lunedì 15 giugno 2026

KOHA: IL TEMPO NELLA PROSPETTIVA DIVINA ⏳👑

 

📖 La Bibbia esplora il tempo come una dimensione creata da Dio e scandita da momenti di grazia. Il testo sacro insegna ad accettare lo scorrere degli eventi, confidando in un disegno divino eterno che supera la caducità umana.

Il tempo per ogni cosa

Ecclesiaste 3:1, 11: «Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo... Egli ha fatto ogni cosa bella al suo tempo; egli ha messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere l'opera che Dio fa, dal principio alla fine.»

Il valore del presente

Matteo 6:34: «Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.»

Salmo 90:12: «Insegnaci a contare i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio.»

La prospettiva divina

2 Pietro 3:8: «Ma una cosa non dovete dimenticare, carissimi: per il Signore un solo giorno è come mille anni, e mille anni sono come un solo giorno.»

Fiducia nel futuro

Geremia 29:11: «"Poiché io conosco i pensieri che medito per voi", dice il Signore, "pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza."»

Vivere il tempo tra presente ed eternità

In definitiva, la prospettiva biblica sul tempo invita l'essere umano a un profondo cambio di paradigma. Il tempo non è una prigione di cui avere paura, né una risorsa da rincorrere con affanno, ma un dono sacro da custodire.

Attraverso i passi esaminati, emerge un duplice invito:

- Nel presente: Imparare a "contare i nostri giorni" significa vivere ogni momento con consapevolezza e saggezza, liberandosi dall'ansia del domani.

- Verso il futuro: Riconoscere che esiste un "tempo per ogni cosa" permette di coltivare la pazienza e la fiducia, sapendo che la storia umana è custodita da una visione divina che abbraccia l'eternità.

Abbandonare la pretesa di controllare ogni istante e affidarsi al disegno di Dio trasforma lo scorrere del tempo da motivo di angoscia a spazio di speranza. La saggezza biblica, ieri come oggi, ci ricorda che l'unico modo per dare valore ai nostri giorni limitati è ancorarli a ciò che è Eterno.

📷 Nella foto: Allineamento Solstizio d'estate 2026 presso KOHA, il calendario Pelasgico di Eianina.

🤔 Cos'è KOHA?
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QUO VADIS O EPIROTA? 🇦🇱

 

Il dizionario latino-epirota, pubblicato a Roma nel 1635 da Frang Bardhi, rappresenta una delle prime testimonianze scritte della lingua albanese, chiamata all'epoca «epirota». Quest'opera contiene non solo un lessico, ma anche dialoghi trilingue in latino, arbërish e turco ottomano, in cui i termini Epirote, Arbënesh e Arnaut vengono utilizzati per definire gli albanesi. Uno dei frammenti più significativi appare in risposta alla domanda: «Da quale regione sei?» «Sum ex Macedonum regione, è Scodra», «Sono della regione dei Macedoni, di Scutari». Questo dettaglio dimostra che, nel XVII secolo, il territorio albanese era ancora percepito come parte della «Macedonia», confermando così una stabile identità e continuità toponomastica tra Macedoni, Epiroti e albanesi moderni. Di conseguenza, questo dizionario è molto più di un semplice strumento linguistico: costituisce un'importante fonte storica che testimonia la precoce consapevolezza di questo patrimonio.

La percezione interna è alla base dell'identità nazionale e gli albanesi, nel corso della storia, si sono percepiti come discendenti degli antichi Macedoni ed Epiroti di Alessandro Magno e Pirro. E come ho sempre dimostrato gli albanesi erano formati da tre grandi tribù: Epiroti, Macedoni ed illiri.

L'identità esclusivamente illirica fu imposta agli albanesi da stranieri, che perseguivano i propri obiettivi legati alla gloria macedone di Alessandro Magno.