Nikolai Jakovlevič Marr: linguista, storico e archeologo georgiano-russo.
Collocazione nel contesto dei Balcani preistorici
N. Marr considerava l'albanese un fossile vivente di uno strato linguistico balcanico risalente a un'epoca antidiluviana. Riteneva che, attraverso l'analisi delle parole albanesi, fosse possibile ricostruire la più antica popolazione pre-indoeuropea d'Europa.
Relitto di una popolazione originaria: egli accomunava l'albanese ad altre lingue, come il basco nell'Europa occidentale o il burushaski in Asia. Per lui, tali lingue rappresentavano i "resti" di una cultura euroasiatica preistorica, esistente prima che le lingue indoeuropee arrivassero a dominare la regione.
"Incrocio" (ibridazione) comune: per Marr, entrambe le lingue costituivano esempi classici di "incrocio" linguistico. Egli sosteneva che, sia nel basco che nell'albanese, gli antichissimi elementi linguistici "iafetici" fossero stati sovrapposti e mescolati a seguito del contatto con lingue indoeuropee successive (come il celtico nel caso del basco, o il greco e il latino per l'albanese).
In sintesi: per Marr, il basco e l'albanese non erano lingue geneticamente estranee tra loro, bensì "sorelle storiche" appartenenti alla medesima popolazione originaria pre-classica, che si erano mescolate in modi diversi con le influenze indoeuropee.
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