venerdì 29 maggio 2026

DALL'ANTICO ONORE ALLA RESISTENZA ODIERNA: AKSUM, LA BESA ALBANESE E IL MITO DEL SIONISMO 🇪🇹🇦🇱

 

👑 Nel VII secolo, l'imperatore Cristiano Ortodosso Armah di Aksum (in Etiopia) divenne un simbolo di tolleranza e dialogo interreligioso. Tra il 613 e il 615 d.C., offrì protezione e libertà di culto ai primi seguaci di Maometto in fuga dalle persecuzioni della Mecca (la Prima Egira), accogliendoli con profonda giustizia ed etica nonostante le differenze religiose.

Leggi l'articolo su ARMAH DI AKSUM: IL RE CRISTIANO CHE SALVÒ I PRIMI MUSULMANI qui ⬇️
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📖 Durante la seconda guerra mondiale, mentre gran parte dell'Europa in tempo di guerra istituzionalizzò la persecuzione attraverso leggi razziali e politiche di deportazione, l'Albania si distinse sia per l'inflessibile autorità morale della Besa e i fondamenti etici del Kanun, che dello spirito Cristiano che ancora conservava. I fondamenti etici del Kanun, ben più che semplici consuetudini sociali, questi principi costituivano un sacro codice d'onore che esigeva la protezione assoluta del proprio amico, la sacralità della propria parola e il dovere di dare rifugio ai perseguitati anche a rischio della propria vita. Guidate da questa antica tradizione morale, le famiglie albanesi nascosero e protessero i rifugiati ebrei, accogliendoli come membri delle proprie famiglie. In questo senso, i discendenti degli antichi Macedoni, Illiri, Dardani ed Epiroti preservarono una civiltà etica in cui l'onore prevaleva sulla paura e l'ospitalità sulla sottomissione. Storicamente, l'Albania rimane l'unico paese europeo in cui la popolazione ebraica crebbe durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel mezzo del crollo morale dell'Europa, l'Albania offrì non solo un atto di resistenza, ma una profonda lezione di umanità, dignità e coraggio morale.

⚡ Il crollo di un mito: dalla vera ospitalità storica alla resistenza di oggi

In base a queste informazioni, emerge un cortocircuito storico e identitario che getta una luce completamente diversa sugli eventi attuali. Come dimostrato dallo storico ebreo Arthur Koestler, la maggior parte degli odierni "Israeliani" – gli Ashkenaziti rimpatriati dall'Europa – non ha alcuna discendenza dagli ebrei dell'antichità, essendo in realtà europei dell'est convertiti al giudaismo all'epoca del regno kazaro. Al contrario, sono verosimilmente proprio i Palestinesi, insieme agli Etiopi e agli Yemeniti, ad avere molto più sangue ebraico e a essere realmente "Semiti", smontando la narrazione secondo cui chiunque critichi le politiche sioniste sia un "antisemita". Lo Stato di Israele si rivela così un costrutto ideologico basato su fondamenta fantastoriche, una vera usurpazione del nome di Israele che storicamente apparteneva alla dignità degli antichi ebrei e ai veri ebrei d'Etiopia, il cui Capo Supremo, il Cristo Re dei Re Haile Selassie, Vive e Regna.

Questo legame storico si connette direttamente con quanto sta succedendo oggi in Albania, dove lo spirito di dignità nazionale è tornato a farsi sentire con forza. Centinaia di manifestanti di Valona hanno abbattuto la recinzione del terreno che il governo albanese guidato da Edi Rama ha ceduto a Israele, mentre forti proteste si sono accese anche a Rrjoll. Il nord e il sud dell'Albania si sono sollevati uniti per proteggere le proprie proprietà, e per i prossimi giorni sono state annunciate manifestazioni ancora più intense.

La chiave di volta sta proprio qui: nonostante l'Albania abbia storicamente accolto gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale con il codice della Besa, i moderni israeliani non hanno nulla a che fare, né per discendenza né per etica, con quegli ebrei perseguitati che trovarono rifugio tra le famiglie albanesi. Di conseguenza, il popolo albanese oggi dimostra che è assolutamente giusto protestare per non svendere la propria terra a un'entità estranea alla sua stessa storia di vera e giusta ospitalità.

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BREVE STORIA DEL FALSO STATO DI ISRAELE (Il ritorno di Cristo; legami tra il Movimento Sionista e il Nazi-Fascismo) ⬇️
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DEREK🔯🔥

L'OMBRA DEI PELASGI: IL LEGAME SEGRETO TRA LATINO, ALBANESE E IL MITO TROIANO

 

🌿 Nella ricerca delle radici culturali dell'Europa occidentale, l'Ottocento ha rappresentato un secolo di intensa riscoperta. Mentre la "dotta Alemagna" — la Germania dei grandi filologi e linguisti — volgeva lo sguardo con rinnovata ansia scientifica verso l'antichità e lo studio della lingua degli Epiroti (cioè l'Albanese), anche in Italia il dibattito sul background pre-romano si faceva stringente.

In questo panorama di riscoperta spicca la figura del pensatore e patriota italiano *Vincenzo Gioberti*, il quale non esitò a formulare un'ipotesi affascinante quanto audace sulle origini della lingua di Roma.

Il Latino come "Sermone Pelasgico"

Secondo la tesi giobertiana citata nel seguente frammento, le radici del latino non andrebbero cercate in un isolamento italico, bensì in un sostrato ben più antico e diffuso:

📖 « Il latino è un sermone pelasgico . . . . affine sostanzialmente a quelle lingue che correvano nella Grecia prima delle invasioni deucalioniche, ma che ai tempi di Erodoto erano già divenute barbare, cioè non intelligibili agli Elleni, delle quali trovansi ancora oggi i vestigi fra gli Schipetari»

(Gioberti; Primato, Tom. II. Brusselles 1844 pag. 153)

I Pelasgi, nel mito e nelle cronache storiche dell'antichità (da Omero a Erodoto), erano le popolazioni autoctone che abitavano i Balcani e la Grecia prima dell'arrivo degli Elleni storici. Gioberti identifica il latino come un ramo di questo antichissimo ceppo linguistico, una lingua che si sarebbe separata prima che le "invasioni deucalioniche" (i cataclismi e le migrazioni mitologiche incarnate dal diluvio di Deucalione) rimescolassero le carte della geopolitica antica.

Il ponte verso i territori d'Oltremare: Gli Schipetari

L'aspetto più sorprendente della tesi riportata nel testo è il filo rosso geografico e linguistico che unisce l'Italia antica all'Albania moderna. Gioberti scrive infatti che di quelle antiche lingue pre-elleniche:

« ... trovansi ancor oggi i vestigi fra gli Schipetari »

Con il termine *"Schipetari"* (dall'albanese *Shqiptarë*) si fa esplicito riferimento al popolo albanese. L'ipotesi, sostenuta da diversi studiosi dell'epoca, vedeva nell'albanese (la lingua epirota) il parente più prossimo sopravvissuto di quella lingua pelasgica che aveva dato origine anche al latino. L'Epiro (Albania) e le coste adriatiche orientali diventano così il ponte culturale che ha unito le due sponde del mare fin dalla notte dei tempi.

La profezia di Virgilio: Una memoria nazionale

A conferma di questa profonda e ancestrale parentela adriatica, l'autore del testo chiama in causa il massimo poeta di Roma: *Virgilio*. Nel terzo libro dell'*Eneide*, il poeta mantovano mette in bocca ad Enea delle parole profetiche che risuonano come la promessa di una futura e indistruttibile alleanza tra le città dell'Epiro (Albania) e quelle dell'Esperia (l'Italia):

📖 « Cognatas urbes olim, populosque propinquos
Epiro Hesperia, quibus idem Dardanus auctor
Atque idem casus, unam faciemus utramque
Trojam animis. . . . »

(Un giorno le città consanguinee e i popoli vicini, nell'Epiro e nell'Esperia, che hanno lo stesso fondatore Dardano e la stessa sorte, faremo di entrambe un'unica Troia nell'animo...)

Quando Virgilio scriveva questi versi, non stava semplicemente componendo della raffinata poesia cortigiana per celebrare l'Impero di Augusto. Egli, come sottolinea il saggio, *"ricordava una memoria nazionale"*.

La discendenza comune da Dardano (il mitico re Albanese fondatore di Troia) e il legame di sangue tra i popoli d'Italia e d'Epiro non erano considerati favole, ma una realtà storica e identitaria radicata nella coscienza dei popoli mediterranei. Un legame antico, sepolto sotto i millenni, che la filologia dell'Ottocento ha tentato di riportare alla luce.


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L'OMBRA DEI PELASGI: RICERCHE E PENSIERI ⬇️