti. Diverse opere degne di nota scritte in albanese da Negovani furono la Storia dell'Antico Testamento (1899), una Storia della Bibbia (1903) e gli Atti dei Santi Apostoli (1906). Il sacerdote Negovani volle tenere la Divina Liturgia solo in lingua albanese per la sua gente, per far comprendere loro il Vangelo, ma questo non venne apprezzato dalla chiesa ortodossa greca del Fanar.

Il 10 febbraio 1905, Negovani tenne la Divina Liturgia Ortodossa in lingua Arbëresh (Tosk) alla presenza di Karavangelis, vescovo filoellenico del territorio di Kastoria (zona ottomana di lingua albanese, obbiettivo espansionistico territoriale della “Megali Idea”) il quale, uscendo dalla chiesa, pronunciò queste parole: "Spero che l'anno prossimo tu non sia tra i vivi" e denunciò l'uso dell'albanese in massa. 

Due giorni dopo, nella notte di sabato 12 febbraio 1905, il villaggio fu circondato da soldati greci, un gruppo di filo elleni prelevarono Padre Negovani dalla chiesa mentre distribuiva l'anafora. Lo portarono alla periferia del villaggio e lo massacrarono con delle asce dicendo: “Vai adesso a fare propaganda per l'Albania e predicare il Vangelo in albanese”. Insieme a lui uccisero anche suo fratello, Theodos.

L'uccisione di papa Kristo fu pianta da tutti gli albanesi dentro e fuori la madrepatria, tra i quali Zef Skiroi gli dedicò una poesia. In risposta all'omicidio di Padre Kristos, il 9 settembre 1906, la squadra di Bajo Topulli uccise il despota Foti, metropolita di Korça, accusato di essere stato il principale mandante dell'omicidio dei fratelli Negovani.

Uccidersi tra fratelli per delle ideologie umane e nazionaliste è la cosa più triste che ci possa essere sia da una parte che dall'altra. Possa Dio avere misericordia.

domenica 11 febbraio 2024

VENEZIA ILLIRICA 🔯🇦🇱

 

Agli antichi Veneti ci si riferisce anche con i termini "Venetici", "Heneti" o "Eneti" parenti di Enea.

Erodoto ricorda gli "Eneti" tra le tribù pelasgo-illiriche (odierni albanesi) il ramo più occidentale di quell'insieme di popolazioni.

Secondo Catone, i Veneti sono di stirpe troiana albanese imparentati con gli Etiopi, in quanto il fratello del re troiano Priamo, Titone, era il padre di Memnone re d'Etiopia e Persia.

Secondo la storiografia romana, i Veneti sarebbero stati una popolazione proveniente dalla Paflagonia albanese, regione dell'Asia Minore sul Mar Nero. Parteciparono alla Guerra di Troia dove furono da lì espulsi.

A Troia morì Pilemene, il comandante degli Eneti, che, rimasti senza patria e senza guida, si rivolsero ad Antenore. Dopo varie vicende, questi li condusse ad approdare sulle coste occidentali del Mar Adriatico settentrionale. Qui la popolazione scacciò gli Euganei, una popolazione locale che si rifugiò nelle valli alpine e di cui oggi non rimangono tracce rilevanti.

Strabone indica anche i Veneti come celti, una delle tribù asiatiche albanesi che insieme a Bruto d'Albania Epiri dopo la guerra di Troia fondarono la Britannia. ⬇️
https://giuseppecapparelli85.blogspot.com/2024/01/britannia.html

I Veneti si stanziarono dapprima in piccoli villaggi, in seguito iniziarono il disboscamento delle foreste, e si organizzarono in centri abitati sempre più grossi, soprattutto lungo i fiumi Adige, Brenta (dall'albanese Brenda) e Piave.

I Veneti intrattennero rapporti commerciali e culturali con la vicina Etruria di stessa origine. Ebbero poi con Roma rapporti amichevoli e si giovarono dell'aiuto della città laziale di stessa origine per allontanare la minaccia costituita dall'invasione dei Galli: in cambio di protezione, permisero ai Romani di stabilirsi pacificamente nel loro territorio e, in definitiva, di colonizzarlo costruendo strade, ponti e villaggi. Il Veneto non venne quindi conquistato con la forza dai Romani, ma fu inglobato pacificamente e, con il tempo, la cultura veneta si perse e venne sostituita (in parte assimilata) dalle usanze di Roma.

Nella foto: uno dei tre ovali del pittore Paolo Caliari detto il Veronese nel soffitto della Chiesa di San Sebastiano a Venezia, in cui si rievocano le storie bibliche di Ester e di Mardocheo. Ester, ragazza ebrea nella corte del re persiano Assuer, e Mardocheo, suo zio che, insieme ad essa, ormai regina, smaschera un complotto e i piani di annientamento del popolo ebreo da parte di Amman.

Nell'ovale principale è rappresentato "L'INGRESSO TRIONFALE DI MARDOCHEO". La bandiera che accompagna il trionfo 🇦🇱 - rossa e con un’aquila bicefala nera - araldo “Kastriota” o “Arbëresh”, rievoca le vittorie dell'eroe albanese Skanderbeg contro le invasioni turche.

La ricercatrice Lucia Nadin fa notare le congruenze tra la vita di Skanderbeg e quella di Mardocheo, davvero sorprendenti: entrambi presi in ostaggio sin dalla giovinezza e cresciuti in esilio alla corte del re dove, distinti per le loro capacità, aspettavano solo di porsi alla guida, verso la salvezza e la vittoria, del proprio popolo perseguitato, ed entrambi, in modi diversi, sono considerati dei protettori della fede.

venerdì 9 febbraio 2024

VISITA ALLA CASA DI GIROLAMO DE RADA 🔯🇦🇱

 

Girolamo De Rada nacque a Macchia Albanese nel 1814, è stato uno scrittore, poeta e pubblicista Arbëresh. Figlio di un sacerdote della Chiesa italo-albanese, fu fra le più importanti figure del movimento culturale e letterario albanese del XIX secolo. Fu il principale iniziatore della letteratura albanese moderna e si batté per l'indipendenza dell'Albania.

De Rada contribuì in maniera decisiva al sorgere e alla diffusione di una moderna coscienza identitaria sia all'interno della minoranza arbëreshe (albanesi d'Italia), sia tra gli albanesi dei Balcani (Albania e Kosovo, ma anche Macedonia, Grecia e Montenegro), gettando le basi di una moderna e comune letteratura nazionale albanese.

Molte scuole, vie e piazze portano il suo nome nei paesi Arbëresh in Italia, in Albania, in Kosovo e nei paesi albanesi di Macedonia e Montenegro. Anche in molte città italiane (Cosenza, Catanzaro, Cassano Jonio ecc.) ci sono vie dedicate al Poeta.

giovedì 8 febbraio 2024

CHIESA DI SANTA MARIA A MALIGRAD IN ALBANIA 🔯🇦🇱

 

Questa bellissima cappella Ortodossa del XIV secolo si trova sulla piccola isola di Maligrad, all'estremità meridionale del Lago Prespa in Albania.

L’edificio fu realizzato nel 1369 per volere di Qesar Novaku, un nobiluomo locale in onore della Vergine Maria e l'unico modo per raggiungere la chiesa è in barca, un bellissimo viaggio di 10 minuti durante il quale si possono vedere stormi di uccelli e pellicani. Sull’isola c’è un piccolo sentiero che conduce attraverso alcuni alberi di fico fino a una grotta che nasconde la piccola chiesa.

Il posto è tranquillo e indisturbato con un'atmosfera di calma. La cappella è riccamente decorata da antichi affreschi tra i quali vi è raffigurata la famiglia di Novak con sua moglie.

mercoledì 7 febbraio 2024

SVELATA STATUA DI SAN COSTANTINO A ROMA

 

Roma svela una replica in scala 1:1 alta 13 metri dell'antico Colosso di San Costantino il Grande a Villa Caffarelli ⬅️.

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San Costantino il Grande nacque il 27 febbraio 272 da una nobile famiglia illirica-Arber 🔯🇦🇱 a Nish della Dardania 🍐🇦🇱; egli fu il primo imperatore Cristiano e il fondatore di Costantinopoli. Suo padre Costanzo era al tempo di Diocleziano uno dei due Cesari che regnarono in Gallia, Gran Bretagna e Spagna. Il 25 luglio 306 suo padre Costanzo morì a York e Costantino fu proclamato Augusto (imperatore) dall'esercito, composto principalmente da illiri 🇦🇱.

Questa scelta non fu accettata da Galerio e dagli altri generali, che diedero inizio ad una lunga serie di guerre civili. Dopo una serie di eventi storici, Costantino si scontra con Massenzio, figlio di Massimiano nel 312, con la sconfitta di quest'ultimo nella battaglia di Ponte Milvio, alla periferia di Roma.

La battaglia durò diversi giorni ed è nota l’importanza che ebbe nella storia. Costantino, prima della battaglia vide, nel crepuscolo, una visione: sul cielo apparve il simbolo della Croce con la scritta IN HOC SIGNO VICES. 

Cristo, durante la notte, gli sarebbe apparso in sogno
“esortando Costantino ad apporre quel simbolo sugli scudi dei soldati con quei segni celesti di Dio e ad iniziare quindi la battaglia. Egli fece dunque in questo modo e ruotando e piegando su se stessa la punta superiore della lettera greca X , segnò gli scudi con l’abbreviazione della parola Χριστός (Cristo)” (Eusebio di Cesarea)

Con la vittoria, Costantino divenne così l’indiscusso monarca dell’Impero Romano d’Occidente, mentre Licinio regnava su quello d’Oriente. Nel 323 Costantino attaccò e sconfisse anche Licinio e da quel momento sino alla sua morte, avvenuta nel 337, fu il solo sovrano di tutto l’Impero romano, inserendo come stendardo il famoso simbolo illirico dell'Aquila Bicipite 🇦🇱.

Poche persone, nella lunga storia dell'umanità, sono state onorate con il titolo di Grande. Prominente fra loro è senza dubbio San Costantino il Grande. Era davvero grande, non solo nei progetti di prudenza politica, nella gestione finanziaria, nella riforma amministrativa, nell'abilità militare ma anche come persona saggia e coraggiosa. Inoltre nel 313, fu emanato a Milano l’editto di Costantino, con il quale si decretava valida a tutti gli effetti la religione Cristiana accanto alle forme di paganesimo già diffuse nella popolazione dell’impero e la restituzione dei beni alle comunità ecclesiastiche precedentemente confiscate dall’impero durante i periodi di persecuzione. Successivamente ha adottato prevedimenti per incoraggiarne la diffusione del Cristianesimo, convocando i primi Concili Ecumenici, incoraggiando la costruzione di templi e onorando i Santi Martiri.

Famosa è anche la madre di Costantino, Sant'Elena, che nel 326 d.C. si reca a Gerusalemme, dove "con grande fatica e spese ha trovato la Croce di Cristo e altre due croci dei ladroni", scrive lo storico cipriota Leontio Macherà.

San Costantino morì a Nicomedia, in Bitinia, il 22 maggio 337, dopo aver ricevuto il santo Battesimo e i suoi resti furono conservati nella Chiesa dei Santi Apostoli da lui stesso costruita.

Costantino è stato dichiarato santo dalla Chiesa Ortodossa e la Chiesa d'Oriente lo considera il più grande santo.




lunedì 5 febbraio 2024

LA TARANTELLA DEI BRIGANTI


"So arrivati li brianti
So arrivati e songo tanti
Parlano di Masaniello
Vuonno ancora a Francischiello o o o o o

Acciduno a li piemontesi
Currunu pi lu paese
Fannu scigli ai benestanti
E preiano a tutti li Santi i i i i i

La brianta Filumena
Va a cavallo puru prena
Lu cumpare suiu Schiavone
Spara cu lu trombone ee e e e e

Hannu dittu ca so muorti armati
L’hannu accisi mille surdati
Lu rré burbone si ne gghiuto
E natu friscu ave minuto(n’arrivatu natu e scunusciuto).

Sulu na vecchia vistuta nera
Chiagni li figli e si dispera
Va dicennu ca li rignanti
So fitienti tutti quanti
E addinucchiata sui corpi caldi
Ammaledice a Garibbalde".

"Gli Arbëresh erano la spina dorsale del sud italia, sono stati loro ad essere in prima linea ad ogni ribellione, fu lo spirito combattivo, la tenacia e il forte senso dell'onore e della giustizia Arbërsh a determinare la loro natura ribelle." (Cit.)

(Nella foto i famosi briganti Arbëresh della Puglia, tra cui in alto Filomena Pennacchio e Cosimo Mazzeo detto Pizzichicchio 🔯🇦🇱)

DEREK 🔯🔥
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domenica 4 febbraio 2024

LA TORRE DEGLI ALBANESI DEL MONASTERO DI HILANDAR SUL MONTE ATHOS

A 1 km a sud del monastero di Hilandar sul Monte Athos, nella foresta, sopra il desertico Skete della Santissima Trinità vi è ancora tutt'oggi una torre in rovina. La posizione è vicino alla strada sterrata che collega il monastero alla sua Arsanas occidentale (Giovanitsa).

Nel XV secolo la torre apparteneva a Ioannis (Ivanis) Kastrioti, sovrano dell'Albania settentrionale e padre di Gjergj Kastrioti, l'eroe nazionale dell'Albania (meglio conosciuto come "Skenderbeg").

Secondo un documento del 1421-1422, Ioannis Kastrioti acquistò la torre e 4 adelfata (per sé e per tre dei suoi figli) dal monastero di Hilandar per la cifra di 60 fiorini veneziani, dove vi si ritirò come monaco.

“Adelfaton” era il diritto di risiedere in una dipendenza di un monastero sul Monte Athos, accompagnato dal diritto di sfruttare i raccolti dei terreni circostanti. Il diritto era valido per tutta la vita, ma non poteva essere ereditato. Era una pratica comune un tempo, soprattutto nei secoli XIV e XV, quando diversi ricchi signori secolari dei Balcani acquistarono questo tipo di proprietà sull'Athos per ritirarsi e rimanervi come monaci alla fine della loro vita.

Tuttavia, la torre preesisteva molto prima che Kastrioti la acquistasse. La cronologia esatta non è nota. Inizialmente doveva trattarsi di una torre prettamente difensiva, che probabilmente fungeva da rifugio per i monaci in caso di incursioni piratesche. Molto probabilmente fu costruita nello stesso periodo della torre di Agios Savas del Monastero di Hilandar (con la quale esistono somiglianze strutturali), quindi ipotizziamo che si tratti di una costruzione del XII secolo, circa. Quando Kastrioti lo acquistò dovette fare una radicale ristrutturazione, e forse, poi, furono aggiunti altri edifici all'area circostante.

La torre fu restituita al monastero alla fine del XV secolo, probabilmente nel 1468, dopo la morte di tutti i beneficiari dell'adelfaton. In epoca successiva vi si stabilì una comunità di monaci - apparentemente organizzata secondo i canoni di uno Skete - che riuscì a ricevere per diversi decenni, almeno fino al 1528, ricche donazioni da parte dei sovrani della Valacchia.

Nei vari documenti monastici dell'epoca, relativi a queste donazioni, sembra che fosse già stabilito il nome “Torre degli Albanesi” (arbanaskij pirg), mentre talvolta veniva utilizzato anche il nome “Torre di San Giorgio”.

La torre fu utilizzata per secoli successivi. Probabilmente fu abbandonato intorno agli inizi del XX secolo o poco prima.


 

mercoledì 31 gennaio 2024

L'ULTIMA CENA DELLA SCHIAVITÙ 👑🦁🔯🔥

 

Una delle opere d'arte pubbliche più sorprendenti di Londra è stata svelata nel cortile della Royal Academy of Arts (RA) di Londra. La versione del 21° secolo dell'artista delle Bahamas Tavares Strachan dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, intitolata The First Supper (Galaxy Black), 2023, accoglie i visitatori della RA, dando loro il benvenuto all'ultima mostra di successo Entangled Pasts 1768-now: Arte, colonialismo e cambiamento (3 febbraio-28 aprile).

L'opera di Strachan, realizzata in bronzo, patina nera e foglia d'oro, è un "monumento ai singolari contributi di 12 figure nere dal XVII secolo ai giorni nostri... hanno in comune storie di superamento di strutture di potere progettate per mantenerli oppressi", scrive lo storico dell'arte Alayo Akinkugbe nel catalogo della mostra.

Haile Selassie, Re dei Re d'Etiopia, Leone Conquistatore della Tribù di Giuda, Luce del mondo, Re di Israele è Cristo nel suo carattere Regale e lo stesso Strachan è raffigurato in un autoritratto "in cui assume il ruolo di Giuda". Akinkugbe dice. "Ma invece di tradire il Messia, Strachan tradisce lo status quo della storia portando alla luce queste figure emarginate in una composizione che è tipicamente associata a Cristo e ai suoi discepoli."

Strachan dice nel catalogo: “Nel contesto della scultura, penso che sia importante per noi avere un archivio delle storie della nostra gente; uno che non centra necessariamente l’Europa, il Modernismo o qualsiasi -ismo che non sia indicativo di noi ”.

L'elenco completo delle figure è il seguente:
Tavares Strachan (n. 1979)
Sister Rosetta Tharpe (1915-1973)
Harriet Tubman (1822-1913)
Shirley Chisholm (1924-2005)
Marcus Garvey (1887-1940)
Zumbi dos Palmares (1655-1695)
Haile Selassie (1892- ∞)
Mary Seacole (1805-1881)
Matthew Henson (1866-1955)
Marsha P. Johnson (1945-1992)
King Tubby (1941-1989)
Derek Walcott (1930-2017)
Robert Henry Lawrence (1935-1967)

lunedì 29 gennaio 2024

SANTA ANGELINA ARIANITI 🔯🇦🇱

 

Per chi fosse interessato ai personaggi storici Arbëresh 🔯🇦🇱:

Angelina Arianiti era la despota Arbëresh consorte del despota serbo Stefan Branković, figlia del nobile principe Arbëresh Gjergj Arianiti e la principessa Maria Muzaka.

Nel 1460 sposò il sovrano serbo in esilio Stefan Branković, figlio dell'ex despota serbo Đurađ Branković. Si incontrarono quando Stefan venne nel nord dell'Arberia (nord dell'odierna Albania), per visitare il principe Arbëresh Gjergj Kastrioti Skanderbeg, che era sposato con la sorella maggiore di Angelina, Andronika.

Nel 1467 fu costretta a fuggire con la famiglia per sottrarsi alla pressione turca; lasciò l'Arberia per il Nord Italia e acquistò il castello di Belgrado, una frazione del comune di Varmo, in provincia di Udine, nella regione del Friuli. 

Dieci anni dopo, nel 1477, alla morte del marito, costruì un Monastero Ortodosso femminile a Krusedol, sul monte Fruška Gora in Sirmia, regione della pianura pannonica meridionale, dove vi si ritirò fino alla sua morte nel 1516. Fu sepolta a Krusedol insieme con il marito e i figli.

I membri della dinastia Branković erano conosciuti tra i contemporanei per la loro devozione al Cristianesimo Ortodosso Orientale, e Angelina, come Arbëresh, apparteneva alla stessa tradizione. Per la sua vita pia fu proclamata santa e venerata come tale dalla Chiesa Ortodossa serba come Venerabile Madre Angelina, e la sua festa cade il 30 luglio, mentre è venerata anche il 10 dicembre, insieme al marito, Santo Stefano, e al figlio, San Giovanni. Ha scritto un'agiografia conosciuta come Agiografia di Madre Angelina.

L'icona della Santa Madre Angelina è anche venerata nella Parrocchia Ortodossa di San Giovanni di Kronstadt a Castrovillari (CS), Calabria.